Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Oggi hanno detto

Interviste da non perdere

Redazione InPiù 13/01/2021

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Bellanova: Il Recovery è ancora insufficiente, ne trarremo le conseguenze
Il piano per i fondi Ue non può essere bloccato perché Iv ha «responsabilità istituzionale», ma l’impianto resta «totalmente insufficiente» e resta irrisolto il tema del Mes. Lo afferma la ministra per l’Agricoltura, Teresa Bellanova, intervistata da Alessandro Di Matteo per La Stampa. Alla fine arrivano le dimissioni di Iv dal governo? Non bastano le modifiche al Recovery? Perché aprite la crisi? «La crisi si è aperta quando con un colpo di manosi è tentato di inserire una norma sulla governance del Recovery mai condivisa. Ad aprirla non siamo stati noi ma chi ha tentato quella forzatura, chi in questi mesi ha scelto di lasciare irrisolti tutti i nodi sul tavolo, al punto tale da farli marcire. È un testo in parte modificato rispetto al precedente, e tutti si sono affrettati a cantarne le lodi. Riconosciamo i passi avanti, ma non ci soddisfano. Se l’impianto è in parte migliorato, rimane però totalmente insufficiente. Oltretutto nel testo che abbiamo avuto non vi è alcun riferimento alla governance. A me non pare così normale trovarsi sempre di fronte muri di gomma. Le nostre decisioni saranno conseguenti e le preciseremo nella conferenza stampa di domani (oggi, ndr.)». Eppure Renzi ha sempre detto: non pretendiamo che ci dicano sì su tutto. E qualche “sì” l’avete ottenuto... «Questa narrazione mi irrita. Quando si è tra pari nessuno concede qualcosa a nessuno ma tutti concordano su punti decisivi. È l’abisso che separa la politica dal populismo. Se il testo inviatoci nottetempo per essere approvato l’indomani mattina è stato riscritto, vuol dire che avevamo ragione. Se rilevo che il Piano è ancora insufficiente, e pongo con forza il tema del Mes, non mi aspetto che qualcuno si offenda ma che voglia sedersi con me e trovare la soluzione. A Conte da mesi diciamo questo. Non abbiam mai avuto risposte». Il Quirinale aveva chiesto di mettere in sicurezza il Recovery plan. E i vostri alleati di governo dicono che aprendo la crisi fate correre un rischio all’Italia, mentre ci sono da approvare i nuovi ristori per le aziende in crisi. «Ci muove solo e soltanto la responsabilità istituzionale, quelle risorse sono fondamentali per il Paese. Siamo persone serie. Chi dice che se si apre la crisi di governo saltano i ristori per le attività colpite dalle chiusure di queste ultime settimane dice il falso, avvelena i pozzi. Ho chiesto che fosse calendarizzato subito dopo Capodanno lo scostamento di bilancio e decise le misure sui ristori. Ribadiamo la disponibilità di Italia Viva ad approvarli. Ma soffiare così sul disagio sociale è imperdonabile». Conte ha detto che la crisi è una rottura insanabile, lui non farà mai più governi con voi. Iv è ancora disposta ad un governo con Conte premier? E se arrivano i “responsabili”? «Non commento. Rilevo ancora una volta lo scarso senso di responsabilità che orienta questo tipo di comunicazione. Invece registro la ricerca ossessiva di maggioranze raccogliticce e quindi instabili. Noi siamo dalla parte dei costruttori, e abbiamo avanzato proposte, da Palazzo Chigi dicono di volerci asfaltare».
 
Dallapiccola: Selezionare chi va curato? Il medico risponde alla sua coscienza
«La medicina dello scarto non esiste. In caso di «scarsità di risorse i trattamenti dovrebbero essere destinati ai pazienti che hanno maggiori possibilità di trarne benefici». Lo dice Bruno Dallapiccola, genetista, direttore scientifico dell’ospedale Bambino Gesù, componente del Consiglio superiore di sanità e del Comitato nazionale di bioetica, intervistato da Margherita De Bac per il Corriere della Sera. Significa lasciare indietro le persone con minori prospettive di farcela? «Il presupposto è che la medicina deve per definizione dare uguali opportunità di cura a tutti in modo omogeneo. Il principio dello scarto non è contemplato. A maggior ragione lo scarto generalizzato, per categorie, basato ad esempio sull’età». L’età potrebbe essere una discriminante? «Per nessuna ragione. Io ho 80 anni e mi sento male al pensiero di poter essere discriminato solo per questioni anagrafiche. No, non corriamo questo rischio». Però può capitare che in mancanza di mezzi e uomini si debba decidere a chi dare la precedenza. «Proprio perché il medico non è un automa, quando si trova di fronte a una limitata disponibilità di risorse è obbligato ad assegnare delle priorità se le risorse non sono sufficienti. Guardiamo cosa accade con i vaccini anti Covid. Le dosi non bastano per tutti e allora si è deciso di darle in prima battuta a operatori sanitari e anziani. Inoltre una scelta non è per sempre. Viene rivista, rivalutata e se necessario modificata». Se però si è pensato di inserire nel Piano pandemico delle linee di indirizzo sui comportamenti etici in emergenza non significa che il problema della scelta esiste? «Linee di indirizzo possono essere utili, il medico però non deve rimanere imbrigliato in schemi rigidi. Altrimenti sarebbe un semplice esecutore. Professionalità, conoscenza e coscienza vengono prima. È questo che si intende per occhio clinico: la valutazione caso per caso del trattamento più idoneo per ciascuno. Succede ogni giorno, in ogni ospedale anche se non c’è pandemia».
 
Wolff: I tormenti italiani possono compromettere il rilancio di tutta l’Europa
«L’Europa non può reggere una crisi politica in Italia. Le frizioni politiche vanno sempre maneggiate con attenzione, ed è comprensibile che su un piano di tale portata si scateni la dialettica interna. Ma in questo momento è difficile pensare di affrontare un progetto comunitario che può dare un enorme contributo alla ripresa, con il Paese a cui è destinata la maggior parte dei fondi che si dibatte in una situazione tormentata». Lo afferma Guntram Wolff, l’economista tedesco che dirige il think-tank Bruegel di Bruxelles, intervistato da Eugenio Occorsio per la Repubblica. Però alla base della crisi c’è proprio la presunta incapacità del governo di gestire un piano di tali dimensioni e il fatto che si sia così indietro malgrado 170 pagine di documento contro le 49 tedesche… «Diciamo anche che l’Italia deve organizzare molte più spese della Germania. Non conta quanto sia pesante il documento, né la formula di governance, è cruciale che questa massa di denaro aggiuntivo sia usata produttivamente e rilanci la crescita, migliorando nel frattempo la sostenibilità e la digitalizzazione dei Paesi». Non saranno troppo rigide le linee-guida indicate dall’Europa? «Forse sì. Prendiamo il 30% dei fondi per il “green”: non è facile trovare progetti che coprano una tale quota. C’è il rischio che finiscano per essere spacciati per “verdi” progetti che alla transizione ecologica non servono. Sarà fondamentale e complesso il monitoraggio della Commissione Ue. Si creerebbero corto circuiti tremendi se qualche Paese scoprisse che un altro ha indirizzato i finanziamenti in direzione sbagliata». Ci sono aspetti dove si poteva fare di più? «Mi preoccupa molto l’impatto della pandemia sulle disuguaglianze con l’ampliamento delle fasce di disagio sociale, e poi sui giovani e le loro speranze. Un altro problema chiave è l’aiuto alle piccole imprese, che sono importantissime per la creazione di lavoro. Ma soprattutto si potevano elaborare progetti comuni di ampio respiro, ad esempio per le linee ad alta velocità transnazionali: sarebbe stato un bel contributo alla causa europea. C’è molto da rammaricarsi per queste mancanze: spero ancora che alcuni Paesi sappiano coordinare fra di loro gli interventi».
Altre sull'argomento
Oggi hanno detto
Oggi hanno detto
Interviste da non perdere
Oggi hanno detto
Oggi hanno detto
Interviste da non perdere
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.