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Cosa dice quella rabbia

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 13/01/2021

In edicola In edicola Claudio Tito, la Repubblica
“Quando, sedici mesi fa, è nato il secondo governo Conte nessuno contestava che la nuova maggioranza contenesse un nucleo di innaturalità. M5S, Pd e soprattutto l’Italia Viva di Renzi apparivano ingredienti poco miscelabili tra loro. Ma era evidente uno sforzo: contrapporre ad un centrodestra già definito e pericolosamente sovranista, una nuova alleanza in grado di contestare i ‘pieni poteri’ di Salvini”. Parte da lontano Claudio Tito per spiegare su Repubblica quanto sta accadendo nell'attuale panorama politico: “La crisi che sta vivendo l’esecutivo – scrive - riduce invece il tentativo alla fine prevedibile di una unione tra diversi. Due o tre visioni diverse del mondo e del Paese che ammettono l’impossibilità — o l’incapacità — di convivere e di elaborare una ricetta comune. Eppure nella rottura di questa coalizione c’è qualcosa di più. C’è la sovrapposizione di politiche e leadership. La preminenza degli interessi personali su quelli collettivi. La difesa di un orizzonte individuale rispetto a quello nazionale. È un vizio che nella Seconda e nella Terza Repubblica (semmai la Terza abbia mai avuto inizio) si è ripresentato costantemente. Anzi, ne è stato forse il tratto distintivo. Perché si manifesta come una tara genetica del sistema politico. Lo condiziona e lo domina producendo conseguenze incontrollabili. E il più delle volte contrarie ai bisogni della collettività. Anche in questo caso tutto sta rischiando miseramente di ridursi alle convenienze dell’uno o dell’altro, di Conte o di Renzi. Chiariamoci: la politica, come tutte le attività umane, è fatta dalle persone con i loro pregi e i loro difetti, con le antipatie e le simpatie e con le legittime aspirazioni alla crescita e al successo. Tutto questo è fisiologico se si accompagna con la difesa di idee, ideali, visioni e progetti per il Paese. Il precipitare degli eventi tra i giallorossi, invece, fa emergere ben altro. È l’egemonia esclusiva delle leadership. È la deriva leaderistica della politica italiana. Che non riesce a colmare i propri vuoti se non con il nome del capo del momento. C’è un secondo aspetto, infatti, che emerge in questo frangente. Lo strappo può assestare un ennesimo scossone al sistema politico italiano. L’alleanza giallorossa stava sul punto di trasformarsi in coalizione. Una sorta di esperimento da contrapporre al fronte sovranista della Lega e di Fratelli d’Italia: i ‘novelli Bideniani’ contro i “vecchi Trumpiani”. Ma rischia di fallire prima ancora di mettersi alla prova”.
 
Ernesto Galli della Loggia, Corriere della Sera
Sul Corriere della Sera, Ernesto Galli Della Loggia fa una lunga disamina delle cause della rabbia che scuote l’occidente: “Oggi a Washington e domani a Roma o a Berlino? Forse no – sottolinea l’editorialista - ma qualcosa di grave sta succedendo di sicuro nelle nostre società se al loro interno stanno proliferando gruppi sempre più folti di persone convinte delle più singolari teorie a sfondo complottistico, pronte a negare verità ritenute assodate e a farsi beffe delle regole. Se sono sempre più numerose le persone che nutrono una sfiducia di principio verso istituzioni e autorità considerate con disprezzo «il potere»: persone all’apparenza normali ma disponibili in ogni istante a trasformarsi in vulcani d’odio. Certo, frange folli ci sono sempre state, ma oggi è diverso. Oggi si sente sempre più spesso salire dal fondo delle nostre società un rabbioso sentimento di anomia e di non appartenenza, una puntigliosa volontà da parte di tanti di non riconoscersi in ciò che è considerato normale, nei valori ufficialmente professati. Aleggia da molte parti un clima di diffidenza preconcetta e aggressiva verso chiunque o qualunque cosa abbia a che fare con l’ordine costituito, siano i media e i giornalisti o i princìpi del governo rappresentativo e i suoi attori. Da dove nasce tutto questo? Da dove nascono il senso di anomia, il clima di sospetto paranoico, la rabbia aggressiva, la sfiducia sprezzante verso la democrazia e i suoi istituti che sempre più si vanno formando negli strati inferiori delle società occidentali? La risposta più comune è: dalle diseguaglianze economiche cresciute a dismisura negli ultimi decenni. Diseguaglianze economiche che a loro volta sono una delle origini del crescente orientamento oligarchico che si sta producendo nei sistemi democratici. Tuttavia, in aggiunta e in certo senso al di là delle cause appena elencate, ce n’è un’altra forse più importante, che specie negli strati popolari o tra la piccola borghesia semi-scolarizzata ha favorito e favorisce una crescente delegittimazione della democrazia e con essa il diffondersi di una rabbia aggressiva. È una causa che non ha nulla di economico. Consiste nel non riuscire più a riconoscersi nella società in cui si è nati e a cui un tempo invece si era sicuri di appartenere condividendone i valori. Nel non sentirsi più parte viva e organica di essa bensì quasi tollerati come un corpo culturalmente estraneo. Nel sentirsi vittime, insomma, di una sorta di vera e propria emarginazione che relega di fatto quasi nella condizione di paria civile, benché il luogo dove ciò accade sia il proprio Paese. È questo uno dei frutti avvelenati delle gigantesche trasformazioni ideologiche e del costume avvenute nelle società occidentali nel corso degli ultimi due o tre decenni”.
 
Marcello Sorgi, La Stampa
“Triste il Paese che ha bisogno dei responsabili”. La Stampa titola così l’editoriale sulla crisi di governo affidato a Marcello Sorgi: “Tanto tuonò che piovve: la crisi di governo annunciata da settimane ha preso corpo nella notte, con le ministre renziane Teresa Bellanova ed Elena Bonetti pronte a dimettersi e Giuseppe Conte che sbatte la porta in faccia a Matteo Renzi e al suo partito. È un epilogo inatteso, sebbene se ne parli da tempo - e ancora tutto da verificare: la fine della maggioranza giallorossa che proprio Renzi aveva contribuito a creare nel luglio 2019 e la nascita di un Conte-ter, che poggerebbe sul sostegno, oltre che di Cinque Stelle, Pd e LeU, di una nuova formazione centrista, non solo i “responsabili”, con tanto di gruppi parlamentari alla Camera e al Senato, disponibili presto a materializzarsi nelle consultazioni al Quirinale. Ma per il momento, dopo aver dato il benservito a Renzi e all’impossibile negoziato con il suo partito, il premier punta a ottenere dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, un via libera per andare in Parlamento, informare deputati e senatori di quanto sta accadendo e rivolgere un appello ad approvare al più presto, entro il termine del 15 febbraio, il «Piano di ripresa e resilienza», l’insieme dei progetti per la quota di Recovery Fund e gli aiuti per la ricostruzione post-Covid riservati all’Italia approvati in extremis dal Consiglio dei ministri, oltre al nuovo decreto “Ristori” per le categorie più colpite, che il governo dovrebbe varare nel frattempo”. Dopo aver elencato i possibili scenari Sorge aggiunge: “Se ne ricava che tra tutti i possibili sbocchi della crisi, le elezioni anticipate sono quello che ha perso più punti. Anche se la prospettiva di un governo appeso ai voti di due nuovi gruppi variopinti e variamente democristiani - l’embrione del nuovo partito di Conte, dice qualcuno tra loro con ambizioni lontane dalla realtà -, nello scenario angoscioso di un presente e di un futuro prossimo legati ancora alla pandemia e alle incalcolabili conseguenze economiche che comporta, non è tale da far levare gridolini di gioia. In politica, si suol dire che chi ha più filo tesse. Ma sarebbe proprio una sorpresa se dovesse finire in questo modo: con Renzi, il più abile tessitore centrista di alleanze inverosimili, fregato da Conte, che il suo centro se l’è cucito su misura”.
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