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Interviste da non perdere

Redazione InPiù 11/01/2021

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Patuanelli: la Cig sarà gratuita finché serve
«E’ importante garantire alle imprese la prosecuzione della cassa integrazione gratuita, senza costi aggiuntivi. Se sarà necessario prorogare il blocco, ci occuperemo di garantirla». Così il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, intervistato sulla Stampa da Alessandro Barbera, parla della scadenza del divieto per le aziende di licenziare, fissato al 31 marzo. Ministro, il governo è sull’orlo della crisi. Renzi dice che vuole più fatti. Lei è il ministro 5S più influente che c’è: nessuno allo Sviluppo economico ha avuto a disposizione così tante risorse nell’ultimo quarto di secolo. Cosa risponde all’ex premier? «Rispondo con i fatti. Abbiamo stanziato 120 miliardi in deficit, siamo il primo Paese dell’Ue per vaccini somministrati in percentuale agli abitanti, abbiamo evitato il disastro all’Ilva e all’Alitalia, risolto il 30% delle crisi aziendali, riattivato misure di rilancio per l’innovazione delle imprese». Italia Viva aspetta il testo definitivo del Recovery Fund. A che punto siete? «Martedì dovrebbe esserci il Cdm che varerà il testo. Poi la discussione passerà in Parlamento, dove ci sarà spazio per eventuali e ulteriori modifiche». Sta dicendo che Renzi non ha alibi? «Lo sta dicendo lei. Riconosco a Renzi e al suo partito di aver contribuito al miglioramento del testo». Su un punto Renzi ha ragione: non ha ancora visto il dettaglio delle opere che intendete finanziare. «Il testo che arriverà in Cdm sarà dettagliato, per quanto possibile a questo stadio. Non è un lavoro semplice, e non può essere risolto in poche ore». La prima versione del piano prevedeva 9 miliardi per il capitolo sanità, ora sono saliti a 20. L’avete fatto per spegnere la polemica sul prestito del fondo Salva-Stati? Renzi insiste nel chiedere di attivarlo. «Lo spread è vicino ai cento punti base. Il programma della Bce sarà attivo fino al 2022 e i tassi di interesse sono incredibilmente bassi: attivare quel meccanismo sarebbe singolare. A me pare un dibattito surreale».
 
Berlusconi: stavolta sono io a dire “fate presto”
«Non sono così convinto che questo governo cada, ma se cadrà la cosa più probabile mi sembra un altro esecutivo nell’ambito della stessa maggioranza». Lo sostiene il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi che, intervistato dal direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, confida di essere preoccupato per le sorti del Paese: «Questa volta sono io a dire “fate presto”, come nel 2012 gridava qualche titolo di giornale, ansioso di sostituire il nostro governo, l’ultimo fino ad oggi scelto dagli italiani alle urne. Trovo francamente avvilente che, mentre la pandemia miete vittime ogni giorno, l’economia è in ginocchio, il Paese bloccato, c’è una campagna vaccinale di proporzioni mai viste da organizzare, bisogna predisporre un piano credibile per l’utilizzo del Recovery Fund, la politica italiana sia concentrata su manovre parlamentari, tattiche di palazzo, discussioni interne ai partiti della maggioranza». E’ il teatrino della politica, come lei lo definiva nel 1994. «Come sempre, purtroppo, la politica – Cinque Stelle compresi - è lontana dalla realtà del Paese. Questo purtroppo non è mai cambiato. Però ora siamo nel pieno dell’emergenza più grave del dopoguerra, e quindi il fatto che la politica rimanga ripiegata su sé stessa è ancora più grave». Forza Italia è davvero diversa? «Mi limito a dire questo: noi abbiamo offerto la nostra collaborazione senza condizioni e senza voler essere in alcun modo coinvolti nell’attività di governo». Qual è la via d’uscita? «La via d’uscita più lineare sarebbe naturalmente quella di ridare la parola agli italiani. Temo che l’emergenza Covid la renda problematica, perché si determinerebbe una lunga paralisi mentre occorre assumere delle decisioni urgenti, come quelle sul Recovery Fund. C’è poi l’aspetto sanitario: è possibile svolgere la campagna elettorale e le operazioni di voto senza far dilagare i contagi? Su questo la risposta spetta agli operatori sanitari. Il capo dello Stato, nel caso, lo terrà presente».
 
Fedriga: la scelta responsabile è tenere chiuse le scuole
«Abbiamo un’incidenza altissima di contagi, gli ospedali strapieni. Dobbiamo valutare la situazione che c’è, non quella che vorremmo. E’ stato l’Istituto superiore di sanità con l’Inail a far presente che il riaprire le scuole rischia, e qui cito testualmente, di “determinare un’onda epidemica non contenibile”. La fotografia del momento non è bella, la cautela è fondamentale. E le Regioni non possono che essere responsabili sul rischio a cui si espongono studenti, professori e famiglie». Massimiliano Fedriga, presidente del Friuli-Venezia Giulia, risponde così, intervistato da Marco Cremonesi per il Corriere della Sera, alla ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina, che ieri aveva accusato i governatori di aver deciso di prorogare la chiusura delle scuole superiori prima ancora di vedere i risultati dei monitoraggi. «Io rivolgo un appello a Lucia Azzolina. Le chiedo di fare dichiarazioni adeguate alla serietà del ruolo che ricopre – afferma Fedriga -. Non so perché abbia detto cose del genere, vorrà fare quella che lavora per aprire mentre noi ci divertiamo a chiudere». Secondo Azzolina, «gli studenti al pomeriggio possono andare a prendere l’aperitivo, mentre non possono andare in classe». «Per prima cosa, ricordo che i bar chiudono alle 18. E quell’orario è stato stabilito dal governo di cui Azzolina fa parte». Però, le Regioni si erano impegnate ad aprire il 7 gennaio. Non è vero? «Se è per quello anche dal governo ne abbiamo sentite tante, per esempio che si chiudeva prima per non chiudere a Natale. Ma sia ben chiaro che io non voglio incolpare il governo di una cosa del genere. Del resto, basta guardare all’estero: la Germania, che aveva chiuso tutto tranne le scuole, è stata costretta a chiudere anche quelle. E’ così in tutto il mondo: è un complotto del mondo contro Azzolina?».
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