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La congiura dei deboli

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 11/01/2021

La congiura dei deboli La congiura dei deboli Ezio Mauro, Repubblica
“Un’inedita congiura dei deboli sta costruendo il vuoto politico in cui stiamo entrando, in piena emergenza per il Covid, in grave urgenza per il Recovery Fund”. Lo scrive su Repubblica Ezio Mauro parlando della crisi nella maggioranza di governo. “E’ debole prima di tutto il governo – spiega Mauro -, che arriva svuotato e logorato all’appuntamento con l’immunità della popolazione e la ricostruzione del Paese. E’ infragilito anche il premier, che scopre la solitudine di un leader dal consenso popolare alto ma senza un partito, dunque senza uno scudo politico. Giocare col fuoco è invece la scelta estrema di Renzi, che annusando la vulnerabilità del governo fa saltare il quadro politico senza averne uno di ricambio, in un passaggio acrobatico che può portare a elezioni anticipate. Finché l’acrobazia è in corso tutti guardano con il naso all’insù, poi quando si accendono le luci si capisce che è la debolezza a spingere Renzi all’offensiva, cercando nel titanismo mediatico delle minacce quel peso che gli elettori non sembrano riconoscergli. Ma il vero deposito di debolezza è nella maggioranza che regge l’esecutivo, e cioè nel patto fondativo tra Cinquestelle, Pd, Leu e Italia Viva. Nata dalla spinta comune a bloccare la forzatura neo-autoritaria di Salvini, questa intesa si è imposta come un obbligo di salvaguardia davanti a un rischio politico. Ma dopo un anno, il vincolo originario dello stato di necessità deve sapersi sciogliere in una decisione autonoma, che trovi nella libertà di un progetto politico le ragioni sufficienti per andare avanti. E’ esattamente questo che è mancato negli ultimi mesi: la maggioranza non ha saputo elaborare una cultura d’insieme che definisse il profilo dell’intesa e la proiettasse oltre la pandemia. La vera lettura della crisi è questa. Un’insufficienza politica che indica un ritardo complessivo del sistema, ma che per un’alleanza di governo è una colpa”.
 
Pierfrancesco De Robertis, Quotidiano Nazionale
Anche Pierfrancesco De Robertis, sul Quotidiano Nazionale, commenta la crisi nella maggioranza di governo. “Il 12 dicembre 2020 questo giornale aprì la prima pagina con questo titolo: «Renzi pronto a far cadere il governo». E’ passato un mese e anche oggi potremmo riscrivere le stesse parole. Nel frattempo è stato, ed è, uno snervante tira e molla di ultimatum, offerte vere e offerte false, minacce, offese, il cui unico scopo è quello di costringere l’avversario nell’angolo. Renzi vuole l’estromissione di Conte-Casalino da Palazzo Chigi come fine vero e ultimo della trattativa, Conte-Casalino si asserragliano a Palazzo Chigi come se dalla loro permanenza alla guida del governo passasse il riscatto dell’Italia. Il Pd cambia idea in continuazione. Dei Cinquestelle non vale nemmeno la pena di parlare. Il gioco di entrambi i contendenti è chiaro: logorare l’avversario e fare in modo che il cerino della crisi resti colpevolmente in mano all’altro. Il problema è che la recita che va in scena da più di un mese ha ridotto l’azione di governo alla tattica, e con la tattica non si va molto lontano specie in un frangente in cui la gente ha ben altro a cui pensare. Il balletto in sostanza ha stufato, ed è bene che tutti gli attori in campo se ne rendano conto. Abbiano tutti e due il coraggio delle proprie azioni, Renzi tirando le somme dell’atteggiamento di un premier che sostanzialmente non ha ceduto molto rispetto a quanto richiesto e Conte, da parte sua, andando in parlamento a verificare l’esistenza di una maggioranza alternativa ai renziani. E’ il momento di porre fine a un ipocrita gioco, la gravità della fase che stiamo vivendo impone scelte e non dilazioni. Anche a quel Pd che finora ha messo la testa sotto la sabbia, legandosi mani e piedi all’uomo che un anno e mezzo fa firmò i decreti Salvini e si dichiarò più trumpista di Trump”.
 
Francesco Grillo, Il Messaggero
Francesco Grillo commenta sul Messaggero le impressionanti diseguaglianze accentuate dalla pandemia. “Alla fine del 2020, le cinquecento persone più ricche del pianeta possedevano 7.6 trilioni di dollari, avendo aumentato la propria ricchezza complessiva del 31% in un solo anno. E, tuttavia, parliamo del 2020, lo stesso anno che ha visto l’economia mondiale contrarsi del 4,4% e 90 milioni di persone scendere in condizione di povertà estrema. Sono numeri da maionese impazzita. Non regge un sistema così: se i ricchi sono sempre più ricchi e diventano irraggiungibili, a bruciarsi per autocombustione è lo stesso sogno che ogni società deve poter coltivare per poter continuare a stare insieme. Negli Usa il fenomeno assume i contorni più esagerati e corrosivi. Tuttavia, la variabile che meglio spiega i divari è ancora il titolo di studio conseguito. Ma la selezione brutale e irragionevole avviene prima ancora della scelta dell’università. La possibilità di essere ammessi ad Harvard è sei volte più alta tra i figli di chi ad Harvard è già stato. In Italia le differenze appaiono, progressivamente indifferenti persino alla quantità dello studio, della capacità di singoli individui di risolvere problemi complessi. Nelle fasce di popolazione tra i 25 ed i 35 anni, molto maggiore è la percentuale di persone in possesso di titoli di studio universitari e che hanno fatto esperienze significative all’estero rispetto a quelle per gli individui che hanno tra i 50 e i 60 anni. E, tuttavia, tra i primi il tasso di occupazione è diminuito di 10 punti percentuali tra il 2008 e il 2019, mentre è aumentato tra i più anziani. E i divari sono ancora di più aumentati nell’ultimo anno che ha colpito chi aveva condizioni occupazionali fragili. La pandemia – conclude Grillo - sta accumulando disperazioni e solitudini che possono travolgere la stessa democrazia se non troviamo la forza e le idee per curare in corsa un sistema che non funziona più”.
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