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Interviste da non perdere

Redazione InPiù 23/12/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Prodi: Renzi? Stia attento alle curve e alle discese
Intervistato da Massimo Franco (“Corriere della Sera”), l’ex premier Romano Prodi dispensa suggerimenti all’attuale premier Giuseppe Conte e a Matteo Renzi, in merito alle attuali tensioni in seno al governo. A Conte Prodi suggerisce di «fare presto» perché «il tempo delle mediazioni si sta esaurendo». A Renzi, invece, «un consiglio ciclistico: Adagio nelle discese e attento alle curve...». Riguardo al Fondo per la ripresa europeo Prodi dice poi che si tratta ancora di «una grande opportunità. Siamo in tempo. Ma ogni giorno perso fa avvicinare il rischio che, senza idee e strategie precise, gli aiuti si trasformino da premesse di cambiamento strutturale in debito: per questa e per le nuove generazioni. Non vedo ancora idee chiare su come saranno spesi». Intende dire che il governo non le sembra in grado di preparare in tempo i progetti che legittimino i 209 miliardi di euro di aiuti? «Ho qui davanti i documenti del governo, e mi spiace dire che non vedo ancora questa capacità. Scorro tabelle con indicazioni generali, e riforme descritte in modo altrettanto generale». Nel senso di generico? «Sì, si rimane sul generico se non si affrontano due problemi: quali debbono essere le autorità chiamate a decidere e quali le procedure e gli atti necessari per arrivare alle decisioni». La convince l’idea iniziale di Conte di farli gestire a una struttura parallela a ministeri, burocrazia e Parlamento? «Proprio no. Sono convinto che la responsabilità politica sia del premier e dei due ministri dell’Economia. Il coordinamento delle decisioni deve fare capo ad una struttura finalizzata allo scopo. Noi ne abbiamo una, il Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica), che esiste ancora anche se depotenziato. Va rafforzato, anche inserendo consulenti esterni. Ma dico “consulenti” non a caso. Dev’essere lo Stato a tenere in mano le fila».
 
Bellanova: la verifica prosegue, per durare bisogna avere una visione
«Un primo passo è stato fatto. Si è avviato un percorso sul Recovery Fund. Non è però la fine della verifica, che si farà dopo l’approvazione della legge di bilancio sull’impianto complessivo dell’azione di governo: se vuoi arrivare alla fine della legislatura devi avere una visione strategica. E siccome non stiamo parlando di Napoleone, ma di un premier sostenuto da una maggioranza composita, lui ha l’onere e l’onore di trovare una sintesi». Intervistata sulla “Stampa” da Amedeo La Mattina, la ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova non fa sconti, precisa che le divergenze non si risolvono con «le battute di alcuni yes-men che brandiscono le percentuali di Italia Viva come una clava per farci stare zitti». È preoccupata perché alcuni non si renderebbero conto a cosa andiamo incontro quando le aziende cominceranno a licenziare. «C’è il rischio di trovarsi di fronte a una questione di ordine pubblico». La crisi è scongiurata? «Dipende dal lavoro che vorrà fare il premier». Tra gli yes-men che brandiscono le percentuali dei sondaggi c’è il suo collega e corregionale Francesco Boccia? «Non solo lui. Come si fa a non capire che noi stiamo ponendo problemi reali. Non stiamo assolutamente parlando di rimpasto: non abbiamo nessuno da piazzare ma proposte da discutere». Lei ha detto che la task force su Recovery Plan non c’è più. Il premier ha fatto dunque un passo indietro? «Sulla governance avevamo visto giusto nell’indicare il rischio di un commissariamento dei Ministeri, delle Regioni, del Parlamento, rilevando criticità e profili di incostituzionalità. Nella legge di bilancio all’attenzione delle Camere la norma che si voleva introdurre, anticipata dallo stesso Conte con un’intervista a poi illustrata nel dettaglio nel Cdm di lunedì 7 dicembre, è del tutto assente».
 
Cavaleri (Ema): il vaccino anti-Covid sarà efficace almeno un anno
Su “Repubblica” Alberto D’Argenio intervista Marco Cavaleri, farmacologo italiano di 51 anni a capo della task force dei vaccini dell’Ema (l’Agenzia europea per i medicinali). Perché la popolazione dovrebbe avere fiducia nel vaccino Pfizer? «Perché arriva dopo un processo di valutazione rigoroso, basato su una quantità considerevole di dati su sicurezza ed efficacia in base alla quale abbiamo concluso che il rapporto tra rischio e beneficio è altamente positivo». Avete avuto a disposizione più o meno dati rispetto alle autorizzazioni del passato? «Più di quelli di diversi vaccini approvati di recente». Da dove pensa che arrivi la sfiducia della gente verso il rimedio. «Nasce da disinformazione e da un clima irrazionale di paure infondate basate sul fatto che durante ampie campagne vaccinali si verificano inevitabilmente eventi avversi. Tuttavia bisogna considerare che nella maggior parte dei casi non sono dovuti al vaccino, anche se poi i vaccini vengono erroneamente sospettati di esserne la causa. Per evitarlo, verificheremo ogni evento avverso». Eppure ci sono cose sul vaccino che ancora non sappiamo. «Ci sono dati che avremo solo con la vaccinazione di un ampio numero di individui, ma si tratta di aspetti complementari». Ad esempio? «Sappiamo che il vaccino è straordinariamente efficace, che funziona nel 95% dei casi, ma non sappiamo quanto dura la sua copertura e se serve un richiamo». Non ne avete proprio idea? «Al momento abbiamo dati fino a circa 100 giorni, la durata della terza fase di sperimentazione, anche se ci aspettiamo che l’efficacia si mantenga molto più lungo». Almeno un anno, come il vaccino antinfluenzale? «Sì, non penso sarà inferiore a quello del vaccino per l’influenza». Il vaccino Pfizer-Biontech blocca solo i sintomi o anche la trasmissione del Covid? «Mi aspetto che un vaccino in grado di prevenire anche la malattia lieve fino al 95% dei casi mostri anche un qualche impatto sulla prevenzione dell’infezione e della trasmissione. Però non abbiamo certezze al momento, avremo più dati in primavera».
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