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Le risposte da dare

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 04/12/2020

Le risposte da dare Le risposte da dare Aldo Cazzullo, Corriere della Sera
“E’ legittimo chiedersi se il governo e l’opposizione abbiano la piena consapevolezza di quanto sia necessario e urgente dare un segnale di svolta al Paese”. Lo scrive sul Corriere della Sera Aldo Cazzullo commentando il Dpcm che contiene le nuove restrizioni per le feste natalizie. Un segnale di svolta, precisa Cazzullo, che “non significa riaprire tutto, o consentire qualsiasi spostamento. Significa indicare un orizzonte, e porre le condizioni per la ripresa. Ad esempio, esporre non intenzioni ma certezze sulle vaccinazioni e spiegare come saranno spesi i miliardi in arrivo dall’Europa”. Invece, sottolinea, “l’unica cosa chiara è che Pd e 5 Stelle hanno trovato il collante culturale che li tiene insieme: la burocrazia. Non si comprende altrimenti perché il criterio per spostarsi tra le regioni debba essere burocratico anziché sanitario: viaggia chi ha la residenza, non chi ha fatto un tampone negativo. Allo stesso modo, è difficile comprendere sia la flemma con cui si annuncia per fine gennaio l’inizio della distribuzione di un vaccino che è già pronto a inizio dicembre, sia il segreto che avvolge i piani del Recovery fund. Ma se nel primo caso la giustificazione sono le regole europee, nel secondo tutto dipende da noi. Finora siamo fermi ai titoli di testa: digitale, transizione ecologica. Il mistero che circonda il piano sarà anche giustificato dal desiderio di non scontentare nessun questuante; ma alla lunga diventerebbe ridicolo, se non fosse mortificante. Oggi gli italiani, con rare eccezioni, sembrano disposti ad accettare i sacrifici, perché capiscono che sono indispensabili a evitare la ripresa della pandemia. Ma l’emergenza non è solo sanitaria. I tempi eccezionali richiedono risposte eccezionali in ogni campo, con azioni concrete e prospettive ragionevolmente certe”.
 
Claudio Tito, Repubblica
“Non sono sufficienti quasi mille morti in un giorno per restituire un briciolo di senso di responsabilità alla classe dirigente di questo Paese”. Lo scrive Claudio Tito su Repubblica commentando i comportamenti della classe politica di fronte alla pandemia. “Il dibattito tra forze politiche e, purtroppo, tra Istituzioni appare sempre più lunare. I distinguo dentro la maggioranza di governo, le proteste di alcune Regioni, i dubbi agitati come clave dall’opposizione. Ogni parola sembra avvolta dall’alone della convenienza personale. Tutto questo espone il Paese al ridicolo, al giudizio critico degli alleati europei e soprattutto rischia di cancellare l’unico vero obiettivo da tutelare: la salute pubblica. Oltre a rimarcare il deficit più grande che affligge una porzione del gruppo di comando: la carenza di senso di comunità”. In questi giorni, prosegue Tito, “si assiste ancora ad una sorta di scivolamento populista verso una fantomatica alternativa alla lotta contro l’epidemia. Il tutto utilizzando le vacanze di Natale come un gigantesco diversivo. Un pezzo di coalizione governativa si aggrappa ai miraggi aperturisti. Alcuni Governatori recitano il ruolo di chi è colto dalla sorpresa, come se le misure contenute nell’ultimo Dpcm fossero uscite dal cilindro come un magico coniglio bianco. Le opposizioni non riescono ad uscire dal ruolo teatrale che si sono autoassegnati, lamentano i ritardi nell’organizzazione della sanità pubblica per disinnescare la bomba epidemiologica e poi si schierano contro il Mes che darebbe i soldi per riformare il sistema sanitario. Giocano sul breve periodo e non sono in grado di incalzare la maggioranza su quel che serve sulla prospettiva lunga. Ognuno, insomma, pensa al proprio tornaconto, al consenso. E la speculazione rischia di trasformare l’interesse collettivo in una agonizzante dissolvenza”.
 
Mario Deaglio, La Stampa
I dati degli ultimi mesi sul cambio euro/dollaro stanno modificando radicalmente gli orizzonti e le prospettive della nostra possibile ripresa. Ne parla sulla Stampa Mario Deaglio. “Sei mesi fa – spiega Deaglio - per comprare un euro ci volevano all’incirca un dollaro e otto cent. Il primo dicembre 1,20 dollari e ieri pomeriggio si sono sfiorati 1,22 dollari, con un ritmo di caduta del dollaro sempre più rapido. Qualcuno lo definirebbe un crollo. La cosa investe l’economia reale: il petrolio ha subito una vistosa diminuzione di prezzo ma questa diminuzione è sensibilmente più marcata per gli europei che pagano in una moneta divenuta forte. E’ un bene questa caduta per noi europei? No e sì. I prodotti europei costano più cari agli acquirenti americani il che, tra l’altro, penalizza le esportazioni negli Usa del made in Italy. Ma molte materie prime con cui si fabbricano i prodotti europei sono meno care per i nostri produttori. Questo significa che, mentre non possiamo pensare a una ripresa basata sulle esportazioni, specialmente sul mercato americano, le occasioni di crescita dobbiamo e possiamo prima di tutto crearle all’interno dell’Ue: è per questo motivo che sono molto importanti i piani europei per una lunga ‘ripresa verde’, e i finanziamenti per rinnovare le nostre infrastrutture, a cominciare da quelle sanitarie sulle quali in Parlamento le forze politiche si azzuffano. Vi è poi anche un’altra dimensione del problema. Biden probabilmente non insisterà sulla ripetuta richiesta di Trump che gli europei aumentino le spese militari. Ci dirà probabilmente che, affinché gli Stati Uniti non ritirino le loro truppe dall’Europa, è necessario che l’economia americana, più malata di quanto non appaia a prima vista, possa ‘respirare’. E che per far questo ha bisogno che il cambio del dollaro con l’euro resti debole a lungo”.
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