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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 03/12/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Fontana: Roma ci dia tempo e ascolti le nostre proposte
Il governo ci informa sempre all’ultimo minuto, non ci dà il tempo e non ascolta le nostre proposte. Non lesina le critiche il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, intervistato da Giampiero Rossi per il Corriere della Sera. Presidente Fontana, dunque la Lombardia sta per entrare in zona gialla? «In base ai dati e alle valutazioni che ne conseguono, già da diversi giorni ci dovremmo trovare in questa situazione. La cosa più importante, e che fa anche piacere, è constatare che i numeri dell’epidemia si stanno ridimensionando, ma adesso attendiamo le disposizioni del Decreto del presidente del Consiglio». Quali decisioni si aspetta ora dal governo? «Innanzitutto mi aspetto che siano recepite le indicazioni richieste e offerte dalle Regioni. Dopodiché, dal momento che vengo interpellato, mi piacerebbe che mi venisse anche concesso il tempo per dire la mia a ragion veduta». Dal dibattito di queste settimane emerge una sorta di tiro alla fune tra Regioni e governo. «Per quanto mi riguarda, mi sono limitato a contestare il fatto che per stabilire lo scenario dell’epidemia siano stati utilizzati dati vecchi, superati, e questo rende poi difficile spiegare ai cittadini la relazione tra i loro sacrifici e i risultati raggiunti. Ma voglio anche dire che sebbene siano emerse a volte visioni e sensibilità diverse, la dialettica istituzionale ha prodotto i suoi risultati. Il contributo delle Regioni c’è stato eccome. Certo, se cambiamo i parametri in corsa allora c’è da rimanere perplessi...». Però più volte è sembrato che voi governatori voleste ammorbidire le misure decise a Roma. È così? «No, direi piuttosto che noi ci sentiamo addosso la responsabilità di trovare il punto di equilibrio tra le esigenze sanitarie e quelle della vita delle persone e dell’economia. E poi sono convinto che non si debba soltanto rincorrere il virus, ma anche anticiparlo prevenirlo». A proposito, dobbiamo prepararci a prevenire una terza ondata? «Questo non lo posso dire, anche perché — come è capitato a diversi esperti — rischierei di dire una cosa sbagliata. Quello che però sappiamo con certezza è che ci sono comportamenti che favoriscono la diffusione del contagio, come per esempio quelli che abbiamo visto nei mesi estivi, e quindi sappiamo quantomeno cosa dobbiamo evitare di fare».
 
Buffagni: Casaleggio? Il nodo va risolto
“C’è troppo moderatismo nelle scelte dell’esecutivo. Casaleggio? Il nodo va risolto. Così il viceministro dello Sviluppo economico, Stefano Buffagni, intervistato d Alessandro Trocino per il Corriere della Sera. Due esempi di eccessivo «moderatismo»? «Abbiamo un fondo di garanzia, che funziona, e lo si cambia? Per me è un controsenso e anche Confindustria la pensa come noi. E poi il superbonus. È una misura epocale del M5S: per me doveva già uscire dal Cdm. Ora la battaglia si sposta in Parlamento, ma dobbiamo essere intransigenti. Serve al Paese e mobiliterà più di 40 miliardi». A che penultimatum siamo su Autostrade? «Davanti alla gravità delle cose che stanno uscendo, se non risolviamo in fretta rischiamo di essere irresponsabili. Non si scherza su questo. Se i Benetton non vanno via non ci sono alternative a scelte drastiche». Sul Recovery plan è partita la guerra interna. «Come M5S chiediamo un’unità di missione, ma credo che bisogna assorbire anche le altre strutture, come la Centrale unica di progettazione e Strategia Italia». Ma la struttura decisa da Conte? Tutti vogliono essere coinvolti e metterci bocca. «Bisogna evitare strutture che si sommano ad altre che producano altra burocrazia. Servono project manager che attuino le misure, ma la politica non può abdicare al suo ruolo solo in favore dei tecnici: se non è in grado di dar risposte, si sta sbagliando». C’erano due tabù nel M5s. Uno era Berlusconi. «Il movimento al governo con Berlusconi non esiste». Secondo, il Mes. «Come ha detto Di Maio, è una riforma peggiorativa. L’Italia e l’Europa devono discutere di come far ripartire le imprese e di come gestire il sistema così indebitato». contratto di Casaleggio con Philip Morris? Possibile che non ve ne siate accorti? «Io non fumo. Scherzi a parte, serve una legge sul conflitto di interessi per evitare che si speculi su questa notizia. Casaleggio è un’azienda e fa delle scelte, il governo ne fa altre indipendenti». Non è un’azienda qualunque. Casaleggio è cofondatore M5S. Non è il momento di sciogliere il nodo e trovare un’altra piattaforma? «È una situazione che va risolta perché imbarazza un’azienda che vuole lavorare e un movimento che vuole avere autonomia. La nuova governance deve trovare una soluzione che tuteli le parti». Ma se Casaleggio resta fondatore, come si scioglie il conflitto d’interesse? «Trasparenza e regole certe sono assi fondamentali».
 
Bonetti: Non lasciamo soli i nostri nonni
Non bisogna lasciare soli i nonni e gli anziani. Sì ai test rapidi prima di vederli. Lo afferma ministra della per le Pari opportunità, Elena Bonetti, intervistata da Maria Rosa Tomasello per La Stampa. Ministra, che Natale sarà? «Un Natale diverso segnato dal dolore per le tante famiglie che hanno perso i propri cari e per le persone ammalate negli ospedali, una situazione che richiede solidarietà e senso di comunità. Ma allo stesso tempo bisogna avvicinare a questa responsabilità una visione di speranza. La discussione è ancora aperta, e noi abbiamo proposto una soluzione che permetta spostamenti in caso di ricongiungimento familiare per andare a trovare i genitori anziani, o nel caso di coppie separate con figli, perché c’è anche un diritto dei bambini». Il governo sta entrando troppo nella vita delle persone? «Bisogna accompagnare gli italiani ad avere un atteggiamento responsabile, ma più che regole proibitive utilizzerei indicazioni di prudenza, una soft law, soprattutto perché le famiglie in questi mesi hanno dimostrato grandissimo senso di responsabilità, di tenacia, ma c’è un tema psicologico, di fragilità, di solitudini, di affetti, che bisogna riconoscere. La salute, il lavoro, ma anche la possibilità di avere relazioni». È contraria anche alla “raccomandazione” sul numero di persone a tavola? «Io penso che la normativa non debba definire i micro-dettagli: ci sarà sempre una situazione che non potremo normare. Credo si possa consentire il ricongiungimento dando indicazioni di prudenza, dal mantenimento delle distanze all’uso delle mascherine e dei tamponi rapidi prima dell’incontro con le persone care, ma non credo che se a trovare i genitori anziani vanno due persone piuttosto che una cambi molto: mi pare immotivato anche da un punto di vista scientifico, perché se quella persona ha un coniuge ha comunque un contatto stretto che potrebbe essere fonte di contagio. Ricordiamo che l’origine dei focolai di questa estate non sono state le case, ma i luoghi di socialità incontrollata» Bersaglio sbagliato? «Il problema non è se si riunisce una famiglia di 6 o 8 persone che sta alle indicazioni, ma evitare che si riuniscano più nuclei familiari». Italia viva ha contestato l’ipotesi di chiudere i ristoranti a pranzo il 25 e 26 dicembre… «La chiusura mi pare del tutto impropria. Se un ristorante rispetta le regole non si capisce perché ci si possa contagiare in quei giorni più che il 23. Così faremmo solo danni a un comparto che sta perdendo tantissimo e alle famiglie che vivono di quel lavoro».
 
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Gianluca Di Feo, la Repubblica, 13 gennaio
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