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Altro parere

L'orgia europea tra peccati e moralisti

Redazione InPi¨ 03/12/2020

Altro parere Altro parere Giuliano Ferrara, il Foglio
“Chi predica bene e razzola male fa figure grottesche, ma solo se si crede ai contenuti edificanti della predica. L’orgia europea tra peccati e moralisti”. Il titolo ‘stile Foglio’ dà la cifra dell’editoriale firmato da Giuliano Ferrara sul moralismo ipocrita in salsa continentale. “Ho subito sottoscritto – scrive - il cinguettio amabile di Laura Cesaretti fulminato da Bruxelles: in foto si vedono quelli che lei chiama Gioggia (Meloni) e Salvino (il senatore Salvini) in intenso colloquio sui valori conservatori (famiglia naturale, difesa della stirpe) con una delegazione ungherese in cui troneggiano Orbán e il deputato suo scudiero beccato in un’orgia di maschi in violazione del lockdown. ‘Se li sanno scegliere gli interlocutori’ è il suo commento. Predicare bene e razzolare male è sempre una circostanza imbarazzante. Fatte due risate, passiamo più o meno al serioso. Il deputato dovrebbe essere subito perdonato e riabilitato, cosa che non avverrà. La chiesa distingue il peccato dal peccatore, almeno questa è la sua tradizione, il peccato è da condannare e il peccatore è una pecora smarrita da recuperare. Il pensiero laico e moderno lavora di paradosso. Il peccato non c’è più, al suo posto c’è la libertà sessuale tra adulti consenzienti. Ma il peccatore c’è ancora e merita un verdetto di ostracismo e condanna nonostante la scomparsa della materia del giudizio. Non ci fosse stata la questione dei valori, che ha sputtanato tutto, il deputato europeo e i venti maschioni ubriachi che se la spassavano nudi sarebbero vittime di omofobia di stato e di invasione della privacy. E’ il fatto di sostenere in pubblico l’esistenza di un peccato che si commette in privato, ma per la dottrina ufficiale secolare non lo è, l’unico vero peccato. Ammetterete che siamo in un circolo dell’assurdo, quel circolo di cui Ionesco diceva: coccolatelo, diventerà vizioso. O c’è il peccato o non c’è. Se non c’è, che cosa ha fatto di male il deputato di Orbán? Il conflitto tra il suo esame razionale dei valori, meglio la famiglia naturale, e la sua libido, meglio un’orgia tra soli maschi in una sera desolata di lockdown a Bruxelles, è la condizione dell’umanità da sempre. Abbiamo appena festeggiato con toni pomposi e frivoli i cinquant’anni del divorzio in Italia e in fondo che cosa è il divorzio se non l’adulterio istituzionalizzato? Dunque i modernisti dovrebbero dire che il deputato di Orbán ha onorato il valore della libertà pansessuale bussando alla porta di quel bar, è vittima di una gestione inquisitoria dell’ordine pubblico, venata di omofobia, e il suo vero peccato contro questi valori è di aver difeso la famiglia naturale. Ma fino a questo punto il modernista non ci arriva. Lo scioglimento del suo paradosso è rinviato. Chi predica bene e razzola male fa una figura grottesca, ma solo se si creda ai contenuti edificanti della predica. Per me, che difendo la famiglia naturale, il cedimento al desiderio oltre le inibizioni è scandaloso e ridicolo, sebbene sussista sempre la differenza tra peccato e peccatore. Inoltre si può essere legati a una visione tradizionale della famiglia senza escludere la trasgressione privata a quel valore. Per chi irride la predica, invece, quel cedimento è una testimonianza, o dovrebbe esserlo, di spirito libertario o libertino. Ma a tanto il modernista, di nuovo, non ci arriva”.
 
Davide Rondoni, il Giorno
“Il silenzio di Papa Ratzinger è una esplosione, una detonazione in mezzo a un mondo di chiacchiere e menzogne”. E’ l’attacco dell’editoriale che il Giorno ha affidato alla penna di Davide Rondoni. “Ed è solo l’atto più recente – continua - di un Papa rivoluzionario, che ha fatto arrabbiare gli estremisti laicisti e quelli religiosi richiamando il legame tra fede e ragione, che ha sorpreso un mondo di carrieristi rinunciando all’incarico di Papa, e ha scandalizzato i benpensanti dialogando con atei filosofi della scienza o scrittrici appassionate. Lo scandalo del suo silenzio, della sua debolezza in cui riconosce un segno di Dio, fa ancora più rumore essendo la sua parola e il suo ragionare stimato da fedeli e avversari come parola chiara, autorevole, mite e forte. In questo mutismo, in questa difficoltà di parola, emersa nel recente incontro con i neoeletti cardinali, il Papa emerito vede un invito di Dio a sé stesso a riscoprire il valore del silenzio: «Il Signore mi ha tolto la parola per farmi apprezzare il silenzio». In questa frase tocchiamo due vertigini, due abissi per così dire collegati, che si aprono uno dentro all’altro. Non si tratta, infatti, di un pur giusto elogio del silenzio, solo di un richiamo al valore del non parlare in una epoca che ci frastorna di chiacchiere, di ciance, di commenti a sproposito, persino su cose delicate e complicate come una pandemia. Tale richiamo certo è giusto, in un momento in cui specie sui media e sui loro cugini furbetti, i social, si odono a destra e a manca chiacchiere confuse, anche da parte di chi avrebbe il dovere di parlar poco e chiaro, come tanti scienziati in questa fase. E possiamo immaginare che abisso di umiliazione e di prova ci sia in questa privazione per un uomo come Joseph Ratzinger. Ma in questo abisso si apre un altro abisso, ancora più profondo e però luminoso, di luce tremenda e vera. Un abisso a cui accenna la frase che non è certo ‘di circostanza’. «Dio mi ha tolto la parola...». Come se questa nuova condizione fosse un gesto di Dio. Un Dio che nel suo servo fedele e fragile manifesta la sua forza. Come accadeva per Abramo, e Paolo, e supremamente nella croce del condannato a morte come carne, Gesù. Dio fa riscoprire a Joseph Ratzinger il valore del silenzio. Silenzio e vita come avventura religiosa: la nuova sfida del profeta Ratzinger”.
 
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