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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 02/12/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Giorgetti: Il Mes è da vecchia Europa. La task force sul Recovery fund è un’idea stupida
Il Mes è una misura da vecchia Europa. Non ha dubbi il vicesegretario della Lega e responsabile del dipartimento esteri, Giancarlo Giorgetti, intervistato da Andrea Malaguti per La Stampa. Avete convinto voi Berlusconi a fare marcia indietro sul Mes? «No, credo che andando al di là dell’euro-lirismo di moda a sinistra abbia capito che il Mes è la coda terminale di una vecchia Europa che non va più bene». Il centrodestra non è mai stato così spaccato. «Mi pare piuttosto che abbiamo ritrovato unità. Certo, se qualcuno di Forza Italia vuole fare il portatore d’acqua del governo, allora può serenamente andare per la sua strada». Anche il Recovery Fund fa parte dell’euro-lirismo? «No, è esattamente l’opposto. Il Mes è uno strumento figlio di un approccio superato fatto di ortodossia e di austerità. Il Recovery Fund è figlio di una Europa diversa che cerca di immaginare delle risposte comuni con strumenti nuovi». I soldi del Mes sanitario però sono lì, quelli deli Recovery restano bloccati da polacchi e ungheresi. «Se vogliamo dirla tutta, fino a questo momento il sistema si è retto sull’intervento della Bce che ha sostenuto, come giusto e doveroso, una politica espansiva, tanto è vero che siamo in una situazioni di tassi zero o addirittura negativi». È esattamente quello che sostiene chi vuole il Mes sanitario. «Chi lo dice però si dimentica di specificare che la supposta mancanza di condizionalità ha come unica garanzia la letterina senza alcun valore giuridico di due commissari». In Italia avete votato lo scostamento. Anche quella è realpolitik? «Il Recovery Fund condizionerà i nostri prossimi trent’anni, dovrebbe essere ovvio coinvolgere l’opposizione, perché il governo che arriverà tra due o sei anni, dovrà farsene carico e non potrà dire: ripartiamo da zero. Invece arriva la mitica task force e le opposizioni restano escluse. Mi pare quanto meno un modo miope di fare le cose. Peggio, stupido».
 
Monsignor Paglia: Nessuno scandalo ad anticipo messa di Natale. L’importante è non cancellarla
«Pur di fare festa, cosa peraltro ottima, molte volte ci siamo dimenticati del festeggiato, con la F maiuscola. Ecco, mettiamola così: quest’anno abbiamo l’opportunità di riscoprire il Festeggiato. Quest’anno non dobbiamo farci rubare il Natale da nessuno». Lo afferma l’arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia accademia per la vita, intervistato da Gian Guido Vecchi per il Corriere della Sera. E chi potrebbe rubarlo? «Un mistico del Seicento, Angelus Silesius, diceva: “Nascesse Cristo mille volte a Betlemme ma non nel tuo cuore, saresti perso per sempre”. Guardiamo all’essenziale». I vescovi italiani hanno detto che non c’è problema, ma ci sono cattolici che considerano l’anticipo della Messa di mezzanotte quasi fosse un sacrilegio… «Certo, va colto il desiderio di celebrare il Natale di notte, quando fuori è buio, perché è evidente il significato simbolico della luce che rischiara le tenebre. Però sono anni ormai che nelle basiliche romane e in tante parrocchie si comincia la messa intorno alle nove di sera, a San Pietro lo stesso Papa inizia da tempo alle 21.30. Non vedo nessuno scandalo. Non conta l’ora, conta che il Natale venga davvero». La Commissione europea dice di evitare le messe con «grossi assembramenti»… «L’essenziale, in questa faccenda, è il rispetto delle norme di sicurezza, con presenze limitate, come in Italia si è gia fatto nei mesi di pandemia». In Belgio hanno deciso di vietare le celebrazioni natalizie… «Male, non si deve bloccare la vita per paura, semmai raddoppiare le attenzioni. È bene celebrare la messa con i fedeli, guai a cancellarla. Dopodiché è questione di buon senso, le regole di sicurezza devono esserci, assolutamente. Delresto com’è andato il Natale, duemila anni fa? Per quel Bambino ci fu un lockdown totale, trovò tutto sbarrato, e non è che tornò in cielo perché Natale non si poteva fare: andò in una stalla pur di mostrare quanto ci voleva bene. E intorno c’erano solo pochi pastori». Quindi? «Per chi non riesce ad andare in chiesa, non è un dramma. C’è Internet, ci sono le televisioni. Io esorterei tutte le parrocchie, per quanto è nelle loro possibilità, a trasmettere la messa. Non si toglie nulla, si moltiplica: moltiplichiamo il Natale. Una volta rispettate le norme di sicurezza, possiamo inventarci tutto. Come fece San Francesco ottocento anni fa».
 
Tajani: Sul Mes non siamo succubi della Lega, votiamo per convinzione
Sul Mes Forza Italia non ha fatto nessun dietro front. Non è succube della Lega e vota per convinzione. Lo afferma il vice presidente di Forza Italia, Antonio Tajani, intervistato da Paola Di Caro per il Corriere della Sera. Tajani quindi sul Mes Salvini detta la linea e voi scattate sull’attenti? «Ma quale attenti? Non obbediamo ai diktat di nessuno e non siamo sudditi né di Conte né di Salvini. Noi ci muoviamo — e votiamo — in base alle nostre convinzioni». Avete cambiato idea dopo aver detto per mesi che sul Mes non avreste sentito ragioni. «Ma continuiamo a dirlo: eravamo e restiamo favorevoli a ricorrere ai 37 miliardi del Mes, ma siamo contrari a questa riforma che non fa gli interessi del Paese». Una riforma che ha il sì di tutti i governi europei, compresi quelli a guida Ppe, e il no dei sovranisti. «Qui non è questione di famiglie europee ma di Stati. Perché in questa trattativa hanno prevalso interessi degli Stati e non dell’Unione Europea come la intendiamo noi». Ma può un ex presidente del Parlamento europeo votare no ad una riforma che tutti sostengono? «Proprio perché sono stato presidente del Parlamento europeo dico che questa riforma non risponde affatto alle richieste che dal Parlamento erano arrivate, cioè un maggior controllo sul Mes. Perché oggi al Parlamento europeo è venuta la Lagarde a riferire e il direttore generale del Mes no? Forse perché ha troppo potere, perché non si vuole sottostare al controllo delle istituzioni Ue». Non sembrava aveste tutti questi dubbi fino a ieri mattina, quando Salvini vi ha dato un aut aut. «Io, come Berlusconi, i dubbi su questa riforma li ho espressi per la prima volta nel dicembre del 2019, altro che diktat di Salvini. La nostra è una posizione meditata e basata sui fatti». Che rischia di portare alla bocciatura della riforma, se il M5S non sarà compatto. «Sono problemi della maggioranza, non nostri. Se il ministro degli Esteri Di Maio parla di una riforma “peggiorativa” che può danneggiare l’Italia, se sconfessa il ministro dell’Economia, dobbiamo essere noi a risolvere i loro problemi? Non siamo il tappo della barca della maggioranza che affonda». Siete voi che avete sempre parlato di doveroso «atteggiamento responsabile», convincendo anche Lega e Fratelli d’Italia a votare sì allo scostamento di bilancio. «Certo, perché i contenuti ci convincevano. Oggi no».
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