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Le nuove Úlite

Redazione InPi¨ 02/12/2020

Altro parere Altro parere Mattia Feltri, La Stampa
Il Buongiorno di Mattia Feltri sulla Stampa è dedicato ai temi sempre spinosi dell’amnistia e dell’indulto: “Oggi – scrive - per Rita Bernardini, presidente di Nessuno tocchi Caino, è il ventiduesimo giorno di sciopero della fame. Chiede amnistia e indulto per una parte dei quasi 54 mila detenuti nelle carceri italiane (capienza massima cinquantamila, secondo la legge dello Stato che lo Stato viola da decenni) dove la percentuale di contagiati è dell’1.76, mentre fuori è dell’1.31. Il responsabile giustizia del Partito democratico, Walter Verini, le ha riposto di no, rivendicando al governo il già lodevole merito di aver liberato, quest’anno, novemila persone. In realtà sono settemila. E poi il governo c’entra poco: uno studio del Consiglio d’Europa attribuisce l’abbassamento della popolazione carceraria soprattutto al crollo dei reati durante il lockdown e alla sospensione dei processi, in Italia celebrati quasi esclusivamente dai giudici onorari, cioè pensionati volontari. Infatti ora si sono scocciati e altrettanto volontariamente si ritirano. Comunque, aggiunge Verini, non ci sono le condizioni politiche. L’ultima amnistia è del 1990, Andreotti presidente del Consiglio. Da allora le condizioni politiche non ci sono state più, anche perché nella Prima repubblica la gente pensava quello che dicevano i partiti, mentre ora i partiti pensano quello che dice la gente. Non so se nel primo caso fosse un bene, so che nel secondo è un male, perché prevale – in politica e nella vita - ciò che fu definito il chiassoso e appassionato orgoglio dei mediocri: di non industriarsi per fare un passo avanti ma di assicurarsi che qualcuno resti un passo indietro, indiscutibilmente ultimo ed escluso dall’élite dei penultimi”.
 
Marina Terragni, Avvenire
“Bloccanti ormonali per avviare la transizione di genere in bambine e bambini ‘non conformi’: d’ora in poi in Gran Bretagna dovrebbero essere somministrati unicamente con l’ok del Tribunale”. Lo scrive Marina Terragni su Avvenire a proposito di quella che definisce “la prima clamorosa ricaduta della sentenza dell’Alta Corte sul caso Keira Bell versus Nhs, il Servizio sanitario nazionale britannico". "A 16 anni - racconta Terragni - Keira Bell è stata paziente della Tavistock Clinic di Londra, specializzata in transizioni di minori. Dopo una frettolosa diagnosi di disforia di genere le sono stati somministrati bloccanti della pubertà, trattamento al quale sono seguiti doppia mastectomia e ormoni cross-sex (testosterone). Finché qualche anno dopo la ragazza non si è resa conto di aver commesso -meglio: di essere stata indotta a commettere- un tragico errore. La domanda che oggi si sente fare più spesso è: "Are you a boy or a girl?". (sei un ragazzo o una ragazza?). Keira ha realizzato di essere semplicemente lesbica. Ma la colossale propaganda dell’industria della transizione ha avuto la meglio. In meno di un decennio in Gran Bretagna casi tra i minori e soprattutto tra le minori, che costituiscono ben il 76%, sono aumentati a dismisura (da un centinaio a 2.500). Keira ha chiesto giustizia e l’ha ottenuta. L’Alta Corte le dà ragione affermando che «è enormemente difficile per un minore capire e soppesare le conseguenze a breve e a lungo termine del trattamento e decidere se dare il suo consenso all’uso di bloccanti ormonali. E’ da dubitare che un bambino di 14 o 15 anni possa capire.». Trattamento i cui effetti sui corpi perfettamente sani di bambine e bambini non sono affatto «totalmente reversibili», come propagandato: lo sviluppo osteo-scheletrico e muscolare può esserne definitivamente compromesso, così come la fertilità. Keira non ha più seno, ha la barba, la sua voce ha un timbro maschile. La sentenza non parla mai di "identità di genere" né di sesso "assegnato alla nascita", rinunciando all’armamentario linguistico ideologico mainstream. Dopo il no del governo all’autocertificazione di genere (self-id) e le nuove linee guida del Dipartimento dell’educazione che impediscono la trans-propaganda nelle scuole, la sentenza sul caso Bell conferma l’impetuoso cambio di vento in Gran Bretagna, patria della gender politics, cambiamento che avrà riflessi in tutto il mondo e potrebbe salvare molti bambini dalla tragedia delle transizioni precoci. Anche l’Italia autorizza i trattamenti di minori con bloccanti ormonali dopo l’ok pressoché unanime del Comitato nazionale di Bioetica, unico voto contrario quello di Assuntina Morresi. Le novità inglesi potrebbero aiutare a cambiare le cose?”.
 
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