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La nostra anarchia di Stato

Sintesi degli editoriali dei principali editoriali

Redazione InPi¨ 01/12/2020

In edicola In edicola Sabino Cassese, Corriere della Sera
A cosa è dovuta l’anarchia istituzionale in Italia? Prova a fare chiarezza Sabino Cassese sul Corriere della Sera: “All’origine – scrive - si è imboccata la strada sbagliata. La Costituzione riserva la profilassi internazionale esclusivamente allo Stato. Nonostante che il virus non rispetti i confini regionali, si è preferito, invece, riconoscere competenze concorrenti a Stato e regioni. Ma questo avrebbe richiesto di far funzionare la collaborazione tra centro e periferia, perché i grandi servizi a rete, innanzitutto quello sanitario e quello scolastico, sono definiti dalle leggi «nazionali». Aperta la strada alle troppe voci, i protagonisti, alla ricerca di popolarità, hanno cominciato a battibeccare, confliggendo invece che cooperando, con un tira e molla che ha prodotto incertezza e stupore nell’opinione pubblica. A questo punto, sul primo errore, che ha provocato il secondo, se n’è innestato un terzo: la proposta di ritornare a riformare la Costituzione, o riportando la sanità nella competenza esclusiva dello Stato centrale, o introducendo nella Costituzione una clausola di supremazia statale in caso di emergenza. Ma questa è una strada irrealistica, sia perché le modifiche costituzionali sono difficili da realizzare, sia perché la sanità rappresenta circa due terzi delle risorse finanziarie regionali e più della metà del loro potere lottizzatorio, e le regioni farebbero quadrato contro la riforma. L’impasse è stata accentuata dalla diversità del sistema politico regionale rispetto a quello statale. Il primo è d’impianto presidenzialistico, il secondo è rimasto a struttura parlamentare. Su questo succedersi e accavallarsi di errori si è innestata una ultima fonte di confusione. Come è noto, il Parlamento dovrebbe essere il luogo del dialogo-conflitto tra governo e opposizioni. Ma, in una situazione nella quale le regioni sono per tre quarti nelle mani dall’opposizione, il governo preferisce dialogare e confliggere con le regioni, sia perché queste sono a loro volta divise, sia perché riesce ad ottenere un altro beneficio, quello di mettere su un binario morto il leader dell’opposizione. Per uscire da questo labirinto, c’è un solo modo realistico. Occorre rendersi conto che la divisione dei compiti tra le istituzioni non vuol dire che esse non debbano lavorare insieme. La separazione delle funzioni non impedisce che Stato e regioni cooperino, si mettano d’accordo”.
 
Stefano Folli, la Repubblica
“È probabile che Berlusconi riesca persino a divertirsi, quando scompagina le carte come ha fatto ieri. L’annuncio che Forza Italia non voterà a favore del Mes in Parlamento, è senza dubbio un piccolo colpo di scena. Ma in fondo non deve stupire troppo”. Lo scrive Stefano Folli su Repubblica. “È nel carattere del personaggio, appena 26 anni e mezzo dopo la sua 'discesa in campo'. Prima ha voluto il voto sullo scostamento di bilancio, convincendo il resto del centrodestra a mettersi controvoglia al seguito della maggioranza. E adesso cede a Salvini, rinunciando a tirare troppo la corda. E domani? Domani è un altro giorno. È vero che così scontenta — e non poco — i suoi punti di riferimento europei, a cominciare dai Popolari di Angela Merkel. Ed è altrettanto vero che compromette con una sola mossa la sua nuova immagine di politico moderato e rassicurante, europeista quasi ortodosso, di recente accolto nei circoli “dell’establishment” ed elogiato in modo corale per le sue scelte anti-populiste. Peraltro, si tende a dimenticare un aspetto cruciale. Berlusconi è disposto a incrinare un centrodestra che in fondo è già sbeccato, nel senso che è ben poco compatto e coerente. Ma non vuole esserne il giustiziere: e questo non certo per cortesia nei confronti del capo leghista, del quale giudica con fastidio le posizioni (“sono di estrema destra”). La ragione è pratica: c’è un considerevole potere condiviso nelle regioni e in numerosi comuni che non conviene buttare all’aria. Inoltre l’anziano fondatore di Forza Italia sa che per contare nel gioco nazionale ha bisogno di tenere almeno un piede e mezzo in quell’intesa di centrodestra con Lega e FdI da lui voluta e difesa per anni. E qui si arriva al nocciolo della questione: il Mes e gli assetti di governo. Berlusconi sa bene che Giuseppe Conte verrebbe disarticolato da un ingresso di Forza Italia non nel governo, bensì nell’area della maggioranza. L’effetto sarebbe destabilizzante per gli attuali, ingessati equilibri. E con quali conseguenze? Un nuovo esecutivo aperto a Forza Italia, ma non a tutta la destra, metterebbe Berlusconi in una posizione forte in apparenza e debole nella sostanza. Berlusconi resta alla finestra per capire fino a che punto l’esecutivo Pd-M5S ha gambe per continuare a camminare. Se cade — sembra essere il ragionamento — è bene che sia per le contraddizioni interne. Se invece va avanti, ci sarà sempre tempo per inserirsi in qualche prossimo passo falso, tra politica e affari”.
 
Piefrancesco De Robertis, La Stampa
Sul GIorno Pierfrancesco De Robertis stigmatizza la più che probabile decisione di affidare ai prefetti la verifica del rispetto delle norme dell'imminente Dpcm: "Dopo otto mesi di pandemia e decine di task force (l’ultima è di 300 persone), dpcm a manetta (quello di domani è il 19esimo), gaffes a ripetizione («apriamo le scuole la domenica», copyright Paola De Micheli, recentemente autodefinitasi «la Kamala Harris del Pd»), ministri considerati incapaci dagli stessi partiti di maggioranza che invocano il rimpasto (in queste ore la voce si è fatta sempre più insistente), si viene ora a sapere che il Conte II intende affidare la gestione dell’emergenza ai prefetti. Saranno loro a prendersi sulle spalle la grana della riapertura delle scuole decidendone orari eventualmente da scaglionare, a organizzare i trasporti, a presiedere le conferenze dei servizi. I prefetti sono i rappresentanti del governo sul territorio quindi in teoria non ci sarebbe da stupirsi troppo. Ma proprio qui sta il punto: se la soluzione era così facile, perché viene in mente solo adesso dopo otto mesi di brutte figure? Non ci potevano pensarci prima? In attesa di esaminare il testo del Dpcm nel quale saranno dettagliati i nuovi compiti dei funzionari, non si capisce bene se la nuova strategia governativa sia l’arma finale contro il virus o l’arma della disperazione. Per essere realmente incisiva la riforma dovrebbe infatti comprendere non solo l’attribuzione di nuovi compiti, così’, sulla carta, armiamoci e partite, ma strumenti legislativi che mettano in grado i prefetti di bypassare i tanti steccati che la burocrazia dissemina in giro. I prefetti dovrebbero diventare una sorta di supercommissari locali ma con le regole di ingaggio attuali non sarà possibile. Saranno quindi messi in condizione di operare? E se sì (molto difficile) saranno in grado di farlo? Lo capiremo entro brevissimo ma da quello che per il momento trapela la mossa governativa pare più che altro l’intenzione di buttare la palla in tribuna, di caricare sull’amministrazione la responsabilità di scelte che la politica non sa assumere. Si mette in atto in sostanza la stessa operazione che stiamo osservando con le task force. I politici sono poco adatti, e allora chiedono il rimpasto come sta accadendo in queste ore, ma sono deboli e il rimpasto non sanno imporlo o gestirlo. Si ricorre così ai tecnici, che accrescono la confusione e portano all’inconcludenza”.
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