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Altro parere

Patrimoniale, il cazzeggio di Orfini & Co.

Redazione InPi¨ 01/12/2020

Altro parere Altro parere Antonio Padellaro, Il Fatto
Sul Fatto Quotidiano Antonio Padellaro parla dell’estemporaneità della proposta di una tassa patrimoniale avanzata da Orfini (Pd) e Fratoianni (LeU) con un emendamento alla manovra. “L’idea è di «eliminare l’Imu e introdurre un prelievo progressivo che intervenga sui patrimoni dei super-ricchi per finanziare la spesa sociale». Trattasi di proposta destinata all’oblio, perché dargli spago significherebbe per il governo suicidarsi. Aspetto che sicuramente non sfugge a politici navigati come Orfini e Fratoianni, talché esiste il fondato motivo che la loro sia più che altro una provocazione per riconquistare i titoli dei giornali dopo lunga astinenza. Naturalmente, si tratta di autentica leccornia servita su un piatto d’argento a quella destra con la bava alla bocca, che difatti reagisce da par suo. Salvini: «Il solo pensare di tassare ora chi ha casa e risparmi è da arresto immediato». Apertura di Libero: «La patrimoniale è una rapina. Il governo fa debiti e noi li paghiamo». Apertura del Giornale: «Patrimoniale. Mettono le tasse e nascondono la mano». Reazioni legittime, esattamente come la provocazione iniziale, due visioni opposte che si sfidano intorno a un tema sensibile di forte impatto sociale. Infatti, anche l’economista De Nicola sulla Stampa si scatena accusando la sinistra socialista di essere «prigioniera della sua demonologia». Toni da vigilia di una nuova Rivoluzione d’Ottobre che creano qualche comprensibile preoccupazione tra i risparmiatori. Chi non ha molta pratica di sinistra Pd e LeU, chi non si abbevera al cazzeggio retroscenista dei giornali chiede lumi presso la banche di riferimento, non senza qualche apprensione per il conto corrente. Nessuno ne sa niente e tutti cadono dal pero. Insomma, molto rumore per nulla”.
 
Davide Nitrosi, Quotidiano Nazionale
Sul Quotidiano Nazionale Davide Nitrosi commenta la notizia dell’indagine aperta dalla Procura di Roma sull’uso della scorta da parte del premier Conte. “Siamo l’unico Paese al mondo in cui il dibattito politico-giudiziario ruota attorno al fatto che gli agenti della scorta abbiano accompagnato fuori da un supermercato la compagna del premier che vi si era rifugiata inseguita da un giornalista. L’ex vicepresidente del parlamento europeo Roberta Angelilli, di Fratelli d’Italia, ha presentato un esposto in Procura che ha aperto un fascicolo, iscrivendo Conte nel registro degli indagati con l’ipotesi di peculato. La procura di Roma ha quindi dovuto inviare gli atti al tribunale dei Ministri che «entro novanta giorni, compiute indagini preliminari e sentito il pm» può decidere se archiviare il caso o trasmettere il tutto al procuratore della Repubblica, perché chieda l’autorizzazione a procedere. Se qualcuno lamenta i ritardi della giustizia italiana, taccia ora e per sempre. Perché se la macchina giudiziaria di uno Stato deve macinare carte e burocrazia per risolvere una questione del genere, un ragionevole dubbio dovrebbe sorgere. La legge è uguale per tutti, ma davvero pensiamo che la scorta di Stato possa disinteressarsi di un qualunque familiare del primo ministro? La scorta non ha portato Olivia Paladino, la compagna di Conte, in vacanza, e neppure a fare la spesa, ma ha controllato ciò che le stava accadendo. Se il reato ipotizzato fosse violenza privata, allora potremmo capire, ma il peculato legato alla scorta, qualche perplessità la lascia. Attenti piuttosto alla furia giustizialista: ormai ha fatto perdere la bussola della ragione a molti italiani”.
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