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La fragile Europa unita dal denaro e divisa dai diritti

Redazione InPi¨ 27/11/2020

Altro parere Altro parere Massimo Cacciari, La Stampa
Sulla Stampa Massimo Cacciari parla dell'attuale contrapposizione tra l’Ue e Paesi come Polonia e Ungheria. “Quanto suona irreale la difesa dello Stato di diritto nei confronti di quegli Stati che rifiutano di vincolare all’osservanza dei suoi principi i benefici derivanti dal far parte dell’Unione. Una nobile disputa, se la osserviamo dalle sue radici: da una parte l’universalismo del Diritto, dall’altra l’idea di un Diritto che ha nell’individualità della nazione il proprio fondamento. Vi fu un tempo in cui tra queste opposte prospettive l’Occidente si divise. E sembrò emergere al termine di questa lotta lo Ius publicum europaeum, la cui ragione universale sarebbe stata capace di guidarci tutti. E’ oggi ancora seriamente possibile appellarci a questo Diritto per contrastare l’appello di alcuni Paesi all’inalienabile valore della propria vox populi? Seriamente, non lo credo. Credo, anzi, che il diffondersi di un’insofferenza nei confronti di principi del Diritto sia il frutto del modo in cui quelli che avrebbero dovuto essere i custodi dello Ius publicum europaeum hanno finito in pratica col tradirlo. Il richiamo ai suoi principi è diventato sempre più vago, una retorica rammemorazione di “diritti umani” che gli atti politici concreti smentivano quotidianamente. Nel frattempo, sotto la spinta di crisi ed emergenze, la formazione della legge si faceva puro occasionalismo, inseguimento del caso. E vi è una Legge, vi è un Ordine, che ha travolto razionalismo e formalismo dell’antico Ius. E’ il Diritto immanente allo scambio, al mercato. Diritto che presuppone disimmetrie e diseguaglianze sociali, e che esclude tra i propri fini il superarle. I sedicenti difensori dello Ius publicum europaeum nulla hanno fatto per controbattere all’affermarsi universale della Lex mercatoria. E quello Ius e questa Lex hanno finito perciò con l’apparire agli occhi di molti come complici. Soltanto l’affermazione di un nuovo Ius gentium, che non rimanga declamazione astratta, ma si incarni nel Diritto pubblico di ogni Stato potrà essere capace di contrastare l’occasionalismo legislativo dilagante e la lex mercatoria che sola unisce oggi le nazioni della Terra. Le democrazie dell’Occidente – conclude Cacciari -, se vorranno sopravvivere alla prova che le attende, dovranno saper coniugare un new deal economico, fondato su una nuova idea di lavoro, su formazione e ambiente, a una nuova forma dell’universalità del Diritto, conforme ai nuovi problemi imposti dalla globalizzazione, da società multietniche, dai fenomeni migratori”.
 
Maurizio Crippa, Il Foglio
Sul Foglio Maurizio Crippa commenta con sarcasmo le parole del ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia, il quale, durante un vertice con Regioni, Anci e Upi sulle misure allo studio per il Natale, avrebbe detto che «non è un’eresia far nascere Gesù bambino due ore prima». “Natale ormai è ovunque una questione di leggi da ubriache. Non ne faremo una questione di princìpi religiosi conculcati, ma, francamente, se ci devono dire come santificare le feste è preferibile la polemica tra il governatore Andrew Cuomo, che vuole tenere i luoghi di culto chiusi, le comunità religiose che fanno ricorso e la Corte suprema Usa che dà ragione ai fedeli. Con un determinante scostamento, come si dice adesso, del voto di Amy Coney Barrett, la castigamatti ultrareligiosa che ha cambiato gli equilibri della Corte. Roba grossa, ma almeno lì si intravvede il senso delle cose grosse. Qui invece va tutto nel ridicolo ad alto tasso alcolico, con il ministro degli Affari regionali che per giustificare il niet alla messa di Mezzanotte ha usato la seguente affermazione: «Seguire la messa, e lo dico da cattolico, due ore prima o far nascere Gesù bambino due ore prima non è eresia». Ora, non sappiamo nemmeno in che anno è nato, Gesù, figurarsi se importa l’ora. Mica c’è da fargli il quadro astrale. E del resto le messe si fanno regolarmente anche in versione vespertina. Ma non poteva limitarsi, il teologo Boccia, a dire un laico e banale: l’assembramento a mezzanotte non si può, e lasciare le cose serie alle persone serie, tipo la Corte Suprema americana?”.
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