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La nuova Europa non ci puo' aspettare

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 27/11/2020

La nuova Europa non ci puo' aspettare La nuova Europa non ci puo' aspettare Maurizio Molinari, Repubblica
“C ‘è apprensione a Berlino e Parigi per la sorte del Recovery Fund ed uno dei motivi è il ritardo italiano”. Lo sostiene il direttore di Repubblica Maurizio Molinari. “Il Recovery Fund - spiega - viene identificato come lo strumento per far uscire l’Ue ‘vincente’ dalla grave crisi economica e sanitaria innescata dalla pandemia. Se il Recovery Fund dovesse fallire l’obiettivo della ricostruzione economica, l’Europa finirebbe facile preda della sfida globale fra Usa e Cina. Si tratta dunque di un bivio strategico, da cui dipende la sorte stessa della Ue. Infatti, a Parigi e a Berlino si sottolinea come ad opporsi al Recovery Fund siano proprio i ‘nemici dell’Europa’: a cominciare dai leader populisti di Ungheria e Polonia. In questo nuovo capitolo del duello fra chi vuole rilanciare e chi affossare l’Europa il nostro Paese è finito sotto i riflettori. Il motivo è il ritardo accumulato dal governo Conte nell’approccio al Recovery Fund. Per ‘ritardo’ non si intende carenza di rispetto del calendario stabilito dalla Commissione Ue bensì la differenza di velocità oramai evidente rispetto a Parigi e Berlino, che da almeno due settimane hanno già concordato cinque grandi temi (5G, idrogeno, infrastrutture, ambiente e telecomunicazioni) su cui puntare per sviluppare progetti comuni capaci di risollevare l’intera Unione. Il punto però è che per riuscirci hanno bisogno del terzo grande partner europeo: l’Italia che ancora esita a fargli conoscere le proprie priorità. Davanti alle perplessità sui ritardi italiani nel partecipare al laboratorio franco-tedesco sulla ricostruzione dell’Ue, le risposte che sono arrivate da Roma indicano uno dei motivi nella scelta del premier Conte di avocare a sé la gestione dell’intero dossier”. Ma nelle capitali europee il ritardo viene anche spiegato “con le posizioni anti-europee di matrice populista del M5S. Uno scenario – conclude Molinari - che indebolisce il nostro Paese”.
 
Goffredo Buccini, Corriere della Sera
“Il caso Calabria sta diventando il caso Italia, un test sulla credibilità del governo e della nostra stessa democrazia”. Lo afferma sul Corriere della Sera Goffredo Buccini parlando delle difficoltà nella scelta del commissario alla sanità calabrese. “Dieci anni di commissariamento della sanità senza venire a capo di nulla, bilanci basati sulla «tradizione orale», maglia nera negli scioglimenti per mafia degli organi amministrativi, leader negli indici di diseguaglianza in rapporto al sistema sanitario d’appartenenza, una vena di sedizione antistatuale: se questa Regione non è una sfida per l’Italia intera non si capisce più cosa sia una sfida. Coi suoi dolori endemici la Calabria è una gigantesca lente d’ingrandimento dei dolori italiani, causati non solo dal Covid ma anche dalle Regioni. Localismi e protagonismi generati dalla sciagurata riforma del Titolo V della Costituzione ed enfatizzati ora da un governo debole e da partiti in coma: per alcune aree del nostro Sud la riforma ha riportato all’onore del mondo il vecchio e mai sconfitto notabilato, con tanto di ereditarietà delle carriere politiche. La Calabria ha solo il triste merito di mostrarci tutto ciò all’ennesima potenza. Qui, come ovunque in Italia, la sanità vale oltre due terzi del bilancio regionale, ma qui chi la tocca può morire. Di piombo: come accadde al vicepresidente del consiglio regionale, Francesco Fortugno. O, politicamente, di veleni: perché gli intrecci tra una predominante sanità privata, la mafia e la massoneria deviata sono tali da far tremare i polsi. Così, la partita del commissario, sotto gli occhi di un’Europa che ci guarda attonita e dovrebbe finanziare la nostra rinascita, diventa, oltre a un’opportunità da non disperdere nel ridicolo, una grande questione di civiltà e di unità nazionale. Che il futuro di Roma o di Milano passi anche da Reggio sa di vecchio slogan: ma ora è tempo di dimostrarlo”.
 
Francesco Riccardi, Avvenire
Su Avvenire Francesco Riccardi definisce un «piccolo miracolo» il sì unanime del Parlamento alla mozione sullo scostamento di bilancio. “Non è solo un fatto raro ma può essere foriero finalmente di un deciso cambio di passo. Di più, potrebbe prospettare l’avvio di un percorso virtuoso di confronto, di collaborazione, fino alla condivisione tra maggioranza e opposizione almeno delle risposte fondamentali da dare alla crisi pandemica. Sappiamo bene che dietro il sì di ieri da parte delle opposizioni sta un lungo lavoro di tessitura portato avanti con decisione e merito dai leader di Forza Italia prima e Fratelli d’Italia poi, fino a convincere anche la Lega ad andare a vedere le carte del premier Conte e del ministro Gualtieri. Così come, nella maggioranza, i riottosi rispetto al dialogo con la minoranza, e in particolare con Berlusconi, non sono mancati, soprattutto nel M5S. Dietro le quinte, il gioco politico-partitico è sempre assai complesso e molto sfaccettato. Alla fine, però, non sono prevalse né la tentazione di restare nella posizione di comodo di chi, non governando, può promettere e chiedere l’impossibile. Né, dall’altra parte, la sordità di coloro che suppongono di bastare a sé stessi in forza di una piccola maggioranza accompagnata, a volte, dalla supponenza di avere in tasca tutte le risposte giuste. Soprattutto quando, come in questo caso, si tratta di dare protezione alle categorie di lavoratori autonomi e imprenditori che non solo non possono lavorare, ma si trovano a dover far fronte comunque a spese fisse e imposizioni fiscali. Un obiettivo che non può non essere condiviso. Si tratta della riscoperta di un metodo – quello del dialogo e della leale collaborazione – su cui il presidente Mattarella ha più volte insistito tanto con i partiti quanto con le diverse istituzioni del Paese. E che oggi può, deve, trovare concreta realizzazione anche nella discussione della manovra economica per il 2021”.
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