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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 25/11/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Kyriakides: Bloccare lo sci? Non ci sono regole uguali per tutti
«Stiamo lavorando su come rafforzare il coordinamento in vista delle festività: presto presenteremo le nostre linee guida per poter stare al più sicuro possibile. Saranno vacanze difficili». Lo afferma la commissaria Ue alla Salute Stella Kyriakides intervistata da Francesca Basso per il Corriere della Sera. La Commissione sta valutando se bloccare lo sci? «Natale è importante per tutti noi, ma niente nel 2020 è stato lo stesso di sempre. In aprile abbiamo pubblicato una road map per uscire gradualmente dalle misure di contenimento della prima ondata. Vale anche ora. Non c’è una formula valida per tutti, perché gli Stati hanno situazioni epidemiologiche diverse. Fino a quando i vaccini non saranno disponibili e una grossa massa critica di persone non sarà vaccinata, raccomandiamo agli Stati membri di continuare nei loro sforzi per mitigare la pandemia». Che impatto avrà sulla lotta al Covid-19 la nuova strategia farmaceutica per l’Ue? «Con il Covid-19 abbiamo visto come sia importante per i cittadini e i pazienti avere accesso a medicine sicure e abbordabili. Già nella mia lettera di incarico c’era il compito di elaborare una nuova strategia per i farmaci, su richiesta anche del Parlamento Ue e del Consiglio. Dobbiamo fare in modo che i cittadini abbiano accesso ai farmaci in ogni momento e sostenere l’industria farmaceutica perché continui a innovare e resti tra i leader mondiali. L’11 novembre abbiamo presentato l’Unione della salute che prevede il rafforzamento dell’Ecdc (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, ndr) e dell’Ema (Agenzia europea per i medicinali). Era il primo mattone, ora mettiamo il secondo». Con Moderna, quanti accordi per i vaccini ha concluso la Commissione? «Abbiamo finora completato il contratto con sei gruppi. La scorsa settimana abbiamo firmato con Biontech-Pfizere abbiamo concluso con Moderna, con cui firmeremo nei prossimi giorni. Fin dall’inizio la nostra strategia per i vaccini è stata di lavorare insieme con tutti gli Stati membri. Ora abbiamo un portafoglio di sei vaccini potenziali». Quante dosi saranno disponibili e quante per l’Italia? «Ogni Stato membro avrà un numero di dosi a disposizione in proporzione alla popolazione. Se tutti i vaccini avranno successo potremo acquistare fino a quasi 2 miliardi di euro di dosi di futuri vaccini sicuri ed efficaci. Tutti gli Stati Ue vi avranno accesso nello stesso momento». Crescono le polemiche sulla sicurezza dei vaccini. «La sicurezza è una priorità non negoziabile. L’Ema farà i controlli necessari per l’autorizzazione al mercato e ci vorranno valutazioni scientifiche approfondite. Non ci saranno compromessi sulla sicurezza: è il requisito per ogni vaccino o medicinale che sarà messo sul mercato europeo».
 
Poonwalla: Dalla mia fabbrica in India vi darò un miliardo di vaccini
Con la mia fabbrica in India produrrò un miliardo di dosi di vaccini anti covid. Lo afferma Adar Poonawalla, definito re dei vaccini e figlio del fondatore il Serum Institute of India intervistato da Christina Zur Nedden per la Repubblica. La tedesca BionTech e la Pfizer hanno annunciato recentemente un tasso di efficacia superiore al 90 per cento del loro vaccino, e altrettanto ha fatto una compagnia farmaceutica americana, la Moderna. AstraZeneca, ha riportato dati provvisori del 70 per cento di efficacia per il suo vaccino. Come farà AstraZeneca a competere con le altre? «Siamo entusiasti dei risultati positivi ottenuti dall’AstraZeneca, soprattutto perché sono dosi che possono essere conservate in frigorifero, e questo, dal punto di visto logistico, rende molto più facile trasportarle, perché non c’è bisogno di ultracongelatori: le puoi conservare in frigo accanto al latte, non devi tenerle a — 60° o — 70°». Quali sono le caratteristiche di un vaccino perfetto? «Un vaccino ideale non dev’essere soltanto sicuro, dev’essere anche sicuro da immagazzinare e trasportare. Idealmente, dovrebbe offrire una protezione a lungo termine, in modo da non essere costretti a vaccinare le persone ogni anno o ogni due anni. Dovrebbe essere facile da fabbricare e da estendere su più ampia scala. Un buon vaccino deve essere a buon mercato, altrimenti la maggior parte dei Paesi non potrebbe permettersi di acquistarlo». Il vostro costerebbe non più di 3-5 dollari. Come riesce a tenere i costi così bassi? «Ad aprile potevo scegliere di farci un mucchio di soldi. Avrei potuto decidere di farlo pagare 20 dollari e più, come faranno la Pfizer, la Sanofi, la Gsk e la Moderna. Invece sto parlando di 3 dollari e ho già firmato un accordo con la Covax per fabbricare centinaia di milioni di dosi a quel prezzo per l’India e altri Paesi a basso e a medio reddito. La mia speranza è che altri produttori decidano di non realizzare profitti eccessivi durante la pandemia. Il mio messaggio è questo: convergete su un prezzo ragionevole. Ovviamente, noi siamo in grado di produrre a un costo più basso anche perché la manodopera e l’energia in India non costano tanto quanto in Occidente». Ma essendo un’azienda privata sarete sicuramente interessati a realizzare un profitto. «Abbiamo deciso fin dal primo momento di limitare i nostri guadagni finché durerà la pandemia. Possiamo sempre aumentare il prezzo fra un paio d’anni. I vaccini anti-Covid saranno ancora necessari per i prossimi cinque o dieci anni: i soldi li potremo fare allora».
 
Villani (Bambin Gesù): Le aule sono il luogo più sicuro
«Prima i ragazzi tornano in classe e meglio è». All’interno del Comitato tecnico scientifico, Alberto Villani, presidente della Società italiana di Pediatria, primario all’ospedale Bambino Gesù di Roma spiega le sue tesi intervistato da Niccolò Carratelli per La Stampa. Quindi chi sostiene che l’aumento dei contagi nel mese di ottobre sia legato all’inizio dell’anno scolastico sbaglia? «Assolutamente sì, posso garantire che a scuola non si formano cluster di infezione, abbiamo dati chiari su questo aspetto: può succedere che qualcuno porti il virus dall’esterno, ma non viceversa». E allora perché meno di un mese fa la didattica in presenza è stata interrotta per gli studenti più grandi? «È stata una decisione dolorosissima nel momento in cui i dati epidemiologici evidenziavano un’aggressività del virus difficile da controllare. Bisognava fare di tutto per raffreddare la curva e ridurre i contagi. E la scuola era uno dei tasselli del puzzle per provare a governare la situazione. Si può dire che ha pagato per colpe non sue». Colpe di chi, allora? «Del contesto generale, dei comportamenti dissennati e irresponsabili di chi non indossa correttamente la mascherina, non rispetta il distanziamento, crea assembramenti pericolosi. Semmai il problema è quello che succede fuori dalle scuole, quando i ragazzi si aggregano in modo indiscriminato. In classe, controllati da un insegnante, sono molto più disciplinati e al sicuro. Anzi, paradossalmente io ce li terrei più a lungo, se fosse possibile penserei a una specie di tempo pieno. Questa emergenza può essere l’occasione per ripensare il modello di scuola». Intanto sarebbe già un segnale importante decidere di riportarceli prima di Natale. Ci sono le condizioni? «Sicuramente, rispetto all’inizio del mese, il quadro epidemiologico è migliorato, la curva dei contagi si è abbassata. Il pesante numero di morti che abbiamo ora dipende da quello che è successo alcune settimane fa, ma posso dirle fin da adesso che tra un mese conteremo meno vittime. Comunque, le assicuro che dove vengono prese queste decisioni non si fanno capricci, si valuta attentamente il contesto e la sostenibilità di ogni mossa». A questo proposito, le criticità legate al ritorno a scuola non sembrano risolte: ad esempio, su organizzazione dei trasporti e sistema di tracciamento sanitario non si vedono passi avanti. «Sia sui trasporti che sulla sanità pesano i molti tagli subiti nel corso degli anni. Ad esempio, i dipartimenti di prevenzione delle Asl erano spariti, azzerati o con un organico all’osso. Lo sforzo che ora si sta facendo per ripristinarli non può avere effetti immediati. Stesso discorso per il trasporto pubblico locale: il piano per potenziarlo non si improvvisa in 3 e nemmeno in 6 mesi. Anche il tentativo di fare ingressi scaglionati a scuola è complicato e spesso poco conciliabile con la vita delle famiglie».
 
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