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La spinta di Merkel

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 25/11/2020

In edicola In edicola Paolo Valentino, Corriere della Sera
“Domenica la signora di Berlino ha celebrato i 15 anni della sua elezione a cancelliera, ma è anche entrata nella dirittura finale della sua lunga stagione al potere”. Lo scrive Paolo Valentino sul Corriere della Sera a proposito parlando della spinta di Merkel: “Manca meno di un anno alla data in cui lascerà per sempre il Kanzleramt, dopo aver eguagliato il record di Helmut Kohl. Merkel è ormai un gigante imprescindibile della scena politica tedesca, europea e mondiale. Nulla si muoverà nei prossimi mesi senza la sua leadership e la sua capacità di forgiare compromessi. Eppure, Merkel è un gigante solitario, costretta a caricarsi sulle spalle tutte in una volta le sfide più complesse della sua carriera politica. L’anno che verrà sarà il più difficile di tutta l’era-Merkel e quello più carico di conseguenze per tutti tra Pandemia e negoziati sul Next generation Ue. La cancelliera sente una doppia responsabilità: quella che le viene dalla presidenza di turno dell’Ue e quella legata alla definizione della sua legacy politica, un’Europa finalmente solidale che il Recovery fund renderebbe irreversibile. La sua solitudine consiste nel fatto che solo lei tra i capi di governo può vincere questa battaglia, trovando la pazienza e gli argomenti (anche quelli più prosaici) per convincere Viktor Orbán a rinunciare al suo veto. La terza sfida destinata a complicare il lungo addio di Angela Merkel, esaltandone la solitudine, è la ricostruzione dei rapporti transatlantici, dopo il disastro della presidenza Trump. È a lei e solo a lei, che il presidente-eletto Joseph Biden guarda come riferimento cruciale per aprire una nuova stagione tra America ed Europa. Che tuttavia non sarà affatto facile e scontata. Sarà di nuovo un dialogo tra amici e alleati, segnato da passi simbolici e importanti come il ritorno degli Usa negli accordi di Parigi sul clima. Ma nessuna delle questioni sollevate da Trump, nel suo isolazionismo contrattualistico e aggressivo, si risolverà da sola, dalle spese militari degli europei, ai rapporti con la Cina. Toccherà ad Angela Merkel trovare il giusto punto di equilibrio e spingere la Germania e l’Europa a prendere in mano il proprio destino, dentro una nuova e più matura alleanza con gli Stati Uniti”.
 
Francesco Bei, la Repubblica
Il governo Conte e il fantasma di Cannes. Un parallelo evidenziato da Francesco Bei su Repubblica: “C’ è una sorta di maledizione, una coazione a ripetere. Nel novembre del 2011 – scrive - fu Cannes, il vertice del G20 dove venne scritto il destino del governo Berlusconi. Anche allora l’Italia era la grande malata d’Europa, circondata dalla diffidenza dei partner, il Paese che avrebbe potuto trascinare a fondo l’intera costruzione europea. Nove anni fa a Roma il governo si trovava impastoiato in una paralisi decisionale che destava il massimo allarme a Parigi e Berlino. Le analogie proseguono in maniera impressionante: oggi come allora a Washington un’amministrazione democratica sorvegliava che l’Unione non saltasse per aria per colpa dell’Italia. Ieri era Obama, adesso sta arrivando Biden, un presidente attento a ristabilire una connessione stretta con gli europei. Certo, per fortuna di Giuseppe Conte le analogie finiscono qua e manca quel senso di superiorità quasi sprezzante che Merkel e Sarkozy manifestarono nella famosa conferenza stampa dei sorrisini sul Cavaliere. Ma sbaglierebbe il premier, che di questi tempi vede complotti dietro a ogni critica, a sottovalutare il livello di crescente preoccupazione che sta salendo in Europa sui ritardi italiani nella risposta alla crisi e sulla mancata risposta alla riforma del fondo Salva-Stati. Conte, nel tentativo di allontanare da sé il fantasma di Cannes, per ora ha soltanto alzato il ponte levatoio di palazzo Chigi. Senza imprimere all’esecutivo quell’accelerazione richiesta dalla gravità della situazione. Conte viene accusato di una gestione del potere solitaria, senza una capacità di ascolto sincera. Viene descritto come un leader indeciso a tutto ma, allo stesso tempo, determinato a non concedere spazi a nessuno. Se questa è la “narrazione” che viene fatta del personaggio dai suoi avversari interni, qualche elemento oggettivo qua e là appare alla superficie. La situazione appare molto sfilacciata, anche a livello di rapporti personali. La mancanza di fiducia tra Conte, Di Maio, Zingaretti e Renzi ormai è più di un sospetto. Ma se il governo appare arrivato a fine corsa, non è affatto detto che un’altra soluzione sia a portata di mano. È proprio questa l’arma principale nelle mani di Conte, la debolezza e la divisione dei suoi alleati di governo. E tutti guardano con un misto di rassegnazione e speranza a Matteo Renzi, aspettando che si manifesti appieno la sua natura di guastatore. Così, grazie a un incidente parlamentare, sul Mes o sul Recovery Fund, si aprirebbe la via a un robusto rimpasto di governo”.
 
Marcello Sorgi, La Stampa
“Il passo indietro del Cavaliere” è il titolo dell’editoriale che La Stampa affida a Marcello Sorgi. “Alla fine di un lungo vertice – scrive - il centrodestra ha deciso di riunificarsi sull’astensione, oggi, nel voto sullo scostamento di bilancio. È la vittoria del compromesso che riporta all’unità l’opposizione, dopo quasi due settimane di tormento e colpi bassi della Lega contro Forza Italia. Ma è anche una mezza sconfitta di Berlusconi, che aveva annunciato che avrebbe votato a favore in cambio di aiuti ai titolari di partite Iva, ciò che il governo aveva sostanzialmente accettato, e di Salvini, che avrebbe molto più volentieri fatto votare “no” ai parlamentari leghisti. La mediazione finale - dopo il pesante scontro che aveva portato il leader della Lega a contrastare il salvataggio di Mediaset dall’assedio francese del socio Vivendi, deciso dal governo, e a favorire il passaggio di tre deputati forzisti, capitanati dall’ex fedelissima del Cavaliere Laura Ravetto, al Carroccio - si deve alla Meloni, che ha testardamente difeso l’unità del centrodestra e, batti e ribatti, l’ha ottenuta, salvo ripensamenti dell’ultima ora, sempre possibili. Perché nel documento uscito dal vertice, da cui oggi dovrebbe essere ricavata una mozione comune, sono allineate, e annacquate, le richieste (già accettate dal ministro dell’Economia Gualtieri) di Berlusconi, e quelle (considerate inaccettabili) di Salvini, che insisteva per un taglio dell’Iva e un rinvio sine-die dei pagamenti per le aziende in perdita causa Covid. In conclusione, la linea del ‘né di qua né di là’ vanifica gli sforzi della parte ‘governista’ di Forza Italia e dello stesso Berlusconi. Nei corridoi di Montecitorio, nelle more della trattativa, solo apparentemente silenziosa, già si parlava di intese bipartisan sulle nomine e di rimpasto. Ma la verità è che in questo Parlamento, e in una situazione in cui ormai nessuno si fida più di nessuno, è difficile costruire qualsiasi accordo politico. Il governo, comunque, nel voto in aula non rischia: come sempre ci sono frotte di sostenitori nascosti pronti a dare una mano per non trovarsi nell’incubo dello scioglimento delle Camere”.
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