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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 25/11/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Wittum (AstraZeneca): il nostro costerà meno di 3 euro e si conserverà nel frigo di casa
«Avrà una durata di sei mesi, potrà essere conservato anche nel frigo di casa a una temperatura di -2/8 gradi e costerà meno di 3 euro». Così Lorenzo Wittum, amministratore delegato di AstraZeneca Italia, 46 anni, fiorentino, intervistato da Margherita De Bac (“Corriere della Sera”), presenta il terzo vaccino anti-Covid, frutto della ricerca farmaceutica. Un «gioiello di casa» firmato, oltre che dall’azienda inglese, dallo Jenner Institute di Oxford e dall’italiana Irbm (Istituto di ricerche biomediche). Parte della storia è made in Italy. Che altro c’è di italiano? «Litri di vaccino sono già ad Anagni, vicino Roma, pronti ad essere infialati da uno dei nostri partner, Catalent». Quando prevede arriveranno le dosi complete in Italia? «Fissare date non mi sembra corretto. Stiamo lavorando sodo per preparare il dossier da sottoporre all’agenzia europea del farmaco, l’Ema. I dati da analizzare sono 6-10 milioni e riguardano tutti i partecipanti, e dico tutti, arruolati nella sperimentazione. Quando li invieremo all’autorità regolatoria dobbiamo dare loro tutto il tempo per valutare. Certo è che una volta ricevuto il via libera siamo organizzati per ultimare la produzione di 3 miliardi di dosi. Ci stiamo preparando da fine maggio». Le vostre concorrenti Moderna e Pfizer/Biontech invece hanno già indicato i tempi di arrivo sul mercato e annunciato percentuali di efficacia superiori, sulla carta. Rischiate di arrivare terzi? «Questa è una gara contro la pandemia e per vincerla serve più di un vaccino. Serve una capacità produttiva tale da avere un alto numero di dosi sicure e efficaci. Ben venga la concorrenza. Ai nostri 3 miliardi di dosi si aggiungeranno il miliardo e 200 milioni di Pfizer/Biontech e altre centinaia di milioni di Moderna. La popolazione mondiale è di quasi 8 miliardi di persone. Abbiamo bisogno di più opportunità per proteggerci dal virus».
 
Molinari (Lega): se il centrodestra va in ordine sparso facciamo un regalo al governo
Oggi in un vertice tra Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi (in collegamento Zoom) il centrodestra tenterà di trovare una posizione comune sullo scostamento di bilancio. Non sarà per niente facile visto che ieri in commissione Bilancio della Camera sono andati in ordine sparso sulla relazione del governo. In una intervista con Amedeo La Mattina (“La Stampa”), Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera, spiega come andrà a finire: «Come Lega abbiamo presentato una risoluzione in cui chiediamo 4 cose: il taglio dell’Irap, la revisione delle aliquote Iva, il blocco della tassazione per i professionisti, l’adeguamento degli indici delle pensioni minime. Dubito che le risposte del governo andranno nella direzione da noi chiesta. A quel punto se votare contro o astenerci è una decisione che spetta ai leader». Con Forza Italia orientata per il sì, il Pd otterrebbe quello che voleva, dividervi. Non la preoccupa? «Se FI dovesse votare a favore dello scostamento senza avere ottenuto quello che chiede per le partite Iva e i liberi professionisti, dovrà spiegare perché voteranno sì. Io spero che si eviti di dividerci. Presentarci in ordine sparso sarebbe un regalo al governo, anche perché alla fine chiediamo le stesse cose». La prova generale di federazione non sembra un granché. Ma mi spieghi: in cosa consiste questa federazione proposta da Salvini? Un gruppo unico? Chi lo guiderebbe? A Forza Italia e Fratelli d’Italia non conviene. «La federazione non è intesa come gruppo unico ma come azione unitaria dei gruppi parlamentari sui temi economici, ora che entriamo nella sessione di bilancio, e sulle questioni politiche che dovremo affrontare in futuro. La federazione non è la fusione di partiti. Ci vorrebbe un congresso».
 
Strobe Talbott: Biden ricostruirà le alleanze e potremo sconfiggere i populismi
«Joe Biden crede in una società aperta, dove ci sia scambio di idee, merci, persone. Quell’approccio sarà il cuore della sua politica estera. Che si tratti di pandemia, ripresa economica, terrorismo, agirà sempre in accordo con gli alleati e stringerà nuovi legami per sconfiggere populismi e nazionalismi. La sfida, semmai, sarà convincere gli alleati che l’America merita ancora lo spazio e l’influenza ceduti da Trump». Strobe Talbott, 74 anni, ex vicesegretario di Stato ai tempi di Bill Clinton e fino al 2018 alla guida della Brookings Institution, il think tank di Washington cui fanno riferimento i più importanti esperti di politica estera, disegna così – ad Anna Lombardi su “Repubblica” – la nuova via progressista di Biden. Da dove partire? «Bisognerà ricostruire ciò che Trump ha distrutto. Alleanze e accordi internazionali con i governi che si riconoscono nei nostri stessi valori democratici, tirandoci fuori dal vicolo cieco dell’American First. Per farlo, bisogna però ricostruire il Dipartimento di Stato: impoverito da Trump di talenti e mezzi». Come valuta la scelta di Tony Blinken come segretario di Stato? «Superba. La sua carriera, gli ideali, il carattere lo rendono perfetto. Conosce opportunità e pericoli delle realtà da affrontare. È un costruttore di alleanze. Non ho dubbi: con lui l’America avrà presto nuovi amici». Cosa rimprovera alla politica estera di Trump? «Dalla fine della Seconda guerra mondiale la politica estera di 12 presidenti - 6 democratici e 6 repubblicani – è stata basata su una comune idea di democrazia. Trump, invece, ha cercato di imitare leader autoritari stranieri. Il suo uso del balcone della Casa Bianca per dipingersi come un Duce americano lo dimostra». E da Biden cosa si aspetta? «La sua carriera e le dichiarazioni fatte durante la campagna elettorale dicono chiaramente come agirà: un mix di real e moral politik».
 
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