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Oggi hanno detto

Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 24/11/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Berlusconi: pronti a lavorare per il Paese
«Non sta succedendo assolutamente nulla che non sia nella nostra cultura politica da 26 anni. Sempre, che fossimo al governo o all’opposizione, abbiamo messo l’interesse del Paese prima delle convenienze di partito». Così il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi spiega al direttore del GiornaleAlessandro Sallusti, la disponibilità di Forza Italia a collaborare con il governo. «La verità – aggiunge - è che il Paese sta attraversando la crisi più drammatica della sua storia moderna. Come si fa a perdere tempo nel teatrino della politica mentre la gente muore nelle rianimazioni o non trova posto negli ospedali? Mentre tanta altra gente perde il lavoro, le aziende chiudono o non fanno utili, tanti professionisti, artigiani, commercianti vedono azzerato il loro reddito?». Quindi cosa siete disposti a fare in questa situazione? «Siamo disposti a lavorare per l’Italia, non certo per sostenere un governo o una maggioranza con cui siamo incompatibili. Noi siamo parte del centrodestra, anzi, siamo il centrodestra, che senza di noi sarebbe solo una destra estrema, che forse prenderebbe molti voti ma che non potrebbe mai governare. Premesso questo, è ora di lavorare, non di alimentare polemiche, perché il Paese non può aspettare. Abbiamo presentato un pacchetto di proposte, che abbiamo riassunto graficamente in una ‘bussola’ per trovare la strada per salvare la Nazione». Quindi nessuna possibilità di una maggioranza diversa, con il sostegno di Forza Italia? «Sono tutte fantasie». Quali sono i termini della disponibilità che avete offerto al governo? «Siamo pronti a votare lo scostamento di bilancio, come già abbiamo fatto in passato, a condizione che si passi dalla consultazione solo formale dell’opposizione ad un’autentica condivisione di alcuni obbiettivi dei quali il Paese ha davvero bisogno. Ho preso atto con favore della disponibilità del ministro Gualtieri: ora si tratta di tramutare la disponibilità in fatti concreti».
 
Zaia: se lo sci deve chiudere sia così in tutta Europa
Se proprio gli impianti sciistici devono rimanere chiusi per limitare i contagi allora rimangano chiusi in tutta Europa. E’ quanto chiede il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, intervistato sul Corriere della Sera da Cesare Zapperi. Le Regioni del Nord hanno approvato le linee guida per l’apertura degli impianti di sci. Avete avvisato il governo? «I nostri tecnici hanno stilato un documento con le prescrizioni che se adottate e seguite con scrupolo possono consentire l’avvio regolare della stagione sciistica. Adesso sottoporremo le nostre linee guida alla valutazione del Comitato tecnico scientifico. Spero che ci sia un confronto serrato, di merito, e non pregiudiziale». Da Palazzo Chigi tira aria negativa. «Io penso che prendere una decisione oggi sia prematuro. Stiamo assistendo a un rallentamento della curva dei contagi ed è una buona cosa. Ma bisogna valutare la situazione giorno per giorno». E se il governo optasse per lo stop allo sci? «Se è per tutela della salute, pur avendo un’opinione diversa, ci atterremo alla decisione. A tre condizioni, però». Quali? «Anzitutto, va fatta una comunicazione chiara, seria, non catastrofista. Perché bloccare lo sci non significa chiudere tutto. Non poter sciare a Cortina, per esempio, non vuol dire non poter visitare Venezia. Stiamo attenti ai messaggi sbagliati». La seconda condizione? «Se le piste devono rimanere chiuse ciò valga per tutta l’Europa. Non si può vietare lo sci in Alto Adige e consentirlo in Carinzia. Sarebbe una presa in giro inaccettabile». E la terza? «I ristori. Questo è il nodo più rilevante. Al momento sono previsti solo per chi opera nelle zone rosse. Il provvedimento sulle stazioni sciistiche verrebbe adottato anche per le zone gialle (come il Veneto) dove non sono contemplati i ristori. Oltre al danno, la beffa».
 
Crimi: per il M5S una segreteria a 5 entro fine anno
Gli Stati generali sono finiti, ma per cambiare pelle i 5Stelle dovranno attendere alcune settimane, fatte di votazioni sulla piattaforma Rousseau. Fino all’elezione entro l’anno della segreteria, di cinque persone. Lo spiega il reggente del Movimento, Vito Crimi, in un’intervista a Luca De Carolis del Fatto Quotidiano. “Gli iscritti – aggiunge - voteranno su ogni singolo passaggio e su ogni frase. Abbiamo chiuso con la ratifica delle decisioni tramite votazioni a pacchetto”. Cosa avverrà da qui alle prossime settimane? «Gli iscritti voteranno il documento di sintesi del lavoro fatto negli Stati generali diffuso ieri e mi auguro che ciò possa avvenire entro una settimana. Ci si esprimerà su una griglia di 20-30 quesiti, scegliendo tra il sì e il no. Due settimane dopo si voteranno le modifiche allo Statuto. Quindi entro la fine dell’anno verrà eletto l’organo collegiale: sempre su Rousseau». Volete un contratto di servizio con Rousseau. Ma non è che cambierete piattaforma, visti i pessimi rapporti con Casaleggio? «E’ nell’interesse di tutti stipulare un accordo, e sono convinto che lo faremo». Casaleggio vorrebbe “spazi digitali territoriali e tematici su Rousseau”. Vuole costruire un M5S parallelo? «Esiste soltanto un Movimento, e queste iniziative riguardano solo l’associazione Rousseau». Per eleggere la segreteria saranno essenziali composizione e regole. Chi le definirà? Come previsto dalle norme il comitato di garanzia, composto da me, Roberta Lombardi e Giancarlo Cancelleri. Il board sarà di cinque persone? «Probabile. E’ stato proposto anche un altro organo (“ad ampia rappresentatività”), che verrà votato in un secondo momento se accettato dagli iscritti». Chi si potrà candidare per la segreteria? «Saranno possibili candidature individuali e non per squadre».
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