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Altro parere

Fare presto, fare bene

Redazione InPi¨ 24/11/2020

Altro parere Altro parere Leonardo Becchetti, Avvenire
Sul piano nazionale del Next Generation Eu “ci sono molte buone idee sul tappeto, troppe rispetto alle pur ingenti somme a disposizione. Ed è probabilmente difficile (e politicamente non pagante) fare la selezione. Eppure l’ardua decisione va presa”. Su Avvenire Leonardo Becchetti invita il governo a “tener conto innanzitutto dei vincoli di azione posti dall’Ue, ma anche degli obiettivi che vogliamo darci in sede nazionale. Sul primo punto la questione è molto chiara, anche se viene spesso messa in secondo piano nel nostro dibattito pubblico. Se le regole del Next Generation Eu prevedono che il 30% dei progetti debba avere un esplicito focus sulla transizione ecologica e sulla digitalizzazione, tutti i progetti devono rispettare il principio del non fare passi indietro in sei dimensioni chiave della sostenibilità: mitigazione del cambiamento climatico, adattamento al cambiamento climatico, sostenibilità nell’uso della risorsa idrica, transizione verso l’economia circolare, prevenzione dell’inquinamento e tutela della biodiversità. Muovendosi in questa cornice dovremmo poi dare priorità alle iniziative più impattanti ovvero a quelle ‘bocce’ in grado di colpire i cinque ‘birilli’ della creazione di valore economico, creazione di posti di lavoro, sostenibilità ambientale, sostenibilità sanitaria e ricchezza di senso del vivere. Con uno slogan, abbiamo bisogno di progetti sostenibili, popolari e generativi. Il Next Generation Eu avrà successo se creerà lavoro e valore economico sostenibile, coinvolgendo la maggior quota possibile di cittadini e imprese. L’idea di fare affidamento solo su pochi grandi progetti invece non ha senso di per sé ed è anche contro il principio della diversificazione del rischio. Molto meglio puntare le proprie carte su diverse iniziative quando si verifichi che esse rispettino i criteri europei e gli obiettivi che ci diamo perché l’imprevedibilità dei tempi che viviamo e i limiti della nostra capacità di prevedere tutte le circostanze porteranno inevitabilmente al successo di alcuni più che di altri”.
 
Maurizio Crippa, Il Foglio
“L’impressione che la Rai attraversi una seria deriva di linea editoriale trova conferma in un’arietta di censura, tanto casuale quanto arrogante, che riemerge nell’azienda pubblica nei momenti di incertezza”. Così Maurizio Crippa sul Foglio commenta il caso Leosini e il caso Morra. “Bloccare la messa in onda di un’intervista a un condannato in via definitiva è tre volte illogico. Dal punto di vista aziendale, perché allora il più che ventennale programma di Leosini non avrebbe mai dovuto nascere. Da quello deontologico, perché Leosini è una giornalista Rai e lavora nel rispetto del contratto e delle regole. Ma soprattutto è grave dal punto di vista della libertà informativa, come molti hanno già notato: significa che non avremmo mai dovuto vedere neppure le interviste a Pino Pelosi, ad Angelo Izzo, a Cosima Serrano e Sabrina Misseri. E che non avremmo mai avuto ‘La notte della Repubblica’ di Sergio Zavoli. Paragoni anche troppo ingombranti per Leosini ma anche per l’alzata di scudi della Vigilanza Rai (via Michele Anzaldi) che ha fatto decidere a Rai Cultura la cancellazione dell’intervista a Luca Varani, condannato come mandante dell’aggressione con l’acido di Lucia Annibali. La cosa di rilievo è la scelta arbitraria della Rai. Se infatti la censura preventiva non colpisce il terrorismo o Avetrana, ma invece si attiva per un altro (odioso) tipo di reato che però rientra sotto la campana magica della nuova sensibilità per i reati contro le donne siamo di fronte a un atteggiamento censorio a un tempo di tipo contenutistico e concettuale. Un fatto sconcertante. Sul caso Morra la censura è stata sollecitata dal centrodestra. Con quale autorità i vertici della Rai tolgano la parola, senza passare nemmeno per la Vigilanza, a chi occupa un incarico istituzionale, non si capisce. Se non alla luce di una raffazzonata deriva censoria”.
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