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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 23/11/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Patuanelli: quella su Mediaset è una norma giusta
«Non siamo andati incontro a Mediaset. Quella norma è giusta e serve per colmare il vuoto normativo seguito alla sentenza della Corte di giustizia Ue, che ha stabilito che i limiti all’incrocio tra media e Tlc per un operatore non devono essere fissati rigidamente. E’ una normativa momentanea che dà all’Agcom il potere di decidere sull’incrocio e sul pluralismo dell’informazione». Così il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, intervistato sul Fatto da Carlo Di Foggia, spiega la norma ‘salva Mediaset’ inserita nel decreto Covid. La prima beneficiaria è però Mediaset, che potrà trattare una pace con Vivendi da una posizione di forza. «E’ un effetto indiretto, ma non la ratio della norma. La norma è generale, in futuro potrà riguardare aziende diverse. Ad ogni modo, l’Agcom potrebbe dire che non ci sono problemi per Vivendi». La norma dà un potere enorme all’Agcom, i cui nuovi vertici non sono certo ostili a Mediaset. «Preferisco che sia un’Autorità indipendente a decidere piuttosto che la politica. E’ comunque una norma temporanea in attesa di una riforma della legge Gasparri». Interverrete sul tema della concentrazione? «E’ prematuro dirlo, ma esiste un problema di concentrazione che va affrontato, non solo degli operatori tradizionali. Oggi i sistemi sono integrati, produzione di contenuti e rete su cui viaggiano sono spesso in mano agli stessi gruppi. Penso agli ‘over the top’: va regolato il modo in cui impatta sul mercato la forte concentrazione in mano a colossi come Amazon, Facebook o Google, che hanno il 75% del mercato pubblicitario. E’ un problema di pluralismo, anche dell’informazione». La norma sembra il preludio a un’opposizione meno dura di Forza Italia. «Il Paese ha davanti sfide da affrontare nel modo più unitario possibile. L’atteggiamento della Lega e di FdI è diverso da quello di Forza Italia. Nessuna preclusione, un dialogo è possibile ma la maggioranza è questa e non cambierà per questa norma».
 
Orlando: impossibile il dialogo con i sovranisti
«Se Forza Italia cerca un compromesso col resto del centrodestra, questo è legittimo ma non sono state sciolte due contraddizioni, sull’Europa e sul virus, che rendono impossibile per noi la collaborazione con Lega e Fratelli d’Italia». Lo afferma il vicesegretario del Pd Andrea Orlando, intervistato sulla Stampa da Fabio Martini. Il Pd ha fatto una proposta significativa di dialogo, Berlusconi ha aperto, il centrodestra si è diviso e ricomposto e ora la palla torna a voi. Come controreplicate? «Persiste in quello schieramento una posizione radicalmente antieuropea ed è difficile la gestione di risorse europee con chi cerca in tutti i modi di dimostrare il fallimento dell’Ue. Ma c’è un ostacolo ancora più grande: pezzi della destra continuano ad esprimere sul Covid un semi-negazionismo con toni diversi da quelli di Berlusconi. Su questo è molto difficile trovare mediazioni». Forza Italia ha posto la questione del sostegno a tutta la filiera del lavoro autonomo, professionisti, partite Iva e Gualtieri ha fatto una significativa apertura in questo senso: con quali limiti? «E’ del tutto evidente che ci sono alcune categorie meno colpite ma non parlerei dei garantiti e dei non garantiti nell’accezione tradizionale. Il confine si è in parte spostato. Sono stati colpiti settori legati alla socialità e ai servizi, meno alcuni legati alla produzione e all’export. Con le risorse disponibili si è provato a dare a tutti. Ora si tratta di aiutare alcuni settori a ricostruirsi dopo la pandemia. Non bastano i sussidi, bisogna fare delle politiche industriali. Che intervengano sulle posizioni dominanti che si sono create sulle piattaforme del commercio. Serve una fiscalità che colpisca questi fenomeni e utilizzi queste risorse per politiche che aiutino la trasformazione, non solo remunerazione o ristoro. Politiche che redistribuiscano in modo originale rispetto al passato».
 
Sala: la sanità lombarda è tutta da rifare
«Speriamo che i nuovi vaccini ci permettano di uscirne per la prossima estate. Ma da cittadino lombardo dico che è tempo di ripensare la gestione della sanità lombarda». Lo afferma il sindaco di Milano Beppe Sala, intervistato su Repubblica da Piero Colaprico. «Nelle ultime settimane – spiega Sala - ho molto limitato la mia critica, perché ci sono momenti in cui è più importante stare vicini alla comunità. Sono però sotto gli occhi di ciascuno le carenze e le difficoltà manifestate dalla sanità, soprattutto territoriale, in questi drammatici mesi in Lombardia. Da ultimo con la vicenda dei vaccini antinfluenzali». Va cambiato il modello di gestione della salute così com’è stato sinora praticato dal centrodestra? «Radicalmente. Ma non vedo alcun pensiero strategico in proposito venire fuori dalla giunta regionale. Con il Pd lombardo invece stiamo lavorando ad una prima bozza di lavoro. Occorre fronteggiare le sfide demografiche e sociali e saper cogliere le opportunità tecnologiche e di innovazione clinica che si stanno presentando. Qui serve un’universalità del servizio». Come si fa il cambio di marcia? «Al primo punto – e ne abbiamo cinque ben precisi – con l’istituzione di un’Agenzia per il governo della sanità. Ci devono essere chiare responsabilità e competenze di ogni attore del nostro sistema sanitario. Altre Regioni, per esempio Veneto e Lazio, hanno già implementato sistemi simili. Quest’Agenzia, che può anche assumere la forma di Azienda pubblica, avrà la responsabilità di coordinare tutto il sistema e di governare anche l’offerta del privato accreditato da una posizione di forza e competenza. Inoltre, potrà farsi carico di gestire gli acquisti sanitari e i concorsi per il reclutamento del personale. Al fianco di essa abbiamo poi bisogno di un soggetto che si occupi veramente di innovazione, ricerca, telemedicina e incrocio e valorizzazione dei big data».
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