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L'ipotesi (ignorata) di ridurre le spese inutili

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 23/11/2020

L'ipotesi (ignorata) di ridurre le spese inutili L'ipotesi (ignorata) di ridurre le spese inutili Francesco Grillo, Il Messaggero
Sul Messaggero Francesco Grillo parla del debito pubblico e dell’ipotesi avanzata dal Presidente dell'Europarlamento David Sassoli di considerare la cancellazione dei debiti detenuti dalla Bce contratti dagli Stati europei per rispondere all’emergenza Covid-19. Secondo Grillo, “molti economisti stanno perdendo l’occasione di cogliere il senso strategico di una questione che mette in discussione non solo i modelli di sviluppo, di democrazia, ma anche le categorie analitiche, intellettuali che usiamo per comprendere una realtà divenuta più complessa. Cancellare debiti che potrebbero pesare per decenni sulle nuove generazioni che sono già quelle che hanno pagato per intero il costo di ben tre enormi crisi negli ultimi vent’anni, è possibile. E, tuttavia, qualsiasi ristrutturazione di equilibri finanziari non più sostenibili deve partire da un principio assoluto: quello della responsabilità. E allora il punto di preoccupazione vera non è tanto la proposta di Sassoli ma l’assenza nel Ddl sulla Legge di bilancio 2021 di una qualsiasi sezione dedicata ad una revisione che sia, finalmente, seria, anche se progressiva ed intelligente della spesa pubblica. Molti sono i richiami retorici alla digitalizzazione che fa il “Piano di Rilancio e Resilienza” che la Commissione Europea aspetta dall’Italia. Ma non si capisce allora perché non abbiamo cominciato a studiare come l’assunzione di nuovo personale in settori critici possa essere compensata dall’utilizzazione di tecnologie che possono liberare molti dipendenti pubblici da attività che sono rese obsolete dai robot, dalle intelligenze artificiali o che, più semplicemente, sono inutili. Ridurre il debito pubblico non è operazione neutra e neppure contabile. Significa scegliere una società che per sopravvivere deve riportare le proprie priorità sul lavoro, sul talento, sulla conoscenza".
 
Veronica De Romanis, La Stampa
Sulla Stampa Veronica De Romani parla dello stallo sul negoziato del Next Generation Eu, bloccato dai veti di Polonia e Ungheria, e ci vede un parallelismo con quanto fatto dall’Italia sulla riforma del Trattato istitutivo del Mes. Per De Romanis “un accordo ci sarà. Ma, non a breve. E, così si perde tempo prezioso proprio in un momento in cui gli Stati devono far fronte agli effetti delle restrizioni legate alla seconda ondata del Covid-19. Bene fa l’Italia a schierarsi contro simili comportamenti antieuropei, eppure non dovremmo dimenticarci che proprio noi abbiamo seguito una strategia non molto diversa da quella miope degli ungheresi e dei polacchi. Nel dicembre 2018 siamo stati noi a mettere il veto alla riforma del Trattato istitutivo del Mes. Certo, la responsabilità era del governo precedente. Ma il premier era Giuseppe Conte e nella coalizione c’era il M5S. La delegazione italiana del ministero dell’Economia contribuì alla stesura di un testo che veniva incontro alle istanze dell’esecutivo giallo-verde. Nonostante ciò, quest’ultimo si oppose. La riforma del Mes in discussione sulla quale l’Italia ha posto il veto in linea di massima non comporta modifiche significative al Trattato. Ma include una nuova funzione, assai delicata. Il Mes potrebbe servire da backstop del Fondo di risoluzione unico bancario. Tale fondo costituisce una sorta di diga nel caso di crisi sistemica a tutela di depositanti e azionisti. Non è ancora operativo, bisognerà aspettare ancora qualche anno per il suo completamento. Il rischio, però, è ritrovarsi senza una rete di protezione finanziaria - backstop appunto. Questa rete potrebbe essere fornita dal Mes riformato. Andrebbe costituita ora. L’Italia con il suo veto sta privando l’Europa di uno strumento indispensabile proprio in una fase in cui il settore bancario potrebbe mostrare serie vulnerabilità come conseguenza della pandemia. In altre parole, l’Italia toglie una protezione agli altri ma anche a sé stessa. Una forma di autolesionismo in fondo non dissimile da quella di Polonia e Ungheria”.
 
Angelo Panebianco, Corriere della Sera
“Grazie a Trump e alla sua volontà di rottamare antichi equilibri, vecchie alleanze e consolidate istituzioni, gli europei hanno potuto nascondere a sé stessi per qualche tempo le proprie inadeguatezze, la propria incapacità di adattarsi al nuovo mondo: un mondo assai diverso da quello in cui l’Europa prosperava economicamente anche grazie all’impegno assunto dagli Usa a presidio della sicurezza europea”. Lo sostiene sul Corriere della Sera Angelo Panebianco, secondo il quale “Biden avrà un atteggiamento molto più amichevole di Trump ma nemmeno lui farà andare indietro le lancette dell’orologio, nemmeno lui potrà di nuovo garantire la sicurezza dell’Europa con la stessa forza e credibilità di un tempo. L’Europa, apparentemente, non se ne è accorta. Di fronte alla nuova situazione geopolitica e strategica è impreparata l’Unione, i cui trattati, le cui istituzioni e le mentalità di coloro che le guidano, sono state forgiate in un’altra epoca. Nel nuovo mondo ci sono per l’Europa sfide inimmaginabili solo alcuni decenni fa. Il declino relativo degli Usa ha infatti accresciuto la libertà di manovra di grandi e medie potenze, rette per lo più da regimi autoritari, tese ad allargare le proprie sfere di influenza anche a spese degli europei, come dimostra il caso della Turchia. Sull’Europa – conclude Panebianco - ci sono sempre state due idee. La prima è di chi (come chi scrive) crede che, una volta privata della tutela americana, essa farebbe molta fatica a camminare sulle proprie gambe. La seconda è di chi ha sempre pensato che, senza l’ingombrante presenza degli Usa, l’Europa se la caverebbe benissimo da sola. Poiché con Biden alla Casa Bianca il clima tornerà amichevole ma i rapporti fra America e Europa non saranno più quelli di un tempo, i sostenitori della seconda tesi avranno ampia possibilità di dimostrare a noi scettici che c’eravamo sbagliati”.
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