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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 20/11/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Carfi: il vaccino di Moderna efficace anche con gli over 65
Sul Corriere della Sera Giuseppe Sarcina intervista Andrea Carfi, 50 anni, chimico e biologo, siciliano d’origine, responsabile della ricerca sui vaccini e le malattie infettive di Moderna, la società americana con sede a Cambridge in Massachusetts, che ha appena annunciato di aver messo a punto un vaccino anti-Covid-19 con un’efficacia del 95%. Dottor Carfi, avete quasi completato la sperimentazione e... «Mi faccia dire subito una cosa. Abbiamo condotto i nostri studi in completa sicurezza. Non abbiamo saltato alcun passaggio. Gli investimenti finanziari da parte del governo americano ci hanno permesso di accelerare lo sviluppo del vaccino». Quali sono i risultati principali? «Abbiamo testato il prodotto su una platea di 30 mila volontari che riflette la composizione della società americana, sia per età che per etnie: giovani, anziani, bianchi, afroamericani, latinos. Richiamo l’attenzione su un particolare molto importante: il 42% del campione è composto da persone ad alto rischio. Nel dettaglio, il 25% è formato da over 65 e il 17% da individui con malattie o fattori di rischio, come diabete, obesità eccetera. Quindicimila hanno ricevuto il placebo, una sostanza innocua, gli altri il vaccino. Ebbene abbiamo verificato che il vaccino è efficace nello stesso modo per tutti, anche per gli ultra settantenni, cioè il segmento della popolazione di solito più refrattario ai vaccini». Su 30 mila volontari, ci sono stati 95 che si sono ammalati di Covid-19 . Di questi, 90 avevano ricevuto il placebo. Qual è stato il decorso della malattia per gli altri cinque, i volontari che erano stati vaccinati? «Nessuno di loro è finito in ospedale o ha avuto sintomi gravi. Questo significa che la vaccinazione assicura protezione dai sintomi più gravi della malattia che richiedono l’accesso dei pazienti alle unità di cura intensiva». Sintomi collaterali pesanti? «Niente di preoccupante e con percentuali molto basse».
 
Falcomatà: ridare ai calabresi una sanità all’altezza del resto d’Italia
Su Repubblica Alessia Candito intervista il sindaco metropolitano di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà, fra i più duri nel chiedere misure drastiche e immediate per «ridare ai calabresi una sanità all’altezza del resto d’Italia». Falcomatà è fra i cinque sindaci della città capoluogo calabrese che ieri hanno incontrato il premier Conte. Sul piatto, misure urgenti per affrontare la pandemia anche attraverso il coinvolgimento delle istituzioni territoriali. «Conte ci ha assicurato che darà alla gestione commissariale una prospettiva temporale ben delimitata». E già questo, dice Falcomatà, «per noi è un risultato». La scelta del prossimo commissario è stato uno dei temi della discussione? «Non abbiamo parlato di nomi, ma di metodo. L’intenzione del governo sembra quella di agire in modo più condiviso e collegiale». Vi hanno dato dei tempi? «Non precisi. La soluzione arriverà a breve, ma ho avuto l’impressione che il governo stia riflettendo con attenzione sul da farsi. Da parte nostra, abbiamo indicato un profilo. Una persona di grande competenza, professionalità, capacità, onestà e passione per la Calabria». Il presidente del Consiglio regionale Tallini finisce ai domiciliari per rapporti con i clan e la politica reclama un ruolo nella gestione della sanità? «Non conosco i dettagli, ma da quanto so la società di distribuzione farmaci finita al centro dell’inchiesta era operativa anche negli anni del commissariamento. Non mi sembra che lo abbia impedito». Perché sulla sanità spesso si incrociano gli interessi convergenti di clan e politica? «La sanità impegna il 70-80% del bilancio di una Regione. Per alcuni è un business e al contempo è un settore estremamente sensibile, che tocca la sfera personale dei singoli». Quale potrebbe essere la soluzione? «Propongo da tempo il superamento della regionalizzazione della sanità. La pandemia e le inchieste hanno dimostrato che la riforma del Titolo V non funziona».
 
Sangalli: una web tax per difendere i piccoli negozi dai giganti di Internet
«Quest’anno sul fronte dei consumi faremo un balzo all’indietro di un quarto di secolo ed il Pil calerà ben oltre il 9% previsto», ricorda in una intervista rilasciata a Paolo Baroni (La Stampa) il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli. Che ora, oltre a ristori «più veloci ed adeguati» chiede al governo di continuare a garantire l’erogazione del credito da parte delle banche e di difendere i piccoli negozi dai giganti del web mettendo in campo anche «una giusta web tax». Anche su questo versante, «l’Europa dovrebbe battere un colpo», sostiene il presidente di Confcommercio, convinto che comunque il Natale, purtroppo, «non potrà segnare una svolta». Tra black friday e feste c’è il rischio che l’e-commerce vi mangi quel che resta degli affari di qui a fine anno... «Proprio il tempo dell’emergenza ha confermato quanto sia importante il ruolo economico e sociale del commercio di prossimità, quanto sia determinante per la qualità della vita il modello italiano di pluralismo distributivo, che significa anche valorizzare i prodotti made in Italy attraverso la rete dei negozi di vicinato. Io spero che le scelte di consumo di ciascuno ne tengano conto. Ma poi servono le scelte politiche». Voi cosa proponete? «Un grande progetto che, nell’ambito del Piano nazionale di ripresa e di resilienza, tenga insieme rigenerazione urbana e rivitalizzazione del tessuto commerciale, dei pubblici esercizi e dei servizi di prossimità di città grandi e piccole». Stanno per arrivare nuovi ristori e forse un nuovo rinvio delle tasse. Non vi basta? «Per quel che riguarda i ristori bisogna rispondere insieme a tre esigenze: tempestività degli interventi, adeguatezza degli stanziamenti, inclusività delle misure a tutte le categorie colpite dalla crisi. Dunque, non soltanto più risorse (e ne servono davvero tante di più), ma anche pieno riconoscimento del fatto che l’emergenza sanitaria è divenuta pericolosamente emergenza economica e sociale».
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