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La pioggia di misure non aiuta

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 20/11/2020

La pioggia di misure non aiuta La pioggia di misure non aiuta Sabino Cassese, Corriere della Sera
Sul Corriere della Sera Sabino Cassese commenta il disegno di legge di bilancio per il triennio 2021-2023, giunto in Parlamento con un ritardo di un mese. Esso contiene la settima manovra economica di questo anno molto particolare. È stato preceduto dai decreti legge «Cura Italia», «Liquidità», «Rilancio» I e II, «Ristoro» I e II, per un valore di un terzo circa dell’ordinario bilancio statale italiano. Dalla Seconda guerra mondiale mai l’Italia si è trovata in tante difficoltà finanziarie, ma mai si è potuta giovare di tanti provvidenziali interventi dall’estero. Sarà, infatti, tra i maggiori beneficiari di fondi europei ed è stata autorizzata, insieme ad altri Paesi, a deviare temporaneamente dal suo percorso di aggiustamento fiscale. Purtroppo, però, questa legge di bilancio è il solito provvedimento «omnibus» (229 articoli), in cui c’è di tutto, comprese misure che hanno ben poche relazioni con la manovra finanziaria e che sono in contrasto con il divieto di inserire nel bilancio norme ordinamentali e settoriali. E si può ragionevolmente prevedere che, in Parlamento, il disegno di legge, invece di liberarsi del superfluo, si caricherà di altre misure destinate a soddisfare appetiti locali. Inoltre, nel bilancio per il 2021 le spese per investimenti sono meno di un quarto del totale. Esso è ricco di briciole distribuite a pioggia, misure di «corto raggio», invece che di finanziamenti per trasporti, scuole, ferrovie, verde attrezzato, altre infrastrutture, che, guardando al futuro, potrebbero dare un impulso all’economia e un segnale alle imprese private. Non si sa se questa preferenza per il contingente, piuttosto che per il permanente, sia più imputabile al corto respiro delle forze politiche, che confondono lo stare al governo con il governare, o all’inefficienza degli apparati pubblici.
 
Marco Zatterin, La Stampa
Sulla Stampa Marco Zatterin si occupa dello stallo a Bruxelles sul lancio del Recovery Fund. Il folle diniego di ungheresi e polacchi ha costretto i Ventisette a una messinscena di 16 minuti per congelare il dossier dei denari per lo sviluppo, un micro-confronto il cui risultato è stato ufficializzare il rischio già evidente che il Recovery Fund slitti nel tempo, magari per l’intero 2021. Era scritto nelle stelle, ma non per questo è meno doloroso. Il virus morde. Le economie frenano. Una buona parte della popolazione dovrà ancora stringere la cinghia. Nemmeno il governo italiano può essere sorpreso. Sinora ha giocato con la prospettiva di incassare i finanziamenti Ue come se il calendario fosse un’opinione. Li ha venduti «entro l’anno», avrebbe fatto bene a specificare quale. Ha speso, come giusto, ma è concreto il sospetto che il denaro a pioggia avrà poco più di un effetto placebo su un motore che non gira bene da anni. Latitano gli interventi strutturali e gli investimenti risolutori, il debito si gonfia e un giorno dovremo pagarlo. La Sanità - su cui non si è puntato per anni e men che meno in questi mesi come si doveva e poteva - infila lungo la penisola perle di tragedia che producono morti ed eroi loro malgrado. Davanti alla catastrofe pandemica bisognerebbe accantonare le stranezze, fare squadra per l’interesse comune ed essere uniti. Servirebbe almeno una Tregua di Natale in cui la politica italiana si uncinasse a un buon senso pratico e risolvesse i problemi impellenti. Ne servirebbe una anche in Europa, il tempo sufficiente perché i Ventisette facciano ciò che hanno promesso, ovvero aprire i portafogli per sostenere le economie nazionali ed evitare un crac di cui farebbero le spese soprattutto i più deboli. Magari un semestre bianco per tornare a respirare, senza urla e brusio di fondo.
 
Giovanni Orsina, La Stampa
Sempre sulla Stampa, Giovanni Orsina spiega perché Berlusconi si sfila da Salvini. E osserva che le divisioni che attraversano l’opposizione, e che separano il primo dal secondo, possono essere analizzate per le loro cause e conseguenze politiche di breve, medio e lungo periodo. Nel breve periodo Berlusconi ha parecchio da guadagnare dal dialogo con la maggioranza di governo: può accrescere il proprio peso politico e la propria visibilità pubblica, presentandosi come uno statista. Sbaglierebbe però, secondo Orsina, chi da tutto questo deducesse che nel medio periodo Forza Italia si stia apprestando a entrare stabilmente nella maggioranza di governo. Pesano le inimicizie politiche che comunque non sono venute meno, in particolare col Movimento 5 Stelle. Sul lungo periodo lo scenario si fa molto nebuloso. La frattura interna all’alleanza di destra-centro è parte della più ampia faglia fra – per così dire – establishment europeista e populismo euroscettico che è venuta emergendo a partire dal 2012. Bene: è molto difficile sapere che cosa ne sarà di questa faglia una volta che il Covid-19 avrà prodotto tutti i suoi effetti. Ci sono almeno tre parametri da tenere d’occhio: il primo è il sistema elettorale: se le prossime elezioni nazionali dovessero sciaguratamente svolgersi con la proporzionale, l’alleanza di destra-centro non avrebbe proprio più nessuna ragion d’essere. Liberi tutti. Il secondo parametro riguarda la situazione sociale: gli effetti economici della pandemia colpiscono soprattutto le categorie che storicamente votano a destra. L’Europa, infine. La pandemia l’ha resa irriconoscibile: il patto di stabilità è sospeso e, al riparo della Banca centrale europea, l’indebitamento monta ovunque. È molto difficile, in queste condizioni, che la faglia fra establishment europeista e populismo euroscettico resti nei prossimi tempi quella che è stata in questi ultimi anni.
 
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