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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 19/11/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Bonafede: nessun allargamento della maggioranza
«Nessun allargamento della maggioranza, ma è doveroso in questo momento dialogare con le opposizioni». Lo afferma il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, intervistato sul Corriere della Sera da Emanuele Buzzi. I temi di divisione nell’esecutivo rimangono molti, a partire dal Mes. «La consapevolezza che è necessario riformare questo strumento è stata espressa anche da autorevoli esponenti, da ultimo il presidente dell’Europarlamento Sassoli. E’ la dimostrazione che nelle posizioni del M5S non ci siano mai stati pregiudizi di natura ideologica. Tra l’altro possiamo contare sulla disponibilità di altre linee di finanziamento, come il Recovery o Sure. Mentre sul Mes, checché se ne dica, continua a pesare lo stigma di strumento salva-Stati per chi è in difficoltà». Di Maio chiede che il M5S pesi di più nel governo. Come? «Ritengo ci siano una serie di temi che devono vederci protagonisti. Penso ad esempio al consolidamento del superbonus e alla straordinaria filiera che il suo indotto può generare. Ma anche alle politiche attive sul lavoro, la riforma fiscale, l’accelerazione dei tempi della giustizia. E poi due punti cardine su cui il Parlamento sta già lavorando: una legge sulle lobby e, finalmente, una vera legge sul conflitto d’interessi. Senza scordare che il Recovery plan si fonda su tre pilastri che fanno parte del dna del M5S: svolta green, innovazione tecnologica e inclusione delle fasce dei più deboli». Berlusconi dice che è un dovere morale collaborare in questa fase, Renzi apre a un allargamento della maggioranza. «Nessun allargamento della maggioranza. Ma è doveroso in questo momento dialogare con le opposizioni. Sottoscrivo totalmente l’appello lanciato dal presidente Mattarella: collaboriamo». L’opposizione vuole collaborare ma sulla manovra avete detto no al doppio relatore. «Non entro nel merito delle scelte del Parlamento, ma ribadisco: il confronto è sempre utile. Proposte migliorative sono ben accette, ma senza confondere i ruoli».
 
Gori: separiamo Berlusconi dai sovranisti
I partiti della maggioranza mandino i loro uomini migliori nel governo Conte, aprano a Forza Italia e così si può puntare a separare Berlusconi dalla destra di Salvini e Meloni. E’ il suggerimento di Giorgio Gori, ex top manager Mediaset e ora sindaco Pd di Bergamo, intervistato sulla Stampa da Fabio Martini. «In fondo – spiega - Berlusconi è stato sempre un po’ sospeso tra necessità di stare in politica anche a tutela delle sue imprese e il desiderio di passare alla storia. La novità è che oggi si sta ampliando il numero delle persone disponibili a riconoscergli un ruolo importante. Sta ora all’intelligenza delle forze di governo e del premier dare segnali concreti». Dal Pd partono segnali, lei è favorevole ad una vera apertura nei confronti di Forza Italia? «La disponibilità di Berlusconi va assolutamente raccolta. Ne ha bisogno la maggioranza, per rafforzarsi. Ne ha bisogno in termini più generali il Paese, che per rimettersi in piedi, dovrà riaccendere il motore e andare oltre una fase puramente ‘protettiva’ e anche molto costosa. Il governo deve allargare l’area di condivisione. Questa è la parola-chiave anche nel valutare il dare-avere. Berlusconi vuole essere ‘ammesso’ alla riflessione sulla legge di bilancio e sullo scostamento. E punta a partecipare al tavolo che deciderà sul prossimo Presidente della Repubblica». Nessuno può immaginare che di punto in bianco entrino nel governo ministri di Forza Italia. Calibrare un’intesa non è semplice? «Non è semplice. Non penso però che si ponga oggi il tema di un formale ingresso di Forza Italia nella maggioranza e nel governo. Non è neppure detto che la disponibilità manifestata di Berlusconi non sia oggetto di ripensamenti, è già successo. Ma europarlamentari di Forza Italia e Pd sostengono assieme la Commissione europea e nessuno si scandalizza. Se ci arrivassimo anche in Italia, staccheremmo la destra moderata da quella sovranista ed estremista che in questi anni ha rappresentato un blocco politico abbastanza minaccioso».
 
Spirlì: c’è un pregiudizio sui calabresi
«Non ho notizie sul nuovo commissario. Anzi, faccio io faccio una proposta al governo: rinunci al commissariamento e diamo vita a una gestione condivisa della sanità calabrese». Lo afferma il presidente ad interim della Regione Calabria Nino Spirlì, intervistato sulla Stampa da Amedeo La Mattina. «Sei mesi, un anno - spiega Spirlì - in cui il nostro assessore alla Sanità venga affiancato da une sponente del governo. Alla fine si restituisca la sanità ai calabresi. Ci sono le energie e una classe dirigente nuova. Non capisco perché possiamo amministrare tutto tranne la sanità». Perché la Calabria non si è distinta per una buona amministrazione della sanità e avete le Asl di Catanzaro e Reggio Calabria sciolte per infiltrazione mafiosa? «Io come giornalista ho denunciato da sempre le infiltrazioni ’ndranghetiste, ho parlato di massomafiopolitica. A parte questa nota personale, devo ricordare che in quasi 12 anni di commissariamento le cose sono peggiorate. Se dobbiamo pensare sempre e solo al passato allora non dovemmo andare più a votare, ma qui c’è invece una nuova generazione politica, in tutti i partiti. Non abbiamo legami con la vecchia classe dirigente, non ci sono più pericoli di infiltrazione criminale. Il risultato del commissariamento è che non abbiamo un piano Covid. C’è un pregiudizio verso di noi. Mi sento offeso per come veniamo additati: calabresi uguale ’ndrangheta». Lei ha un nome da suggerire al governo. Salvini ha fatto il nome di Pellegrino Mancini, responsabile regionale per i trapianti che ha un master in Economia sanitaria. «Il nome del professor Mancini lo condivido assolutamente: ha dimostrato enorme professionalità e attaccamento alla nostra terra dal quale non si è mai allontanato. Lo conosco personalmente e sarebbe una grande scelta. Non è un fatto campanilistico ma sta diventando un peso il pregiudizio nei confronti dei calabresi».
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