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Altro parere

Quel vento da Oriente

Redazione InPi¨ 19/11/2020

Altro parere Altro parere Agostino Giovagnoli, Avvenire
Agostino Giovagnoli commenta su Avvenire la creazione della più grande area di libero scambio del mondo (Rcep) che unisce 15 Paesi del Sud Est asiatico e del Pacifico. “E’ la conferma che oggi il vento della globalizzazione soffia da Oriente, una tendenza in corso da tempo ma particolarmente vistosa negli ultimi anni. Il recente accordo riempie infatti un vuoto lasciato da altri. Dopo aver lanciato grandi progetti di cooperazione commerciale transatlantica (Ttip) e transpacifica (Tpp), gli Stati Uniti d’America hanno poi abbandonato entrambi e l’iniziativa promossa dai Paesi del Sud Est asiatico (Asean) è stata raccolta da Paesi importanti come l’Australia, il Giappone e, soprattutto, la Cina. La creazione di questa grande area di libero scambio, superiore anche a quella della Ue, svela dunque l’altra faccia della recente politica americana, iniziata prima di Trump ma portata da Trump all’esasperazione. Benché mascherata da toni aggressivi, è una politica di ripiegamento e disimpegno dalle grandi questioni del mondo contemporaneo. Lo mostra anche il duro scontro commerciale avviato dal presidente uscente con la Cina che, ostacolando le forme di scambio e di interdipendenza, spinge verso il ‘disaccoppiamento’ delle due economie. Risultato: la Cina si allontana dai mercati occidentali per integrarsi maggiormente in quelli asiatici. Si va così vero la creazione di grandi blocchi continentali sempre più lontani e contrapposti, con crescenti divergenze economiche che si innestano sulle differenze storiche e culturali, accentuandole e radicalizzandole”. “Ma oggi più che mai – sottolinea Giovagnoli -, non è nell’interesse dell’Occidente accentuare le distanze e alimentare i conflitti, come sottolinea l’anziano Henri Kissinger che raccomanda a Joe Biden e Xi Jiping di incontrarsi al più presto per decidere insieme che i loro contrasti, per quanto gravi, non porteranno alla guerra”.
 
Maurizio Crippa, Il Foglio
Sul Foglio Maurizio Crippa difende la scelta del governo di imporre la didattica a distanza per limitare i contagi. “Abbiamo scritto in lungo e in largo, opportune et importune, che le scuole dovevano restare aperte; che altri paesi europei non le hanno chiuse; che invece di pensare ai banchi a rotelle si doveva pensare agli autobus, e che scaricare sulla scuola i disastri dei commissari ad minchiam è da paese incivile. Ci siamo schierati con la ministra Azzolina, che questa battaglia ha sposato, e ha fatto bene. Abbiamo persino applaudito il maestro di Napoli che leggeva Rodari nei Bassi, e bravi pure i prof che fanno lezione nei parchi, un gesto civile di protesta mentre altri statali fanno sciopero. E ha fatto bene, per un giorno, anche Anita. Però poi basta. Ci sono i contagi a palla, c’è la gente che muore. Saremo pure un paese disorganizzato e del piffero, ma davanti alla pandemia anche il diritto ad andare in classe è una belluria, una pretesa astratta. A dirla tutta, abbiamo spiegato anche le buone ragioni della didattica a distanza, e il gran lavoro fatto dai prof davanti al computer. Chi nega i meriti dell’innovazione digitale ha torto. Poi, ovvio, lo sappiamo tutti che la scuola deve stare aperta. Ma dire, «la scuola è in presenza o non è» è una cazzata come i venerdì di Greta per il clima. La scuola a distanza «è un po’ meno», punto. Soprattutto è un capriccio inutile (degli adulti) dar retta a questa ragazzina, Anita di Torino, che ora la intervistano tutti, che sta col banco fuori dal portone e dice che rimarrà “in strada con la neve finché non riaprono la scuola”. Ok, l’ha fatto. Brava. Ma ora torni a casa, col suo computer. Che fuori c’è la gente che si ammala”.
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