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Dopo i ristori si deve investire sul futuro

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 19/11/2020

Dopo i ristori si deve investire sul futuro Dopo i ristori si deve investire sul futuro Davide Nitrosi, Quotidiano Nazionale
“Non saranno i ristori a salvarci in assenza di un piano per dare un futuro alla nostra economia”. Sul Quotidiano Nazionale Davide Nitrosi sottolinea l’urgenza di investire sul futuro per salvare l’economia italiana atterrata dalla apndemia. “La chiusura forzata, gli stop a singhiozzo delle attività, il rinvio dei licenziamenti senza un’adeguata riforma del lavoro, il metadone della cassa integrazione – spiega -, possono solo tenere in vita l’Italia per alcuni mesi, ma non sono né la cura né la soluzione per il malessere che ci ha investito. Oggi serve la ‘terapia intensiva’, ma poi bisogna puntare con progetti duraturi su ciò che rende moderno, coeso e vitale un Paese. Non servono miracoli, ma la capacità di dare un indirizzo alla ripresa, di garantire almeno certezze a chi fa impresa. E’ una sfida, ma è anche un’occasione. Invece si attende come Godot il fondo Recovery promesso dalla Ue, si rifiutano sdegnosamente i prestiti a tasso quasi zero del Mes e ci si affida al cerotto europeo per la Cig (il Sure) senza rispondere a una domanda: abbiamo un piano per ripartire? Che visione abbiamo dell’Italia nel 2025 o nel 2030? Dov’è la road map di investimenti duraturi per i settori strategici, dall’industria alla tecnologia digitale, dalla sanità al welfare, dalla formazione all’informazione? Sono nate nuove professioni, ne sono morte altre in pochi mesi: come pensiamo di indirizzare scuola e università alla luce di questa rivoluzione? E poi basta ipocrisie sulle politiche del lavoro, bisogna rivoluzionare i centri per l’impiego prima che ripartano i licenziamenti. Per salvarci – conclude Nitrosi - servono investimenti rivolti al futuro basati su innovazione e formazione. Rinviare ancora un piano per dare una prospettiva al Paese non è un errore, è una colpa grave”.
 
Francesco Guerrera, La Stampa
Sulla Stampa Francesco Guerrera parla del dilemma “O la Borsa o la vita” che affligge politici, investitori e scienziati alle prese con la pandemia. “Le borse di mezzo mondo sono andate in brodo di giuggiole all’apprendere che ben due vaccini hanno avuto risultati fantastici contro il Covid-19. Ma la vita di milioni di persone rimane esposta a un duplice rischio: la contrazione del virus e la contrazione economica causata dai tentativi di limitare il contagio. E qui, i mercati non hanno tutte le risposte. Per gli investitori, gli annunci di Pfizer e Moderna sono stati il segnale di un imminente ritorno alla normalità, il catalizzatore per l’accumulazione di titoli che fino ad allora erano stati venduti. I gestori di fondi hanno scaricato le società che beneficiano dall’economia in cattività (Amazon e Netflix, Zoom e Apple) per comprarsi le aziende che faranno soldi dopo la liberazione dal virus (alberghi e aerolinee, ristoranti e banche). Ma è una strategia – avverte Guerrera - che non fa i conti con la politica, la scienza e la burocrazia. I vaccini devono ancora superare ostacoli regolamentari, produttivi e logistici che ne ritarderanno l’uso di massa per molti mesi. Inoltre, la prospettiva di un antidoto al virus cambia completamente i calcoli di politici e medici sui lockdown. Da ora, il confinamento forzato acquisisce molto più senso perché limitato nel tempo: è solo una misura per tenere duro ed evitare un’impennata di contagi e decessi fino all’arrivo del vaccino. Ma il costo sociale ed economico del lockdown è notevole. Congelare le attività produttive ha effetti deleteri un po’ dappertutto, dai bilanci delle società alle finanze delle famiglie colpite dalla disoccupazione. In molti parlano del vaccino come la luce alla fine del tunnel, ma in pochi si sono accorti che il tunnel ha molte buche pericolose prima dell’uscita”.
 
Stefano Folli, Repubblica
Stefano Folli su Repubblica parla di “commedia degli equivoci intorno al governo e alla sua maggioranza”. “Da un lato – spiega -, si considera stabile la coalizione e impensabile una crisi dell’esecutivo nel pieno della pandemia e così il premier si giova dell’emergenza e galleggia in un lago dove nessuno ha davvero interesse a provocare una burrasca. Dall’altro lato, tuttavia, quel lago assomiglia sempre di più a uno stagno, dove la stabilità diventa paralisi e si entra in un labirinto dove è facile perdere la rotta. Ne deriva – secondo Folli - un nervosismo che cova sotto la cenere, con i partiti di maggioranza che vivono tempi eccezionali come gli attuali con il passo del giorno per giorno, tra gaffe e infiniti tatticismi. E con parecchie riserve mentali, in primo luogo sulla destinazione delle risorse europee che un giorno o l’altro arriveranno, sia pure in ritardo. Eludere le questioni spinose può servire a guadagnare qualche mese, ma con il rischio che un semplice incidente si trasformi in un crollo rovinoso. E’ evidente infatti che il premier è contrario a iniziative che comportino il metter mano alla struttura del governo. Non si può dargli torto. Se si apre una fessura, rischia di frantumarsi l’intera diga. Di conseguenza il balletto degli equivoci coincide con un gran parlare di ‘dialogo’ senza che si esca da un fumo generico. Berlusconi è abile nel ricordare che la sua storia è ben diversa da quella di Salvini, ma al dunque non è in grado di puntellare l’esecutivo, spezzando il centrodestra, se qualcosa non cambia. Forse a cominciare proprio dal premier. Il quale precisa che dialogare va bene, ma il perimetro del governo non può mutare. Ciò significa che un conto sono gli approcci in Parlamento e un altro è la modifica dei confini politici fra sinistra e destra. Quindi avanti con il dinamico immobilismo”.
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