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Altro parere

La Terza via europea Ŕ un vicolo cieco

Redazione InPi¨ 18/11/2020

Altro parere Altro parere Nicola Porro, il Giornale
“La Terza via europea è un vicolo cieco”. Nicola Porro sul Giornale critica la gestione ‘economica’ del Covid da parte del Vecchio Continente e spiega: “Questa pandemia, originata in Cina, ha fatto emergere tre modelli fondamentali nella reazione al virus. Il primo è quello pianificato e comunista. Esso si è basato sulla scarsa trasparenza e sugli strumenti più duri della repressione. Il lockdown cinese non è uno scherzo, non si applica con i dpcm ma con i fucili. Sulle libertà civili la dittatura chiude, su quelle economiche apre. Due giorni fa la Cina e 14 Paesi dell’area asiatica hanno firmato un patto di libero scambio che vale il 30 per cento del Pil mondiale. Il secondo modello è quello americano. Il trionfo del capitalismo e della libertà. Difficile pensare ad un lockdown alla cinese nel Paese in cui vige il primo emendamento e la libertà di armarsi. Gli americani non sono stati fermi, hanno pragmaticamente investito un mucchio di quattrini. L’amministrazione Trump ha aperto il portafoglio e, nel giro di pochi giorni, ha concesso a fondo perduto 2,5 miliardi di dollari alle case farmaceutiche per trovare il vaccino. Moderna, l’ultima ad aver testato il siero magico, si è beccata poco meno di 500 milioni. I miliardi a fondo perduto non solo renderanno gli americani immuni per primi, ma alla fine ritorneranno a casa in termini di maggiori guadagni per l’intero sistema. E poi c’è il modello europeo. Una via di mezzo tra i primi due sulle libertà civili. In economia invece è un unicum: ha progettato un fondo da 750 miliardi, lo ha annunciato prima dell’estate con i fuochi di artificio, e per le sue procedure politiche lo ha bloccato due giorni fa (proprio quando il continente asiatico e due miliardi di persone decidevano di ridurre i dazi tra le loro economie). Il veto di due soli Paesi blocca un fondo di cui avrebbero usufruito in ventisette. In Europa, sui nostri media, i nostri intellettuali possono compiacersi della presunta superiorità del sistema politico ed economico continentale. La realtà, che non ci auguriamo, è che il Covid rischia di essere ciò che è stata l’influenza per gli Aztechi o il crollo demografico per l’Impero Romano: il catalizzatore di un lento ed inesorabile declino. Sommersi dal sacrosanto ripudio delle autocrazie, impauriti dalle libertà civili e di mercato, presumiamo di aver adottato una terza via fatta di procedure e burocrazie, che però non ci porta da nessuna parte”.
 
Roberto Giardina, il Giorno
L’Europa è ancora divisa da un muro tutt’altro che virtuale. Ne parla Roberto Giardina sul Giorno: “Nel dicembre del 2001 – scrive - fu deciso l´allargamento ai paesi che per oltre quarant´anni erano vissuti sotto il dominio di Mosca. L´Europa si proietta nel futuro, dopo la caduta del muro si supera la frattura tra Est e Ovest, furono i commenti entusiasti. A chi era perplesso si rispondeva: non si ferma il treno della storia. Anche Günter Grass, nato a Danzica, era scettico: mi fanno paura i treni che non si possono fermare. Un pessimista e un cattivo europeo? Con quel balzo in avanti paradossalmente siamo caduti indietro, risucchiati nel passato. All´Est hanno conquistato il benessere, ma non basta una generazione per cambiare mentalità. Bruxelles vuol condizionare le sovvenzioni al rispetto dei diritti umani. Polonia e Ungheria si ribellano, rispondono con un ricatto: a casa nostra decidiamo noi, o mettiamo il veto al bilancio europeo. E si rinviano gli aiuti per fronteggiare l´epidemia, si perde tempo, si mettono a rischio migliaia di malati. Sfruttano le nostre leggi democratiche per soffocare la libertà. Un errore fatale. Per la fretta si chiuse un occhio sui dati economici dei nuovi membri. E entrambi gli occhi sulla realtà sociale: l´ingresso nella Comunità di Bruxelles avrebbe accelerato il progresso. Senza dover più superare un esame, avvenne il contrario. In un colpo, il primo maggio del 2004, entrarono Polonia e Ungheria, e altri otto, da 15 passammo a 25. Romania e Bulgaria entrarono tre anni dopo, anche se non soddisfacevano nessuno dei criteri indispensabili. Un´Europa troppo grande avrebbe bisogno di nuove regole. Come decidere? Con quale maggioranza, dei cittadini o dei paesi membri? Alla fine non si riuscì a superare il diritto di veto. Ogni paese può bloccare l´Europa intera. Cipro o Malta valgono quanto Germania o Italia. La Polonia e l´Ungheria non hanno sprecato gli aiuti europei, i soldi degli altri, anche i nostri. Il benessere aumenta, più difficile guarire dai mali del passato. A Varsavia, a Budapest, chi è al comando impone la sua volontà, come al tempo dell´Urss. Si vieta l´aborto, si perseguitano le minoranze, si controlla la stampa. L´ungherese Orban, il polacco Kazcynski minacciano: se ci tagliate i fondi, blocchiamo l´Europa, e noi scopriamo che il muro esiste ancora anche se non si vede”.
 
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