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Redazione InPi¨ 16/11/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Di Maio: Nel Governo il M5S deve pesare di più
“Nel governo il M5S deve pesare di più; Casaleggio e Di Battista sostengano la maggioranza”. Lo afferma il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, intervistato da Annalisa Cuzzocrea per la Repubblica. Dopo la nascita di correnti ufficiali e la celebrazione del primo congresso, non è ora di smetterla di aver paura di usare la parola partito, quasi fosse un’offesa? «I 5 stelle hanno lo spirito del movimento e dotarsi di una struttura non significa certo rinnegare i propri principi. Le anime sono diverse, i nostri modelli di partecipazione alternativi ai partiti, ciononostante abbiamo deciso di evolverci e di costruire qualcosa di più solido. L’idea di coinvolgere la società civile è stata nostra prima ancora del 2013. E sa, io penso che per alcuni aspetti siano stati i partiti a cominciare a emulare il Movimento. Una cosa è certa, dopo ieri c’è un prima e un dopo. E io sono contento dei profondi cambiamenti apportati alla nostra organizzazione». Cosa sarà questo dopo? Cos’è che è davvero cambiato? «Il fatto che il Movimento si candidi a essere una forza politica strutturale del panorama italiano. Ricorda le parole di Beppe Grillo? Era nato per scomparire, per dissolversi. Oggi prendiamo atto della necessità di un’organizzazione che lo tenga in vita. Il M5S servirà a governare e a rappresentare nelle istituzioni questo Paese ancora a lungo». Lei si candiderà alla guida del movimento? «A tempo debito farò le mie valutazioni. Ora è prematuro». È vero che potrebbe tornare a fare il capodelegazione al governo? «Un capo delegazione già c’è, quel che chiedo è che il Movimento faccia pesare di più il suo ruolo. Non è una critica a Bonafede, che ha tutta la mia fiducia, ma dobbiamo migliorare il lavoro di squadra, possiamo fare molto di più». Come va cambiato il rapporto con l’associazione Rousseau? Con un contratto di servizio? «Da questa due giorni è venuta fuori chiara l’esigenza di spostare alcuni servizi di Rousseau direttamente alle dipendenze del Movimento. Tra questi, quelli che ne garantiscono l’autonomia economica e quelli che riguardano la certificazione delle liste elettorali. È opportuno trovare una soluzione che soddisfi entrambe le parti e che, soprattutto, rafforzi il M5S. O si capisce che l’obiettivo è uno e si rema tutti nella stessa direzione, oppure la vedo dura. Il contratto di servizio è un’ipotesi». Casaleggio ha disconosciuto l’intero percorso dicendo che era tutto già deciso. È così? «Io ho visto tutti i partecipanti molto soddisfatti. Questo è importante. Poi se a qualcuno non è piaciuto va bene, è legittimo. Ma siamo in democrazia e decide la maggioranza». Di Battista ha parlato di un vertice genuflesso davanti ai padroni. Come risponde? «Credo, e mi auguro, che non si riferisse al Movimento. Alessandro ha molte energie in questo periodo. È un bene. Di mio ho sempre diffidato da chi crede di essere il titolare della verità assoluta. E se non ricordo male, anche lui la pensava così».
 
Tinagli: Spero in un passo indietro dei sovranisti in Europa sul Recovery fund
«Sono dispiaciuta e delusa da questa decisione, ma spero che la partita non sia chiusa: Polonia e Ungheria devono rendersi conto che più che un dispetto all’Europa fanno un danno ai loro cittadini che sono tra i principali beneficiari dei fondi Ue». Lo afferma Irene Tinagli, presidente della commissione Affari Economici del Parlamento europeo, intervistata da Marco Bresolin per La Stampa. Il Parlamento europeo accetterebbe una marcia indietro sullo Stato di diritto? «Per noi si tratta di un tema ineludibile. Da tempo parlavamo di un meccanismo per la tutela dei valori Ue e questa è la giusta occasione per farlo. Non si può cedere alla retorica dei sovranisti – non solo polacchi e ungheresi – per cui l’Ue è un bancomat dal quale prendere soldi solo quando fa comodo. L’Ue è un’unione di valori basata sul rispetto di alcune regole comuni». Nel frattempo, però, il Recovery è tenuto in ostaggio: quale può essere la via d’uscita? «Spero ancora in un lieto fine. Ma se la situazione non dovesse cambiare, la Commissione e le altre istituzioni europee potrebbero trovare soluzioni innovative e creative». Intanto avete iniziato i negoziati con il Consiglio sul regolamento del Recovery: dobbiamo aspettarci un altro braccio di ferro? «Noi siamo pronti a negoziare anche di notte perché vogliamo chiudere entro Natale. La posizione del Parlamento è ambiziosa, ma realista. Abbiamo proposto per esempio di aumentare al 20% l’anticipo ai governi perché molti Stati arriveranno al pagamento della prima tranche in serie difficoltà e quindi è giusto concedere maggiori risorse per avviare subito riforme e investimenti». Il Parlamento, però, vuole entrare nel processo di governance: questo non rischia di appesantire ulteriormente il processo? «Sappiamo che è un punto delicato per molti governi. Noi chiediamo un coinvolgimento del Parlamento: vogliamo essere consultati per capire come vengono spesi i soldi dei contribuenti Ue. Ma non abbiamo alcun interesse a rallentarne o ritardarne il processo». Resta il fatto che difficilmente i soldi arriveranno prima dell’estate. «Noi ci impegniamo a fare la nostra parte e siamo fiduciosi che i regolamenti saranno pronti entro la fine dell’anno. Però l’iter dipende anche da altri fattori, come la ratifica nei parlamenti nazionali. Senza ulteriori rallentamenti spero che i fondi possano arrivare entro l’estate».
 
Abrignani: I governi investano subito nel vaccino senza badare a spese
I governi devono investire sul vaccino senza badare a spese. Lo afferma l’immunologo Sergio Abrignani, intervistato da Adriana Bazzi per il Corriere della Sera. Professor Abrignani, Moderna che cosa ci dice di più, con il suo vaccino, rispetto a quello della Pfizer annunciato qualche giorno fa? «Moderna dice che il suo vaccino protegge dall’infezione chi lo ha fatto, rispetto a chi non lo ha fatto, in oltre il 90 per cento dei casi. Come il vaccino Pfizer, in quanto a percentuali, ma con un vantaggio in più rispetto poi alla possibilità di mettere a disposizione questo preparato nel caso di vaccinazione su larga scala. Difatti, mentre il vaccino Pfizer deve essere conservato in ghiaccio secco (cioè attorno ai 70-80 gradi sotto zero, ndr), per il Moderna vanno bene -20 gradi, cioè un congelamento normale. E quindi è più facile da gestire». Quindi avrebbe un vantaggio? «Sì, proprio se si pensa alla sua disponibilità pratica. E in prospettiva (visto che i vaccini allo studio sono decine) vincerà, alla lunga, chi offrirà la migliore logistica di distribuzione». Ritorniamo, però, al tema centrale: questi vaccini funzionano davvero? Che prove scientifiche hanno alle spalle? Sembra di capire che la loro efficacia sia al momento «certificata» soltanto dagli annunci delle due aziende interessate... «È così, ma i dati, complessivi, si riferiscono a oltre 85 mila persone: quelle vaccinate, esposte nella vita quotidiana al virus, risultano meglio protette dalla malattia rispetto a quelle non vaccinate». Al momento, però, questi dati non sono stati pubblicati sulle più autorevoli riviste scientifiche che rappresenterebbero il vero punto di riferimento per la loro certificazione. È così? «Sì, è così. Questi ultimi dati non sono stati pubblicati, è vero. Ma alcuni dati preliminari, sì, lo sono stati. Per esempio sull’efficacia di questi vaccini negli animali da esperimento, come i macachi, dove hanno stimolato una risposta immunitaria capace di difendere gli animali quando infettati con il coronavirus. Non dobbiamo, però, dimenticare che a distanza di dieci mesi dallo scoppio dell’epidemia, abbiamo comunque a disposizione dei vaccini. E questa è una notizia straordinaria. La ricerca ha bruciato i tempi». Veniamo al problema della disponibilità e dell’accesso ai vaccini. In questo momento i governi, in tutta Europa, stanno acquistando i vaccini a «scatola chiusa», cioè prima di capire la loro reale efficacia. È accettabile? «In realtà, grazie a queste nuove ricerche, la scatola è mezza aperta. Ed è giusto che i governi si impegnino, economicamente, per garantire l’accesso ai vaccini alla popolazione, anche a costo di perdere soldi. È una scommessa che si gioca per il bene dei cittadini».
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