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Altro parere

Lockdown, trova le differenze tra marzo e oggi

Redazione InPiù 11/11/2020

Altro parere Altro parere Michele Brambilla, QN-il Resto del Carlino
Le differenze tra il primo lock down e quello in cui, di fatto, stiamo entrando. Prova ad analizzarle Michele Brambilla su QN-il Resto del Carlino: “Ci sono alcune differenze fra il lockdown di primavera e quello - anzi, quelli - di adesso. Le prime differenze stanno nella forma, cioè negli stessi Dpcm. Il primo fu un lockdown unico ed uguale per tutto il territorio nazionale; quello attuale, appunto, varia da regione a regione. In marzo e aprile diverse regioni meno colpite dal virus si lamentarono per essere state sottoposte a misure identiche a quelle delle aree più colpite. Oggi, alcune di quelle stesse regioni invocano misure uniformi in tutta Italia. Mah. Altra differenza. Il lockdown di marzo e aprile fu davvero totale: nel senso che furono chiuse anche le attività produttive, eccezion fatta per quelle essenziali. l lockdown attuale nelle zone rosse ricorda piuttosto la ‘coda’ di quello primaverile, cioè il periodo 4-18 maggio, quando le attività produttive vennero tutte riaperte (solo dopo il 18, appunto, riaprirono bar, ristoranti eccetera). Ma anche qui, c’è una differenza, e non da poco: in quella prima metà di maggio, le scuole restarono chiuse. Ora, in buona parte, sono aperte. Queste appunto le diversità per quanto riguarda le disposizioni governative. Ma c’è un’altra differenza, che non sta scritta da alcuna parte, né tantomeno bollinata e pubblicata in Gazzetta Ufficiale. Ed è il comportamento di noi italiani. Allora, obbedimmo tutti. Il premier ci chiese di restare in casa, e in casa restammo. Che sia stata disciplina o paura, poco importa. Ma quello fu il comportamento degli italiani. Oggi, chi giri a Milano o a Torino – per citare due città in zona rossa – nelle ore in cui si può girare con autocertificazione (cioè tutte, esclusa la notte), non ha un’impressione molto diversa da quella che si ricavava al tempo pre-virus. Perché siamo cambiati? In parte perché abbiamo meno paura, e questa è una buona notizia. Ma in parte anche perché non tutti hanno contezza del rischio che corrono ma soprattutto del rischio che fanno correre, poi, ai più anziani che incontrano. Ora che si parla tanto di unità nazionale, ecco: l’unità nazionale dovrebbe partire da certe piccole cose”.
 
Mattia Feltri, La Stampa
Mattia Feltri nel suo Buongiorno sulla Stampa ironizza sul Pantheon della sinistra nostrana e sui suoi ricorrenti innamoramenti: “In effetti – scrive - doveva succedere e finalmente è successo: in una bellissima intervista concessa a «La Repubblica», Walter Veltroni ha sottolineato che la vittoria di Joe Biden deve essere un modello per la sinistra italiana. Aveva usato le stesse identiche parole quando fu eletto Barack Obama: un modello per la sinistra italiana. Quando in Brasile fu eletto Lula, un autorevole dirigente dei Ds, Cesare Salvi, lo definì un fatto di straordinaria portata per la sinistra italiana. Quando in Spagna fu eletto José Zapatero, un altro autorevole dirigente dei Ds, Fabio Mussi, lo ritenne un punto di svolta per la sinistra italiana. Quando in Francia fu eletto François Hollande, il sempre simpatico Pierluigi Bersani individuò l’apertura di una fase nuova per la sinistra italiana. Quando negli Stati Uniti fu eletto Bill Clinton, molto sobriamente il sommo Massimo D’Alema si limitò a dichiararlo un ponte per la sinistra italiana. Quando in Gran Bretagna fu eletto Tony Blair, il bravo Piero Fassino vi scorse un esempio per la sinistra italiana. Quando in Grecia fu eletto Alexis Tsipras, l’eternamente e deliziosamente laterale Gianni Cuperlo invitò a cogliere l’opportunità per riaprire il cantiere della sinistra italiana. Persino quando in Venezuela fu eletto Hugo Chávez, ci fu chi riuscì a vedere a portata di mano la grande occasione per la sinistra italiana, e fu l’impareggiabile Fausto Bertinotti. Purtroppo non ricordo più chi intravvide anche nell’elezione di Bill de Blasio a sindaco di New York una imperdibile chance per la sinistra italiana. Poi, non so come non so quando, sono finiti a Di Maio”.
 
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