Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Zerocalcare: źVedo solo macerie, la protesta Ŕ legittima╗

Francesca Schianchi, La Stampa, 28 ottobre 2020

Redazione InPi¨ 31/10/2020

Zerocalcare: źVedo solo macerie, la protesta Ŕ legittima╗ Zerocalcare: źVedo solo macerie, la protesta Ŕ legittima╗ «Mi sembra che ci siano tre diversi blocchi che si stanno esprimendo». Chiuso nella sua casa di Rebibbia a disegnare, Michele Rech, il fumettista Zerocalcare, guarda passare le immagini delle proteste di questi giorni. Prima Napoli, poi Roma, Torino, Milano. E focolai di protesta qua e là in tutta Italia. E lui, che le periferie le frequenta e le racconta, ci ha riflettuto sopra. Tre blocchi, cioè? «Uno – spiega a Francesca Schianchi (La Stampa, 28 ottobre 2020) – è quello dei ristoratori e dei commercianti, che protesta contro le chiusure. Un altro è quello del mondo antagonista, che chiede un reddito universale. Un terzo è espressione dei giovani di periferia, e si caratterizza diversamente a seconda del tessuto sociale della città». Ad esempio? «A Napoli non penso ci fosse una regia criminale, ma se ci sono pezzi di città dove l’illegalità è pervasiva mi sembra normale che ci fossero anche loro. A Roma c’è stata la manifestazione dei fascisti, a Torino una composizione mista tra ragazzi che frequentano lo stadio e immigrati di seconda generazione, più modello banlieue francese». Si è fatto un’idea molto precisa delle piazze… «Ho provato a guardarci dentro perché è una cosa su cui sono abbastanza in fissa. Ogni volta che succede qualcosa si cerca un capro espiatorio: è la camorra, sono gli ultras… Ho sempre pensato che fosse una lettura sbagliata». All’indomani dell’omicidio di Willy Duarte ha invitato via Facebook a «restituire la complessità delle situazioni». «La tendenza è quella di cercare di mettere etichette rassicuranti per dire che è sempre qualcosa di esterno a noi. Non è che fascisti o ultras non ci siano, ma non si esaurisce tutto lì. Io vedo questi tre blocchi accomunati da un disagio che legittima la loro protesta». Però è illegittimo spaccare vetrine e mettere a ferro e fuoco le città. «Ci ho pensato, sapevo che qualcuno mi avrebbe fatto questa domanda. Nelle ultime 24 ore ho parlato con alcuni amici. Uno ha investito i risparmi di una vita in un ristorante: ora è coperto di debiti. Un altro ha chiuso dopo aver dilapidato tutto quello che aveva. Un terzo organizza eventi, è fermo da marzo ed è stato costretto a tornare a vivere dai genitori. Attorno a me vedo macerie vere, gente che vede il baratro davanti: e guardi non lo avrei detto all’epoca del primo lockdown, ma ora sì. Dinanzi a tutto questo, discutere della vetrina di Gucci mi sembra come se parlassimo di uno che ha buttato le cartacce a terra durante il bombardamento di Dresda». E se avessero devastato il ristorante di qualcuno indebitato quanto il suo amico? «Se sento che hanno spaccato il motorino a un rider mi dispiaccio, ma non può diventare questo il tema». Non pensa che per arrivare al tema bisogna prima condannare le violenze? «Il punto è che si continua a parlare delle violenze anziché del resto: mi sembra che si sposti l’attenzione dal problema vero». Cioè il disagio di chi, diceva, vede davanti a sé il baratro, a differenza del primo lockdown. È peggiorato tutto così velocemente? «Alla fine del primo lockdown i danni erano contenuti, c’è stato un impoverimento ma si vedeva un termine. Orami sembra che non si veda più la fine». Vede un clima molto cambiato? «La scorsa volta ci sono stati comportamenti istituzionali consapevoli della gravità della situazione. Ora non c’è più quest’attenzione: sentiamo cose che non stanno né in cielo né in terra, “a dicembre saremo tranquilli”, ma chi ‘cce crede? E com’è possibile che questa seconda ondata sia arrivata senza che si fosse preparata una strategia?». Che giudizio si è fatto delle nuove chiusure imposte dal Dpcm di domenica? «Non sono un virologo, ma visti i numeri io penso che bisognerebbe chiudere tutto. Bisogna però dare un aiuto con interventi strutturali». A cosa pensa? «Bisogna affrontare la questione del reddito universale. So che c’è un problema di soldi, ma viene un momento della storia in cui i soldi si prendono dove ci stanno. Anche in questo periodo c’è chi si è arricchito: andiamo a chiedere i soldi a chi li ha».
 
Altre sull'argomento
Oggi hanno detto
Oggi hanno detto
Interviste da non perdere
Oggi hanno detto
Oggi hanno detto
Interviste da non perdere
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.