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PerchÚ colpiscono la Francia

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 30/10/2020

PerchÚ colpiscono la Francia PerchÚ colpiscono la Francia Enrico Franceschini, la Repubblica
All’indomani dell’attentato di Nizza (tre persone uccise da un terrorista tunisino), Enrico Franceschini su Repubblica spiega perché la Francia è sotto attacco. Per l’ideologia della guerra santa islamica, in Occidente esistono due nemici su tutti: il Vaticano, simbolo della cristianità, e la Francia, icona del laicismo. Agli occhi della Jihad, due facce della stessa medaglia. In questo momento il presidente francese Macron incarna entrambe, descritto come il leader di una crociata contro l’Islam che ne fa il bersaglio di invettive e proteste che vanno dal Gran Muftì di Gerusalemme al primo ministro pakistano Imran Khan, dal Bangladesh all’Iran, con in primo piano la Turchia di Recep Erdogan, aspirante al ruolo di nuovo sultano del Vicino Oriente. È questo coro a fare da ispiratore dei tagliatori di teste che inneggiano ad Allah. Individuarli uno ad uno è praticamente impossibile. Per fermarli servirebbe abbattere l’ideologia che li alimenta, come avverte un vecchio detto della politica americana: “Se vuoi liberarti delle zanzare, prosciuga la palude”. Il problema è in che modo prosciugarla. Dalle moschee e dai centri di potere dell’Islam dovrebbero giungere accorate denunce di chi uccide nel nome di Maometto. Beninteso, l’Arabia Saudita ha condannato la pubblicazione delle vignette “blasfeme” senza esortare a vendette e il governo di Ankara è stato lesto a esecrare l’accoltellamento nella chiesa di Nizza. Eppure il presidente turco non capisce, o non vuole capire, e molti musulmani insieme a lui, che Macron non decide la copertina di Charlie Hebdo. «Opporsi agli attacchi contro il nostro profeta Maometto è una questione d’onore», afferma Erdogan. Ma per l’Occidente difendere la libertà d’espressione è una questione vitale. “Liberté, égalité, fraternité”, il motto della Rivoluzione francese, rimane il vaccino per sopprimere lo spettro del terrorismo.
 
Bernard Guetta, La Stampa
Anche Bernard Guetta sulla Stampa riflette sull’attacco terroristico di ieri a Nizza. La Francia – scrive Guetta – si trova oggi di fronte a un numero esiguo, ma molto pericoloso, di persone completamente perdute dal punto di vista sociale, psicologico e politico. Si tratta di persone che non sanno più qual è la loro identità, che non sanno più se sono francesi o algerini, francesi o marocchini, francesi o chissà cos’altro, e che a un certo momento strutturano una nuova identità gettandosi in un’idea di Jihad – un’idea, appunto, perché questa non assomiglia a nessuna forma conosciuta di Jihad. Sono giovani smarriti, giovani che si sentono marginali e per questo diventano immensamente pericolosi. La pandemia poi ha contribuito ad accrescere le disuguaglianze. E quando alla tensione sociale creata dalla pandemia – in Francia come in molti altri Paesi – si aggiunge la follia dissennata degli attentati gli effetti sulla comunità possono essere deflagranti. Il mondo che sto cercando di descrivere sconta un gap culturale che si è trasformato in un muro di incomprensione, per cui ci sono giovani, oggi in Francia, che hanno una concezione della libertà di espressione inconcepibile per altri, anch’essi francesi. Il mondo musulmano, anzi i mondi musulmani, attraversano una crisi psicologica, sociologica e civile di un’ampiezza mai vista prima da nessun’altra religione in nessun momento della storia. L’Islam è un caos assoluto, e ogni musulmano riflette questo caos, vi è in qualche modo perduto. Non voglio sembrare ridicolmente nazionalista, ma sono immensamente fiero del mio Paese, perché trovo che la Francia abbia reagito e reagisca alle manifestazioni d’orrore, dal Bataclan a Charlie Hebdo fino a oggi, con una profonda saggezza, con una calma e un’intelligenza assolutamente incredibili.
 
Fiorenza Sarzanini, Monica Guerzoni, Corriere della Sera
Sul Corriere della Sera, Fiorenza Sarzanini e Monica Guerzoni indicano le dieci cose da fare subito per scongiurare il peggio – un nuovo lockdown totale – di fronte alla seconda ondata di contagi. REGOLE - Rispettare le regole, a partire da mascherine, distanziamento e lavaggio delle mani. TRASPORTI - Ridurre la capienza di bus e metropolitane. SCUOLA - La scuola va tenuta aperta, ma deve essere organizzata meglio (scaglionamento degli ingressi ed eventuale mascherina al banco obbligatoria per le medie e le superiori). ZONE ROSSE - Le aree dove è alto il livello di contagio e di sofferenza delle strutture ospedaliere vanno chiuse senza esitazioni. CONTROLLI - La maggioranza dei cittadini sta facendo sacrifici enormi per sopravvivere, forze dell’ordine e polizia locale devono potenziare i controlli e stanare chi crede di essere più furbo. TAMPONI – Rendere operativi gli accordi siglati dai ministri Speranza e Boccia con i presidenti delle Regioni per coinvolgere medici di famiglia e pediatri di libera scelta. Potenziarli con l’impiego dei militari, dei volontari sanitari. Non rinunciare al tracciamento dei positivi. MES - I soldi servono e ne servono tanti per il settore sanitario. Per questo il Mes deve essere preso. MEDICI - Rivedere la norma che, anche durante una simile emergenza rende obbligatoria la pensione per i medici di base. Accettando la richiesta di chi vuole rimanere. COVID HOTEL - Se ne parla da mesi, ma è ancora un miraggio la ricerca di hotel o appartamenti per consentire a tante famiglie che non hanno spazi adeguati di isolare i positivi durante il periodo di quarantena. CONDIVISIONE - Solo a ottobre il presidente del Consiglio ha firmato tre Dpcm. Un modo di procedere a scatti; forse aiuterebbe allargare lo sguardo, aprire la stanza dei bottoni alle opposizioni e provare a condividere la strategia.
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