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Altro parere

Conte ha giÓ deciso la chiusura

Redazione InPi¨ 29/10/2020

Altro parere Altro parere Franco Bechis, Il Tempo
Sostiene Franco Bechis sul Tempo che il premier Giuseppe Conte ha già deciso la chiusura. La parola ufficialmente è proibita. Ma anche se ieri in Senato ha ripetuto di volerlo evitare, Conte ha già preparato la strada verso un sostanziale lockdown, pronto a seguire il passo compiuto ieri da Emanuel Macron in Francia e in parte da Angela Merkel in Germania. Il primo segnale è arrivato dalla struttura del commissario all'emergenza sanitaria, Domenico Arcuri, che ha inviato la disdetta dei contratti ad alcune aziende fornitrici dei materiali sanitari di protezione della scuola. Secondo quanto risulta a Il Tempo la disdetta è già arrivata formalmente alle aziende che fornivano il gel igienizzante, ma sono state avvisate anche quelle che producono le mascherine per alunni, docenti e personale non docente, in primis Fca che ne aveva quasi il monopolio. L’interruzione delle forniture per la scuola fanno presagire il blocco totale della attività degli istituti, che sono la condizione prevista dal cosiddetto «scenario 4» tratteggiato dall’Istituto superiore di Sanità già nel mese di agosto: è quello della pandemia sfuggita totalmente al controllo delle autorità sanitarie e del sistema ospedaliero non più in grado di reggere alle conseguenze della crescita dei contagi e dei malati gravi. È la condizione che portò al lockdown di marzo, anche se in questo caso il comitato tecnico scientifico lascia aperta la possibilità di chiusure diverse sul territorio nazionale. Chiaro che se tutti i figli devono restare a casa il fermo della attività non può essere il solo, perché qualcuno deve pure accudire i minori ed è assai sconsigliabile in questa situazione del contagio l’affido a persone anziane come ovviamente sono i nonni. Debbono per forza esserci provvedimenti estesi sullo smart working e il finanziamento di nuovi congedi parentali.
 
Franco Monaco, Avvenire
Su Avvenire Franco Monaco prende spunto dalle recenti parole di Mattarella («Il vero nemico è il virus») per invitare a comportamenti più seri e sobri di fronte alla tragedia che ci ha investito. Tragedia senza precedenti e paragoni, che, per talune conseguenze, è stata paragonata alle guerre mondiali del secolo scorso. Un deficit di consapevolezza sconcertante se solo si considerano i numeri, a cominciare dai decessi, l’estensione a tutto il mondo, lo spiazzamento degli stessi scienziati, in un tempo che aveva portato la scienza ai vertici del credito e del potere. Solo questa sottovalutazione al limite dell’esorcismo può spiegare certi comportamenti dei quali sono prodighe le cronache. Pensiamo alla vacuità, alla leggerezza del chiacchiericcio di chi, senza cognizione di causa, si esercita nello sport nazionale di eccepire su questa o quella ricetta per fare fronte al mostro. Un po’ come nei discorsi da bar sulle partite di calcio. Tutti coach della nazionale. Un mix di presunzione, superficialità, benaltrismo. Come pretendere ricette risolutive a un male che nessuno al mondo sa come debellare? Che senso ha sentenziare e dividersi su questa o quella misura restrittiva, tutte per definizione criticabili e insufficienti? Ma non leggiamo i dati che disegnano la curva epidemica dei Paesi che ci circondano, a cominciare dalla Francia, che pure vanta una pubblica amministrazione di grande efficienza? Di fronte al "nemico" comune, dentro un’emergenza drammatica oggettiva, saggio sarebbe attenersi a due elementari princìpi: fiducia nella scienza e ancoraggio alle istituzioni. Ma anche qui si pongono problemi. Pensiamo al cedimento di taluni esperti che, dalle tv, indulgono al protagonismo, alla fiera delle vanità (e delle rivalità), alla subordinazione politica, sino al colpevole negazionismo. I nomi sono noti e non fanno onore alla categoria.
 
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