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Il rischio del disastro sociale

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 29/10/2020

Il rischio del disastro sociale Il rischio del disastro sociale Massimo Cacciari sulla Stampa
Sulla Stampa Massimo Cacciari mette in guardia dal rischio di un imminente disastro sociale. La seconda ondata – scrive – era prevedibilissima e occorrevano più strutture di terapia intensiva, più medici e infermieri, indirizzi precisi per medici di base e sanità sul territorio. Sono responsabilità politiche che non si possono dimenticare. E responsabilità tutta politica è quella per cui, malgrado le esperienze della scorsa primavera, siamo punto e capo nello sconquasso istituzionale dei rapporti tra Amministrazioni locali, Regioni e Governo. Ora l’ombra della crisi si allunga ben oltre la questione nuovi lockdown sì o nuovi lockdown no. È crisi economica che innesca colossali problemi di ordine sociale. Il nostro futuro si gioca intorno al modo in cui verranno affrontati. Ormai il fronte si è spostato, o, meglio, a quello sanitario-ospedaliero si è aggiunto l’altro, quello sociale, e per quest’ultimo la situazione appare, se possibile, ancora più drammatica. La crisi esaspera, e non solo da noi, contraddizioni e disuguaglianze tra settori economici e ceti sociali fino a generare ingiustizie intollerabili per un regime democratico. Occorrono massicci interventi a sostegno dei settori colpiti che, a differenza di quelli per la prima «ondata», giungano direttamente agli interessati, siano immediatamente tangibili, senza odiose mediazioni bancarie e burocratiche. Facile a dirsi – ma come? Ogni vacua promessa, ogni ulteriore rimando e rinvio, non faranno che aggravare la crisi sociale. Il Governo – questo, come quello di molti altri Paesi europei – dovrà finalmente dichiarare con quale strategia economica e finanziaria intende affrontare l’esigenza imprescindibile di non esasperare le disuguaglianze, di sostenere le condizioni di vita di milioni di cittadini, che i suoi provvedimenti (giusti o sbagliati a questo punto conta, ma conta poco) minacciano di rovinare.
 
Maurizio Ferrera, Corriere della Sera
Sul Corriere della Sera Maurizio Ferrera invita a sua volta a pensare sin da ora al mondo post Covid. La seconda ondata sta suscitando infatti proteste e disordini in tutta Europa. Alla base del profondo disagio sociale vi è l’intreccio «perverso» fra il sanitario e quello economico. Ciò che si deve fare per contenere i contagi danneggia l’economia. Nella prima ondata i due rischi si sono presentati in sequenza. A marzo, il pericolo di ammalarsi era una preoccupazione reale e quotidiana per tutti i cittadini. Il rischio di perdere reddito e lavoro era prevedibile, ma meno immediato. A giugno il rischio sanitario è diminuito, mentre le perdite economiche si sono manifestate in tutta la loro intensità. A settembre, il rischio sanitario è improvvisamente risalito in un contesto ancora imbevuto di disagio economico. La prospettiva di ulteriori perdite economiche ha però amplificato i timori per un nuovo lockdown da parte delle categorie già colpite. La strategia più efficace sarebbe quella di risposte differenziate in base all’intensità di ciascuno dei due rischi. L’alternativa è quella di provvedimenti lineari: divieti generalizzati e «ristori» a pioggia, il più possibile automatici. Ciò che sta succedendo in questi giorni. In campo sanitario, se i divieti parziali non bastano c’è sempre il lockdown. Per quanto tragico sia questo scenario, potremo andare avanti con cicli di chiusure e aperture fino a quando arriverà il vaccino o si raggiungerà l’immunità di gregge. Ma non possiamo fare lo stesso in campo economico. Una eventuale sequenza di ristori compensativi attenuerebbe le conseguenze sociali delle chiusure, ma non arresterebbe il soffocamento progressivo dell’economia. Su questo secondo fronte, il governo dovrebbe sforzarsi di adottare la prima strategia. Agli interventi selettivi andrebbero peraltro aggiunti incentivi per l’adattamento al mondo post-Covid, collegando gli aiuti ad attività di riqualificazione professionale.
 
Carlo Bonini, la Repubblica
Il Paese è entrato in una tempesta perfetta che toglie il sonno, scrive Carlo Bonini su Repubblica. La pandemia di Covid 19 ha una progressione vertiginosa che ci lascia ormai un vantaggio di sole due settimane sulla Francia che si è arresa a un nuovo lockdown. Il governo mostra una forza di coesione pari a quella della carta velina. Senza contare il senso di smarrimento che da giorni ormai trasmette il presidente del Consiglio. L’opposizione, divisa tra la tentazione di cavalcare il risentimento della piazza e sedersi al tavolo della “leale collaborazione” con il governo, di fatto è un attore non spendibile. Le Regioni, in preda alla forza centripeta della ricerca del consenso dei territori e dei loro stessi errori, hanno interpretato e continuano a interpretare la loro autonomia come principio di eccezione alla regola stabilita dal centro. A soffiare sulla tempesta, da Oriente, è chi vede nel passaggio drammatico del nostro Paese, in quello della Francia e della Germania, l’opportunità di far saltare il banco dell’Unione. A Dacca, pochi giorni fa, epicentro asiatico del Covid, 40 mila islamisti hanno risposto in piazza alla chiamata di Erdogan contro Macron. Si sono rimessi al lavoro sulla rete anche i “proxy” della Russia di Putin che, da giorni, hanno cominciato a intossicare i social con le parole d’ordine del negazionismo europeo. In questo passaggio, fino a ventiquattro ore fa, quando al baco è stato posto frettoloso e tardivo rimedio, il ministro dell’Interno è stato costantemente escluso da qualsiasi tavolo tecnico e politico. Questo è quanto sta accadendo. Ed è su questo che nei prossimi giorni si misureranno le scelte e i comportamenti di un Paese intero, non soltanto della sua classe dirigente.
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