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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 28/10/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Lamorgese: i cittadini prendano le distanze da chi devasta
In un colloquio con Francesco Grignetti (La Stampa), la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese rivolge un appello ai cittadini perché prendano le distanze da chi devasta le città prendendo a pretesto le manifestazioni contro il governo. «Rivolgo un appello – dice Lamorgese – a tutti cittadini che stanno manifestando nelle piazze affinché prendano, nettamente e pubblicamente, le distanze da chi devasta le città e attacca con violenza la polizia». Anche lei, oltre le telefonate a prefetti e questori, s’è resa conto dai resoconti e dai video che si rischia di precipitare in un gorgo di scontri e tafferugli. Si è informata sui protagonisti delle piazze violente. Sintetizza: «Estremisti di destra e sinistra, anarchici, ultras, italiani e stranieri, spesso molto giovani, con precedenti di polizia per reati comuni». Un mix velenoso, dove il fattore comune è l’odio per lo Stato, per le regole, per le restrizioni. Un conto, ci tiene a dire, sono le proteste legittime di chi lavora e si vede con le spalle al muro per le misure sanitarie. Altro sono le strumentalizzazioni. Il tentativo di infiltrarsi nelle contestazioni pacifiche. La voglia di innalzare il livello dello scontro. «A Torino ci sono stati atti criminali contro beni pubblici e proprietà privata. Questo ovviamente non può avere nulla a che vedere con il dissenso delle categorie economiche». Un concetto che rimarca più volte. «Insieme alle normali e civili proteste di cittadini e lavoratori, si stanno verificando inqualificabili episodi di violenza, aggressioni alle forze di polizia e molti atti di vandalismo contro i beni pubblici e le proprietà private». Qui si deve tirare la linea: come ribadisce a ogni intervista, ogni forma di protesta è legittima purché si rispetti la legalità. E quindi: «Le forze di polizia stanno agendo con la massima fermezza contro i violenti; ci sono stati arresti, denunce alla magistratura e condanne».
 
Sala: chiudere Milano? Adesso no
Intervistato da Milena Gabanelli e Rita Querzè (Corriere della Sera), il sindaco di Milano Giuseppe Sala esclude per ora un lockdown a Milano, considerato invece opportuno da Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute. Ricciardi l’ha consultata? Lei è d’accordo? «No, non mi hanno consultato – risponde Sala —. Ma, con tutto il rispetto per Ricciardi, non credo sia così. Ieri un amico virologo mi ha detto che c’erano 80 pazienti intubati a Milano e 201 in Lombardia. Ad aprile erano tra i 1.500 e i 1.700 (lunedì i ricoverati in terapia intensiva erano in realtà 271, e in un solo giorno a Milano ne sono entrati 44, ndr). La conclusione è che, anche nella peggiore delle ipotesi, avremmo 10-15 giorni per decidere un lockdown. Certo, oggi i nostri medici e i nostri infermieri fanno i conti con una massa enorme di ricoveri e a Milano abbiamo solo 13 Usca. Credo però che non sia ancora un problema irrisolvibile». Quindi non esclude che il lockdown a Milano possa esserci tra 15 giorni... «Non ho elementi per dirlo. Di certo non sarei d’accordo per un lockdown oggi». Intanto i danni all’economia di Milano superano i 10 miliardi solo per fiere, pubblici esercizi, eventi, moda. Le tornano i conti? «Sì, è così». Bar e ristoranti: in questi mesi i tavolini sono sempre stati vicini l’uno all’altro. Chi doveva fare i controlli? «La Questura, le forze dell’ordine e anche la polizia locale. Le sanzioni sono state 1.300. Ma il problema è complesso. Ho contestato il governo quando ha detto: “Ora i sindaci troveranno il modo di chiudere le piazze o le vie quando vedranno le situazioni a rischio”. Cosa faccio, chiudo corso Como? Bene, tutti andranno all’Isola. Diventa il gioco del domino». I proprietari di bar e ristoranti protestano. «Capisco che per loro la chiusura alle 18 è una penalizzazione devastante».
 
Provenzano: lo Stato non lascerà i più deboli nelle mani dei violenti
«Non permetteremo che il Sud e le piazze d’Italia vengano trascinate nella violenza, soprattutto non lasceremo le aree di disagio della popolazione in balia di eversori o seminatori d’odio». Lo dice ad Annalisa Cuzzocrea (Repubblica) il ministro del Sud Peppe Provenzano. Cosa pensa sia accaduto a Napoli venerdì? E poi a Roma, Milano, Torino? Sono in azione seminatori d’odio o a esplodere è la rabbia di cittadini delusi dal governo? «Ci sono sia la protesta che l’attacco allo Stato. A quest’ultimo, dobbiamo rispondere con tutta la fermezza e la forza che servirà. Isolare gli eversori per spezzare ogni tentativo di saldatura con le legittime proteste. Ma la rabbia sociale invece va guardata negli occhi, bisogna ascoltarla e rispondere». La protesta violenta era organizzata dalla malavita? «A Napoli ultrà, estrema destra e sottobosco camorristico si sono uniti. E si sono aggiunte frange di estrema sinistra. Mi sono assunto la responsabilità di dire che quelle scene di guerriglia non c’entravano nulla col disagio sociale e lo confermo perché ieri la città ha nuovamente protestato in modo duro, ma pacifico». Teme che le mafie possano prendere il sopravvento in mezzo a rabbia e rancore? «La camorra è il primo nemico dei commercianti, vuole solo rafforzare racket e usura, come hanno denunciato a Palermo. Anche durante la prima fase della pandemia abbiamo visto un tentativo delle mafie di cercare consenso sociale. I boss distribuivano pacchi di pasta. Ma lo Stato non ha lasciato spazi, è intervenuto con gli aiuti alimentari con i comuni, poi con i fondi della coesione, sostenendo il terzo settore. Respingeremo il tentativo anche stavolta. Sono anche d’accordo con la ministra dell’Interno Lamorgese per rafforzare le misure antiracket». Perché secondo lei le proteste sono esplose adesso e non durante la prima ondata? «Perché la frustrazione e la sofferenza sociale sono reali».
 
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