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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 27/10/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Capua: il vaccino sarà lento, spero nell’immunità di gregge
Intervistata da Viviana Mazza sul Corriere della Sera, la virologa Ilaria Capua invita a riflettere sul fatto che un vaccino anti Covid non arriverà a breve e che, in ogni caso, all’inizio le dosi non saranno sufficienti per tutti. Quanto ci vorrà e quali sono gli ostacoli? «Pensate al vaccino per l’influenza: lo sappiamo fare e distribuire, eppure non si trova. In questo momento di crisi non si riesce a fare l’upscaling delle dosi di vaccino anti-influenzale per produrne abbastanza. Ad oggi un vaccino per il Covid innanzitutto non c’è; secondo, non abbiamo certezza che quelli che sono in via di sviluppo siano efficaci; terzo, non sappiamo neanche se l’efficacia possa essere raggiunta con una dose o se ce ne vorranno di più, perché alcuni coronavirus sono dei pessimi immunogeni. Oltretutto, vi sono colli di bottiglia legati al fatto che le aziende che producono i vaccini hanno una pipeline, ovvero passaggi obbligati di produzione. Un pasticcere che sforna 100 torte al giorno può arrivare a farne 500, ma non 5 milioni. Inoltre, quando i vaccini saranno pronti e autorizzati, e si conosceranno le caratteristiche di efficacia e di sicurezza, dovranno essere somministrati in maniera organizzata. Ma è necessario che le persone capiscano che al primo giro non ce ne sarà abbastanza per tutti». Nel frattempo cosa bisogna fare? «Tre cose: in primo luogo, arrivare all’immunità di gregge facendo girare il virus lentamente, perché, se gira troppo velocemente, invece dell’immunità di gregge avremo le pecore morte. Bisogna stare lontani e distanziarsi in modo che l’indice di contagio sia basso, mantenere sotto soglia la circolazione virale ed immunizzarsi piano piano. Poi il vaccino darà il suo contributo. Queste convergenze fanno sì che si arriverà a un punto in cui l’infezione si sarà endemizzata. Nel momento in cui si crea questo equilibro tra virus circolante e anticorpi, il Covid appena entra in contatto con una persona viene bloccato. Fra qualche anno, mi auguro, diventerà il nuovo virus del raffreddore».
 
Bellanova: sbagliato chiudere le scuole e tradire i commercianti
La ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova, intervistata sulla Stampa da Fabio Martini, tiene il punto sulla richiesta del suo partito, Italia Viva, di rivedere gran parte del Dpcm appena varato: «Davanti a scelte così delicate e cruciali – dice - non si può dire ‘si fa così perché si deve fare’. Non è negoziabile il diritto-dovere, puntualmente derubricato, di disporre di dati scientifici e quadri di conoscenza su cui orientare la responsabilità delle scelte». Il Pd si è sentito spiazzato dal vostro posizionamento a difesa di diversi “segmenti sociali”, soprattutto cinema e teatri, che avrebbero dovuto essere difesi dal ministro Franceschini? E comunque non pensa che sia irresponsabile soffiare sul fuoco dopo aver preso una decisione? «Nessuno soffia sul fuoco, tanto meno abbiamo i piedi in due scarpe. Ripeto quanto abbiamo sempre detto, inascoltati. La giornata di sabato mi ha segnato molto». Cosa è accaduto veramente nelle ore in cui si sono decise le ultime misure? Un asse tra Pd, Speranza e una parte del Comitato tecnico-scientifico? «Piuttosto un asse tra ministri. Sabato ho ribadito, per tutta la giornata, che la chiusura dei ristoranti alle 18 fosse sbagliata, come peraltro indicavano le Regioni, e così quella di palestre, cinema, teatri. Lo stesso Cts, per voce del Ministro della Sanità che ha letto parte di un verbale, aveva avanzato dubbi sull’utilità della chiusura anticipata, segnalando il rischio che si potessero incentivare convivialità domestiche ben oltre i conviventi». Scuole e ristoranti non sono oggettivamente luoghi pericolosi? «Chi ha fatto sforzi e investimenti per mettersi in regola e rispettare le norme non deve sentirsi tradito. E le scuole devono restare aperte. Pianificando meglio, insieme ai dirigenti scolastici, i trasporti. Uno snodo non aggirabile».
 
Gubitosi: nel I trimestre 2021 la prima regione senza digital divide
«Entro il primo trimestre 2021 avremo la prima regione senza digital divide. E i fondi del Next generation Eu, insieme a quelli stanziati dal governo, rappresentano un'occasione unica per rilanciare il Paese e superare la crisi causata dal covid». Lo afferma Luigi Gubitosi, amministratore delegato di Tim, intervistato sul Messaggero da Osvaldo De Paolini. In un recente studio di Mediobanca si legge che la vostra rete ha tenuto durante la prima ondata del virus. Ma ora il contagio rischia di essere più pervasivo e la stretta non meno rigorosa. Siete pronti ad affrontare una maggiore richiesta di servizi? «Già a marzo abbiamo deciso che la rete andava ulteriormente rafforzata e ne abbiamo aumentato la capacità. La vera differenza in questi mesi è stata il veloce completamento della fibratura dei cabinet nelle aree bianche, che oggi sono coperte per il 70%: stiamo parlando di non meno di 2.700 comuni». Lei ripete spesso che il digital divide in Italia verrà chiuso nel 2021. E’ una scommessa o qualcosa di più? «Chiudere il digital divide è una questione di volontà e competenze. E’ dunque più di una scommessa: entro il 2021 questo gap potrà davvero essere chiuso». Converrà però che la fibra al cabinet è cosa diversa dalla fibra fino a casa. «Vero, non a caso sarà determinante anche la grande accelerazione che imprimeremo a inizio 2021 alle connessioni Ftth (fibra fino a casa, Ndr)». Quante sono le case effettivamente già connesse in Italia? «La nostra stima è di una copertura pari a circa il 20% delle linee attive per fine 2020; siamo il primo operatore per questo tipo di copertura». C'è da sperare che questo numero aumenti velocemente con la partenza di FiberCop. «FiberCop sarà operativa entro il primo trimestre del prossimo anno e accelererà, ad un ritmo mai visto in precedenza in Italia, lo sviluppo della fibra Ftth. Quanto alla sua gestione, posso dire che il presidente sarà Massimo Sarmi, un nome che non ha bisogno di presentazioni nel nostro settore».
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