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La seconda volta

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 27/10/2020

La seconda volta La seconda volta Antonio Polito, Corriere della Sera
Sul Corriere della Sera Antonio Polito parla di «rabbia» e «frustrazione» per la seconda ondata di contagi che sta colpendo il Paese, “due stati d’animo che chiamano in causa l’operato dei poteri pubblici”. “La rabbia – scrive Polito - deriva dalla convinzione che gran parte di ciò che era stato promesso, garantito, programmato, non è stato fatto. Prendiamo i «tracciatori». Ce ne sono 9.241 in Italia. Nessuno può essere stato colto alla sprovvista dalla necessità di averne di più. Eppure, dopo più di tre mesi sono aumentati di appena 275 unità. Nell’area metropolitana di Milano ci sono solo 25 medici delle Usca. Ne era stato previsto un fabbisogno di 130. Anche senza conoscere questi numeri gli italiani hanno capito che non si è fatto abbastanza per gestire questa seconda ondata. Poi c’è la «frustrazione». Questo stato d’animo ha almeno due ragioni. La prima è la perdita di reddito che sta subendo una parte importante dell’economia italiana. Stavolta il governo ha dovuto scegliere che cosa chiudere e che cosa lasciare aperto. Era dunque forse inevitabile che le «vittime» avvertissero di subire una «ingiustizia». Questo malessere anima la maggior parte delle proteste e rischia di determinare la più pericolosa delle fratture: tra i garantiti e i non garantiti, tra chi ha il «buono pasto» e chi no. Ma la «frustrazione» ha un’origine forse anche più profonda: e cioè il dubbio che questi sacrifici siano quelli giusti e servano davvero. Queste contraddizioni ci stanno facendo perdere fiducia nella capacità del guidatore di tenere la strada. Il malessere, o la rabbia, o la frustrazione, hanno dunque una loro ragion d’essere e l’argomento che le cose non vanno meglio in altri Paesi europei, non può bastare a renderci più sereni. L’Italia sa stringersi intorno alle sue istituzioni, ma pretende di più”.
 
Mario Deaglio, La Stampa
“Nell’affrontare il Covid-19, i governi di gran parte del mondo stanno brancolando in un buio fatto di obblighi e divieti. E dove non si ha coraggio di obbligare e di vietare si esorta, si raccomanda o si sconsiglia”. Sulla Stampa Mario Deaglio definisce «paternalismo debole» queste politiche incerte, “in un mondo in cui nessun governo sa bene che cosa sia necessario fare di fronte a questo fenomeno complesso che coinvolge contemporaneamente la medicina, l’economia e la società, la sfera pubblica e quella privata. Nessuno può dire davvero quanto profondamente l’attività didattica da remoto e l’eventuale chiusura delle scuole possano danneggiare i giovani, quanta disoccupazione si rischia con il blocco degli aperitivi e quanti contagi in meno si avranno scoraggiando gli anziani a uscire di casa. Ma si fa ugualmente tutto questo, sperando in bene. In questo modo, i governi sono sempre a rimorchio del virus e si limitano a rispondere, mantenendo un delicato ma incerto equilibrio tra gli ondeggiamenti della pandemia e le pressioni dei cittadini e delle categorie più colpite. In Italia lo si fa con i numerosissimi Dpcm, ma vi sono provvedimenti equivalenti in molti altri Paesi”. Forse, secondo Deaglio, “sarebbe preferibile definire subito precisi obiettivi anti-Covid (numero dei decessi, dei ricoverati in terapia intensiva) e revocare le relative misure solo quando quegli obiettivi vengono raggiunti, invece di ‘aggiustarli’ in corso d’opera. Così hanno fatto i pochi Paesi che possono vantare dei veri successi contro la pandemia. Perché nessuno dei leader di casa nostra prova ad adottare una politica di questo tipo, a tenere la barra dritta oltre che, come dice il premier, la guardia alta?”.
 
Tito Boeri e Roberto Perotti, Repubblica
L’ultimo Dpcm ha almeno due vizi di fondo cui occorre rimediare al più presto. Ne parlano su Repubblica Tito Boeri e Roberto Perotti. “Il primo – sostengono - è il più grave. I provvedimenti adottati domenica imporranno la chiusura parziale o totale di quasi 400mila imprese, che danno lavoro a più di 1 milione di dipendenti. E’ stato un errore prendere provvedimenti così restrittivi senza contestualmente prevedere, nello stesso decreto, indennizzi per le categorie colpite. Era importante dare un segnale immediato. Il contributo a fondo perduto alle imprese che già avevano fatto domanda con il dl Rilancio sarà erogato in automatico entro metà novembre. Per le altre imprese si parla di fine anno. Sono ritardi incomprensibili. Bisognerà poi evitare l’interruzione dei pagamenti alle imprese quando la dotazione del fondo per le partite Iva è stata raggiunta. Il secondo errore è non avere indicato quali parametri e dati oggettivi hanno spinto il governo a prendere provvedimenti draconiani. Solo la trasparenza può aiutare a creare consenso. Per esempio, ogni giorno vengono comunicati i numeri delle terapie intensive, ma non quanti vi entrano e quanti ne escono. I due casi hanno potenzialmente implicazioni molto diverse. Il tasso di aumento dei ricoverati in terapia intensiva sembra stia calando. Se ciò è dovuto a una diminuzione delle entrate, la causa potrebbe essere gli effetti positivi delle ultime restrizioni (buona notizia) oppure un irrigidimento dei criteri di ammissione per evitare un intasamento (cattiva notizia); se invece è dovuto a un aumento delle uscite, ciò potrebbe suggerire che sono migliorate le cure o, al contrario, che è peggiorata la composizione dei ricoverati. Questi ed altri dati sono certamente disponibili al ministero della Salute. Perché non metterli a disposizione di tutti gli esperti per una verifica indipendente?”
TAG: covid-19
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