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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 23/10/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Lamorgese: «Pronti a rispondere alle richieste dei sindaci Controlli rigorosi per evitare chiusure»
"Siamo pronti a rispondere alle richieste dei sindaci Controlli rigorosi per evitare chiusure”. Lo afferma la ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese intervistata da Giovanni Bianconi per il Corriere della Sera. Ministra Luciana Lamorgese, l’emergenza Covid ha portato nuovi divieti e restrizioni, e altri se ne paventano, con la conseguente necessità di aumentare i controlli. Dal Viminale siete pronti a rispondere a tutte le chiamate? «È in atto, e non da oggi, un confronto continuo e costruttivo con i sindaci delle aree metropolitane e con l’Associazione dei Comuni, per gestire al meglio e insieme le diverse questioni che emergono in relazione all’andamento dell’epidemia. Il ministero dell’Interno è pronto a rispondere alle richieste dei Comuni, e ogni intervento va calibrato secondo un ordine di priorità». Però i sindaci si sono lamentati... «Alcuni hanno sentito sulle loro spalle un peso eccessivo. Sindaci e presidenti di Regione sono in prima linea e devono rispondere direttamente alle richieste dei cittadini, ma il collante che ci tiene uniti non può che basarsi sullo spirito di collaborazione tra istituzioni: con i sindaci abbiamo subito chiarito i contenuti del Dpcm; con l’Anci e i primi cittadini delle città metropolitane abbiamo avuto un confronto molto costruttivo al quale ne seguiranno altri. Certo, se ogni sindaco volesse un ulteriore contingente fisso anche nelle città più piccole, non sarebbe possibile. Le forze sono quelle che sono, però con l’equilibrio, la conoscenza del territorio e la consapevolezza si può fare ciò che serve. E il momento di sintesi non può che essere nei comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza pubblica». C’è chi ha detto che basterebbe spostare i reparti mobili solitamente impegnati negli stadi, che oggi sono chiusi. È così? «La realtà è molto più complessa. In Italia abbiamo 15 reparti mobili dislocati in altrettante città, ma servono per le esigenze anche di altri territori, magari fuori provincia. I reparti mobili della polizia, insieme ai battaglioni mobili dei carabinieri e ai reparti antiterrorismo e pronto impiego della Guardia di finanza sono impiegati tutti i giorni nell’ordine pubblico, le manifestazioni, il monitoraggio e il controllo dei centri che ospitano gli immigrati. L’impiego di queste forze, poi, prevede che sia sempre disponibile un’aliquota di riserva. Pertanto non sono utilizzabili per questo tipo di controlli».
 
Crimi: Di Battista capo sarebbe divisivo, terzo mandato è una forzatura
Di Battista a capo del movimento sarebbe un elemento divisivo. Il terzo mandato è una forzatura. Lo afferma il reggente del M5S, Vito Crimi, intervistato da Ilario Lombardo per La Stampa. In questi mesi da reggente tanti l’hanno accusata di non prendere mai posizione e di rimanere ambiguo. A differenza di Luigi Di Maio che decideva tutto da solo. «Solo un’impressione. Probabilmente perché si è passati da uno stile a un altro. Per me la condivisione è l’elemento chiave più che il decisionismo. E vorrei che così fosse agli Stati Generali». Ma cosa ne uscirà fuori non è molto chiaro. Come verrà scelta la leadership, chi la sceglierà, quando... «La dico così: gli Stati Generali servono a capire “cosa” vogliamo e chi vogliamo essere. Vogliamo una governance collegiale? O ancora il capo politico? Il “come” discenderà in modo naturale. Prima vediamo se la leadership sarà tematica o politica. Se sarà rappresentativa di tutte le anime, allora ci saranno candidature individuali. Altra cosa se deve rappresentare una maggioranza, allora è pensabile che si possano votare delle squadre». Come si fanno a conoscere le diverse anime del M5S senza una competizione trasparente tra mozioni? «Non è l’obiettivo degli Stati generali. Un voto sulla leadership ci sarà dopo». Quando? «Subito dopo». Non è già tutto deciso: una governance collettiva con i soliti noti e Di Maio leader di fatto? «La ricetta non la detto io. Sento però che la tendenza è verso una maggiore collegialità. Io auspico una soluzione di sintesi e sono certo che ci sarà un documento finale unitario». Di Maio è il leader naturale del M5S? «Non ci sono leader naturali nelM5S». Alessandro Di Battista dice che avete fatto di tutto per evitare una sfida vera che lo avrebbe incoronato leader. «Sono frasi che di per sé creano divisioni. E le vittorie sono effimere quando creano divisioni. Noi non abbiamo le correnti perché non abbiamo differenze ideologiche. Al massimo diverse sensibilità sugli stessi obiettivi». Casaleggio dice di no al terzo mandato perché sa che i primi a essere contrari sono gli attivisti che aspirano a prendere il posto degli attuali parlamentari? «Davide difende una regola fondativa del M5S. Se ha un potere, come per Di Maio e Di Battista, è nella capacità di essere opinion leader». Ma Rousseau è contendibile? «Non credo. E non vedo altre piattaforme al suo posto». Lei però ha aperto al terzo mandato. «No. Anche io ritengo che arrivare al terzo mandato parlamentare sia una forzatura. Diverso il discorso su un’esperienza da consigliere comunale». Esclude che verrà superato il tetto ai mandati? «Io immagino un percorso in cui, se vuoi candidarti a parlamentare, prima fai un mandato comunale. Ti fai le ossa, coltivi il rapporto con gli attivisti e poi vai a Roma».
 
Monsignor Suetta: Bergoglio ha parlato di diritti, nessuna svolta
Nessuna svolta di Bergoglio sui matrimoni omosessuali. Ha parlato solo di diritti. Lo afferma il vescovo di Sanremo e Ventimiglia, Antonio Suetta, intervistato da Domenico Agasso Jr per La Stampa. Che cosa pensa delle affermazioni del Pontefice nel documentario «Francesco»? «Credo che ci sia la volontà di forzarle andando oltre le sue stesse parole. Il montaggio accosta risposte a domande diverse. Nella prima parte fa riferimento al diritto dei giovani omosessuali a essere accolti e a vivere in famiglia. Concetto in piena sintonia con l’insegnamento tradizionale della Chiesa e ribadito in Amoris Laetitia: “Ogni persona, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione”». E sulle unioni civili? «Non si tratta di una svolta in quanto il Papa ha sempre riaffermato l’insegnamento del Magistero ecclesiale. Francesco ha presente la situazione mondiale nella sua gamma di differenti sistemi legislativi e, a mio parere, le sue parole vanno intese nel senso di garantire diritti individuali e non nella volontà di rivoluzionare il concetto di famiglia o di sessualità umana». Allora secondo Lei c’è qualcosa da chiarire? «Non bisogna strumentalizzare le parole del Papa per far passare un messaggio distorto, in una prospettiva secondo cui non c’è più uomo o donna né famiglia tradizionale, ma ciascuno è in balìa dei desideri e degli impulsi. Un delirio di onnipotenza fa credere di essere padroni dei fondamenti stessi della natura: il nascere, il morire e la stessa sessualità. L’orgoglio del pensiero moderno non solo pretende di fare a meno di Dio, ma vuole spingersi fino a piegare la Chiesa al suo dettame». Però la Chiesa, per stare al passo con i tempi, non dovrebbe alleggerire alcune rigidità? «La Chiesa annuncia all’uomo la verità su sé stesso e insegna che la verità sulla famiglia è scolpita nelle viscere dell’uomo e non sarà nessuno scoop giornalistico (neppure se fondato) a metterla in discussione».
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Paolo Griseri, La Stampa, 17 novembre 2020
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