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Le cittÓ impotenti

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 23/10/2020

In edicola In edicola Pierluigi Battista, Corriere della Sera
“Con la pandemia stiamo scoprendo che dal punto di vista sanitario le città, pur forti di una storia, di una cultura, di un’identità e persino di un orgoglio municipale (mentre non esiste, o è debolissimo, un orgoglio propriamente «regionale»), non contano nulla, mentre le costruzioni che di storia ne hanno quasi zero, le Regioni, dettano legge nel campo della sanità”. Pierluigi Battista sul Corriere della Sera affronta il tema delle “città impotenti” di fronte al Covid. “Con il risultato paradossale – sottolinea - che Milano conta la metà dei contagiati di tutta la Regione Lombardia, che lo stesso vale per Roma con il Lazio, per Genova con la Liguria, per Napoli con la Campania, ma Milano, Roma, Genova, Napoli e le altre città capoluoghi di Regione possono pochissimo nella battaglia contro il virus. E se i piccoli centri, tutto sommato, sono più protetti da un sistema di medicina territoriale discutibile ma pur sempre meno distante, più presente, più riconoscibile, le metropoli travolte più drammaticamente dal contagio si smarriscono. grandi centri urbani perdono il bandolo dei tracciamenti, abbandonano i cittadini nella solitudine e nell’impotenza, nella pandemia incontrollata, come dicono (tardivamente) gli stessi epidemiologi. Non aver capito, dopo l’esplosione del marzo scorso, che la pandemia agisce secondo logiche straordinarie del tutto diverse dai periodi in cui la sanità è gestita in via ordinaria, e non aver compreso che il virus non ha sensibilità istituzionale, non conosce le linee di confine tracciate dalle autorità istituzionali, fa sì che i c entri nevralgici del contagio, le città, le aree metropolitane, le grandi concentrazioni urbane siano state lasciate a sé stesse. Con una doppia conseguenza negativa, per le gradi città e per la provincia, trattate allo stesso modo e senza tener conto delle specificità, delle differenze, delle urgenze. I problemi nascono perché c’è una eccessiva distanza tra la realtà, cioè la centralità della citta nella pandemia e il disegno politico-amministrativo che assegna alle Regioni la competenza sanitaria? Le città sono il centro della vita reale, ma il governo delle strutture sanitarie, nel picco della tempesta pandemica, risiede altrove. Il caos di questi giorni, così drammatico, nasce anche da qui”.
 
Stefano Folli, la Repubblica
“Le grandi e prolungate crisi, come può essere una guerra, spesso servono a selezionare nella sofferenza una classe dirigente. Ma l’anno del Covid, di cui non s’intravede l’epilogo, non sembra raggiungere nemmeno tale scopo”. E’ la considerazione, venata di rammarico, che Stefano Folli compie su Repubblica osservando che “gli interventi nel dibattito pubblico spesso sono inadeguati o casuali, si vive alla giornata e domina un senso d’impreparazione”: “Naturalmente – sottolinea - la pandemia mette alla frusta tutte le nazioni e i diversi sistemi politici, ma da noi più che altrove si vive nella precarietà e all’interno di un breve orizzonte. I mesi in buona parte sprecati tra la prima e la seconda ondata costituiscono un ‘memorandum’ a cui nessuno finora ha risposto con il linguaggio della verità anziché con quello della propaganda. Come hanno rilevato vari osservatori, i discorsi in Parlamento del presidente del Consiglio sono burocratici e persino superflui perché di rado aggiungono elementi che non siano già noti. Servono a evitare al premier l’accusa di voler scavalcare le assemblee, come fu in primavera. Ma quasi mai accendono una discussione, ancor meno una passione: e questo non certo per responsabilità esclusiva di Conte. Il gioco del cerino — rispetto alle chiusure in atto o ipotizzate — è tra il governo centrale e le Regioni: il Parlamento tende a essere uno spettatore più o meno passivo. Qui s’incontra il tema della “solidarietà nazionale” o addirittura dell’unità complessiva della politica in funzione anti-Covid. Sono scenari che proprio l’incertezza e l’impaccio delle forze rendono realistici. Ma ci sono scarse probabilità che si realizzino in una qualsiasi variante. Il primo a non gradire il disgelo con l’opposizione sembra il presidente del Consiglio, se è vero che le misure anti-Covid sono state da lui annunciate al telefono ai capi del centrodestra, con un filo di malizia, appena un’oretta prima di essere rese note nella conferenza stampa di domenica sera. Tuttavia anche l’opposizione, intesa qui come Salvini e Giorgia Meloni, non ha la minima intenzione di farsi coinvolgere intorno a un tavolo solo consultivo, privo di potere decisionale. Ma l’unità nazionale non è oggi matura per responsabilità ben distribuite tra maggioranza e opposizione. E così si procede a tentoni.
 
Alessandro Sallusti, il Giornale
“Io spero che negazionisti e allarmisti la smettano di litigare, tra l’altro inutilmente, su «chiusure sì» e «chiusure no» e si alleino in una battaglia comune con il seguente obiettivo: a ogni chiusura corrisponda un indennizzo economico vero e immediato”. Alessandro Sallusti sul Giornale insiste sul tema della tutela degli imprenditori e chiede che il sostegno non sia “alla Conte, cioè teorico o complicato al punto da diventare irraggiungibile. Parlo di soldi veri e contanti che risarciscano imprenditori, commercianti e famiglie del danno economico provocato da decisioni politiche. Utopia? Non penso, in molti Paesi è la prassi fin dall’inizio della pandemia. Non ci sono soldi a sufficienza per farlo? Non mi risulta, anzi il governo e i leader della maggioranza ripetono in ogni occasione come un mantra che «il problema non sono i soldi», tanto da non voler accedere ai prestiti europei. I casi sono due: o è vero, e quindi non ci sono problemi, o è falso e allora vuol dire che ci stanno prendendo in giro. Credo che la verità stia nel mezzo: ci prendono in giro perché le disponibilità finanziarie ci sono ma non sono quelle che millantano e ammetterlo farebbe cadere il castello di bugie che ci hanno raccontato in questi mesi su quanto sono bravi e belli. Ma questi sono affari loro, quello che non è possibile è richiudere città, regioni o addirittura l’intero Paese alle condizioni del precedente lockdown, cioè quasi gratis. Già mi sento la replica di chi ci governa: «Ma noi in questi mesi abbiamo stanziato tanti miliardi come mai prima». Non ne dubito, ma alla gente danneggiata sono arrivati pochi spicci, in ritardo e neppure a tutti gli aventi diritto. Indennizzare è una questione di giustizia, è un dovere dello Stato (a questo serve, altrimenti la smetta di fare l’esattore ingordo) ed è anche l’unica via per evitare che dopo il virus sfugga di mano anche la tensione sociale. Ecco, attenzione a togliere la dignità a chi ha passato una vita non mantenuto dal reddito di cittadinanza, ma con il frutto del suo lavoro. Mes o non Mes fate voi, ma datevi una mossa”.
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