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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 21/10/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Brusaferro: Ancora nulla di inevitabile anche nelle aree più critiche
Non c’è ancora nulla di inevitabile neanche nelle aree più critiche. Lo afferma il presidente dell’Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro, intervistato da Margherita De Bac per il Corriere della Sera. La pandemia è fuori controllo? «No non lo è. Ma la crescita dei contagi è significativa, specie in alcune zone del Paese». Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di Sanità e componente del Comitato tecnico scientifico (Cts), tratteggia uno scenario in evoluzione. E spiega perché: «Il sistema sta reagendo anche se nelle aree più colpite i dipartimenti di prevenzione sono sotto stress. Per questo è necessario intervenire tempestivamente per modificare l’andamento dell’epidemia. È importante che ci sia un’allerta nazionale oltre a misure più restrittive e mirate in ambiti regionali e locali, come ad esempio sta avvenendo in Lombardia e Campania dove il virus si sta diffondendo più velocemente». Possiamo tornare indietro? «La pandemia non è sfuggita di mano. Possiamo tornare indietro anche in quelle regioni a una condizione più controllata, sapendo che dovremo mantenere alta l’attenzione nei prossimi mesi preparandoci a intervenire velocemente se la curva si rialzerà». I servizi di prevenzione stanno reggendo l’ondata? «I servizi sono impegnati in modo totalizzante e si stanno attrezzando per intensificare l’attività. Dove i numeri crescono rapidamente può essere difficile stare dietro ai casi. Credo sia importante che, chi ha avuto contatti stretti con persone risultate positive, anche se non viene immediatamente chiamato, si metta in quarantena per dieci giorni e al decimo esegua un tampone per riprendere l’attività». Qual è il messaggio? «Non c’è nulla di inevitabile. Importante è come ci comportiamo». Come comportarsi? «Limitare i contatti a quelli necessari evitando tutte le occasioni in cui ci può essere il rischio trasmissione. Salvaguardando però attività essenziali, come lavoro e scuola. Dobbiamo affrontare nei prossimi mesi una nuova normalità». Ci sta invitando a non usci re di casa? «La vita sociale oggi va limitata e le persone fragili, già colpite da altre patologie, e gli anziani vanno tutelati. In questa fase per fortuna sembra che non siano stati contagiati come nei mesi scorsi. Non dico non uscite, evitate però feste, momenti conviviali e incontri non necessari. È una raccomandazione. Il virus circola».
 
Arcuri: Raddoppieremo i tamponi in due mesi. Curiamo i malati a casa
Raddoppieremo i tamponi in due mesi. Dobbiamo dare i test ai medici di base e curare le persone a casa. Lo afferma il commissario straordinario per l’emergenza Covid, Domenico Arcuri, intervistato da Federico Fubini per il Corriere della Sera. Quali altre differenze vede con la prima ondata? «L’origine. Allora il virus circolava negli ospedali e nelle residenze per anziani; oggi l’80% dei contagi avviene in casa. I ragazzi lo prendono fuori e lo portano in famiglia. Ma allora la situazione non è così diversa rispetto a marzo… «Lo è. Stiamo ai fatti. Il 21 marzo c’erano 6.557 contagiati con 26.336 tamponi: una quota di positivi del 24,9%. Giovedì abbiamo avuto 8.804 contagi con 162.932 tamponi. Una quota di positivi del 5,4%. Avessimo avuto le stesse incidenze di marzo, i contagiati sarebbero stati quarantamila». Oggi tanti non sintomatici sono testati, no? «Sì, perché siamo in grado di farlo. Prima riuscivamo a testare solo quando il virus aveva attaccato il corpo già da giorni. Con la conseguente entropia delle terapie intensive e la letalità elevata. Ora oltre il 70% dei testati è asintomatico. E riusciamo a scovare il virus quando è in una fase precoce. Crescono gli isolamenti domiciliari, diminuiscono in proporzione i ricoveri in ospedale, i posti occupati in terapia intensiva e la letalità. Il senso di ciò che abbiamo imparato è questo: rintracciare il virus sempre prima, curare le persone a casa sempre di più». Ma i medici di base non hanno gli strumenti. Come fanno? «Dobbiamo darglieli, a loro ed ai pediatri. Poi chiedergli un coinvolgimento pieno, una ritrovata centralità della medicina di territorio. I medici di base devono poter fare i test nelle case e curare lì il più possibile i malati, visto che ormai i protocolli sono standardizzati. Non serve più portare le persone in ospedale solo perché hanno 38 di febbre». Ma si sapeva che sarebbe arrivata la seconda ondata, eppure la domanda di test è superiore all’offerta. «Facciamo ormai stabilmente oltre 100 mila tamponi molecolari al giorno e ci stiamo attrezzando per chiudere il gap fra domanda e offerta. Daremo alle regioni molto presto la possibilità di arrivare a 200 mila tamponi al giorno. Stiamo chiudendo l’offerta pubblica per i test rapidi antigenici e ne compreremo 10 milioni, non più cinque. Li distribuiremo alle ASL, ma anche nelle scuole, nei porti, negli aeroporti, e ai medici di base». Arcuri, valeva la pena di passare l’estate a discutere di banchi a rotelle, con i problemi che stanno emergendo? «Nelle scuole oggi i contagi degli studenti sono lo 0,15% - cinque volte sotto la media italiana; dei docenti lo 0,32%, dei non docenti lo 0,28%. Forse il lavoro svolto non è stato sbagliato. La scuola oggi è uno dei luoghi più protetti».
 
Dombrovskis: Se la recessione peggiora l’Ue è pronta a nuovi aiuti
“Se la recessione peggiora l’Ue è pronta a nuovi aiuti”. Lo afferma il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, intervistato da Marco Bresolin per La Stampa. Nelle prossime settimane presenterete le previsioni economiche autunnali: ci sarà una netta revisione al ribasso? «Quelle precedenti erano basate sul fatto che le misure restrittive sarebbero state applicate soltanto nella prima parte dell’anno. Ma purtroppo stiamo vedendo che non è così: c’è una seconda ondata, gli Stati stanno reintroducendo misure restrittive e questo certamente si rifletterà nelle nostre previsioni. Ci sarà certamente un effetto». Quali sono i primi segnali? «Il quadro è complesso, non è tutto a tinte fosche. Per esempio, in termini di occupazione la situazione non è così negativa come ci aspettavamo all’inizio. A livello economico probabilmente ci sono segnali positivi sul terzo trimestre, anche se devono essere ancora confermati. Ma al tempo stesso la situazione sanitaria si sta deteriorando e questo avrà un effetto». I 750 miliardi del Recovery Fund sono frutto di un’analisi sulle esigenze economiche fatta nella scorsa primavera: c’è il rischio che si rivelino insufficienti? Servirà un Recovery Fund 2. 0? «La priorità in questo momento è far partire il piano. Perché bisogna ancora finalizzare il processo legislativo, ratificare la decisione in tutti i parlamenti nazionali, i governi devono ancora disegnare i loro piani nazionali… Stiamo parlando di un pacchetto considerevole: 1.800 miliardi tra il bilancio Ue e il piano Next Generation Eu. Per questo è importante che i soldi arrivino alle economie. Certamente continuiamo a monitorare la situazione da vicino e restiamo pronti a reagire con nuove proposte, se necessario». Quando arriveranno i primi fondi? I governi dovranno aspettare fino alla prossima estate o c’è ancora qualche speranza di vederli in primavera? «Noi speriamo di essere in grado di erogare i fondi nella prima parte del 2021, entro la fine della primavera. Ma per far sì che ciò accada è importante che il processo legislativo si concluda. Per questo faccio appello al Consiglio e al Parlamento Ue affinché si arrivi a un accordo rapidamente: l’economia Ue ne ha bisogno. Sollecito poi i governi a ratificare la decisione. Il tempo stringe: prima arriveranno i soldi e meglio sarà per le nostre economie». Le regole dell’attuale Patto di Stabilità resteranno sospese fino a quando non sarà completata la riforma? «Trovare un consenso sulla riforma richiederà molto tempo. Fino a quando non ci sarà un’intesa sulle nuove regole, continueremo ad applicare quelle vecchie. Credo che questo sia molto chiaro. La clausola che sospende il Patto può rimanere attiva solo fino a quando c’è una grave recessione nell’intera Ue».
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