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Il calo di fiducia

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 21/10/2020

In edicola In edicola Antonio Polito, Corriere della Sera
Sul Corriere della Sera, Antonio Polito si interroga sul “calo di fiducia” che riguarda l’esecutivo in generale e Conte in particolare: “Si sta aprendo un divario troppo grande – scrive - tra l’angoscia del Paese reale e il frastuono del Paese legale. Tra la paura di tanti italiani e la risposta del decisore politico. Così non fu in primavera. Allora ci sentimmo tutti sulla stessa barca, colti all’improvviso e a sorpresa da un uragano. Stavolta abbiamo visto arrivare la tempesta da lontano, per mesi, e ci siamo lo stesso finiti dentro. Questo ha scosso la fiducia del Paese in sé stesso. E il potere politico, che di fronte alla prima ondata ci apparve come un utile protettore, e per questo gli perdonammo molti errori, oggi sembra aver ripreso invece i suoi antichi panni di egocentrico affabulatore. Ma se il contagio è la variabile indipendente e speriamo non impazzita di questa tragedia, l’azione degli uomini potrebbe e anzi dovrebbe mitigarne gli effetti. Bisogna dire che non ci stiamo riuscendo. Anzi, con il passare dei giorni si alza un frastuono di cifre e polemiche che disorienta il Paese reale e forse lo allarma anche di più, perché introduce dubbi sulla capacità del pilota di garantirci un atterraggio morbido. Ci sono altre falle ben più preoccupanti nella linea Maginot che doveva proteggerci dalla seconda ondata. La più grave delle quali è al capo opposto dell’emergenza, lì dove essa comincia: la medicina del territorio. Il sistema di tracciamento, per interrompere le linee di contagio, è praticamente saltato. Non sentiamo discutere di questo. Il governo e l’opposizione, tra di loro e al loro interno, non discutono di quanto ci serva per rifare una sanità depauperata (insieme alla scuola) da decenni di declino economico e di acqua alla gola nel bilancio pubblico. Si discute invece accanitamente del Mes, se sia o non sia il miglior strumento per ricavare le risorse necessarie. Se ne venisse indicato un altro alternativo, il dibattito accademico su tassi e condizionalità sarebbe anche interessante. Sarebbe bello se invece del frastuono si discutesse di questo. Per chiedere agli italiani, come si fa ormai ogni giorno, senso di responsabilità, bisogna anche mostrarne. Oggi è il Paese legale che deve qualcosa al Paese reale”.
 
Stefano Folli, la Repubblica
"Il ‘coprifuoco’ è parola che non piace a Salvini, ma quello deciso dalla Regione Lombardia, simbolo del potere della Lega nell’Italia del Nord, cambia gli scenari”. Lo scrive Stefano Folli su Repubblica specificando: “Primo, perché è una decisione presa dal presidente Fontana d’intesa con il governo Pd-5S; secondo, perché anticipa una serie di scelte analoghe destinate a moltiplicarsi nell’Italia angosciata dalla seconda ondata, come dimostra il caso della Campania. Vuol dire che viene meno quella velleità di strategia alternativa contro il Covid che nel corso dei mesi l’opposizione ha tentato di accreditare in risposta al governo Conte. Non è centralismo ma nemmeno decentramento. Semmai è un procedere alla cieca, tra scontri aspri — come quello dell’altro giorno tra Palazzo Chigi e i sindaci — seguiti da rapide riconciliazioni: perché nessuno vuole prendersi tutta la responsabilità, ma nessuno riesce a scaricarla in toto sull’interlocutore. S’intende, i mesi trascorsi dalla prima ondata sarebbero dovuti servire anche a creare il clima di collaborazione istituzionale su cui ieri ha insistito il presidente della Repubblica. Ma pare che non si sia fatto granché. Arrivare impreparati alla crisi d’autunno non è solo questione di strutture sanitarie non realizzate, ma di una cooperazione ai vari livelli politici e amministrativi che è mancata. Non c’è da stupirsi se Mattarella si preoccupa: essendo arrivati a fine ottobre, con le terapie intensive che si popolano quasi come a marzo, risultano incomprensibili le liti tra centro e periferia, tali magari da indurre il capo dello Stato a intervenire con discrezione per sanare la frattura o anche solo per rendersi conto di ciò che accade. I prossimi mesi, tra Covid e crisi economica, si annunciano drammatici. È pensabile che una situazione eccezionale possa essere gestita con mezzi ordinari? Con un Parlamento a mezzo servizio per via dei contagi, scarsa coesione nazionale, una maggioranza incerta e una complessiva incapacità di prendere decisioni. L’unità nazionale resta un tema tabù, ma ciò nondimeno la sua ombra si allunga su un dibattito pubblico sterile e nevrotico. E le circostanze potrebbero imporre scelte che al momento nessuno vorrebbe affrontare”.
 
Ugo Magri, La Stampa
L’editoriale della Stampa, firmato da Ugo Magri, è dedicato all’appello del presidente Mattarella alla responsabilità di tutti: “Con tutto quello che sta rischiando l’Italia, c’è chi continua a farsi gli affari propri infischiandosene dell’interesse generale. Lo denuncia Sergio Mattarella con un linguaggio come al solito misurato nella forma, ma allarmato nella sostanza. Il capo dello Stato – sottolinea Magri - vede «nicchie» della politica, «spicchi» delle istituzioni e «ambienti» dell’economia che non hanno colto fino in fondo la gravità della situazione, per cui continuano a regolarsi come se ancora vivessimo tempi normali. i «attestano», dice testualmente, a difendere competenze, prerogative e orticelli laddove l’emergenza sanitaria richiederebbe «raccordo, coordinamento, collaborazione». Se Mattarella ha ritenuto di parlarne, profittando della cerimonia di consegna delle onorificenze agli eroi della lotta contro il Covid, ci sarà sicuramente un perché. Dal suo punto di osservazione, un presidente è in grado di cogliere criticità che sfuggono a noi, comuni cittadini. Certe tensioni, tuttavia, balzano agli occhi. Da giorni nel governo si scontrano i fautori di misure più restrittive con quelli che le ritengono già sufficienti. Non c’è concordia a riguardo nemmeno tra gli esperti del Comitato scientifico. La discussione sul Mes avvelena i rapporti tra Conte e il Pd, nella maggioranza Renzi pretende verifiche e rimpasti al momento lunari. Zero dialogo con l’opposizione. Il Parlamento a rischio quarantena. Fatiche estenuanti per trovare la quadra con le Regioni. I governatori che litigano con il governo e anche tra loro. Lo scaricabarile con i sindaci sull’orario del «coprifuoco». La rivolta di pub e ristoratori. Le categorie all’assalto, le lobby scatenate, nessuno mai che rinunci a qualcosa mentre si moltiplicano i segnali di stanchezza nel paese davanti al groviglio di competenze, all’intreccio di poteri, all’accavallarsi di pretese, allo spettacolo di impotenza. Ce n’è abbastanza perché Mattarella intervenga e rammenti una verità elementare: quando la nave rischia il naufragio, nessuno si salva da solo, tutti devono dare una mano. Chi insistesse ad anteporre l’interesse proprio a quello generale «sarebbe travolto» e farebbe una brutta fine”.
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