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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 20/10/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Di Maio: per l'Italia impensabile un nuovo lockdown
«Un lockdown così come lo abbiamo conosciuto, con un Paese immobile e le fabbriche chiuse, è impensabile, perché ci metterebbe in ginocchio dal punto di vista economico. L’Italia non può permetterselo». Lo afferma il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, intervistato sul Corriere della Sera da Emanuele Buzzi. «Certo – ammette -, i contagi stanno aumentando e bisogna anticipare misure più stringenti proprio per evitare di farci trovare impreparati. Domenica sono state varate le prime e ora è importante essere vigili e tenere alta la guardia». Il Cts chiedeva misure più stringenti. «Guardi, abbiamo sempre ascoltato attentamente il comitato e credo che in questo momento il dovere della politica sia ricevere input dalle autorità sanitarie per poi fare la tara e implementare misure che concilino la tutela della vita, che per noi è la priorità, con la stabilità della nostra economia». Conte è tornato sul Mes: il Pd è favorevole e Renzi parla di «errore politico». «Si è già espresso il premier. Posso limitarmi a dire che sono d’accordo con chi dice che l’argomento non debba essere strumentalizzato a fini politici. L’Italia è un Paese che deve perseguire i propri interessi, contano i bisogni dei nostri cittadini». E’ stato presentato un documento che riassume le posizioni dei big M5S: servirà per ricompattare? «Mi faccia dire una cosa: bisogna parlarsi, dialogare e ripartire insieme, uniti. Il Movimento deve mostrarsi capace di reagire agli eventi, deve proporre una visione, deve dare garanzie su come attuarla, tempi certi ai cittadini. Il documento presentato da Barbara Floridia con l’aiuto di Domenico De Masi ha tutto il mio sostegno, perché è un documento che unisce, che guarda al futuro, che si occupa di ambiente, sanità, intelligenza artificiale, digitalizzazione. E’ quel che al M5S mancava e peraltro racchiude tutte le anime del M5S».
 
Laya: se necessario la Spagna è pronta a usare il Mes
La Spagna «è pronta a utilizzare tutte le risorse» messe a disposizione dall’Ue per facilitare la ripresa economica. Compreso il Mes, «se fosse necessario». Parola di Arancha Gonzalez Laya, ministra degli Esteri del governo Sanchez, intervistata su Repubblica da Alessandro Oppes. La Spagna, come altri Paesi, si gioca molto con i fondi per la ricostruzione. Avete già un’idea chiara su come verranno impiegati? «Il governo spagnolo ha già presentato un piano che punta a dare impulso a una vera trasformazione della nostra economia. Avremo a disposizione 140 miliardi di euro e li utilizzeremo tutti: tanto i crediti come i trasferimenti». Finora nessuno in Ue ha chiesto l’accesso ai fondi del Mes. La Spagna pensa di utilizzarli? «Non rinunceremo a priori a utilizzare nessuno degli strumenti dell’arsenale comunitario. E li chiederemo nel momento in cui pensiamo possano essere utili. Non abbiamo utilizzato il Mes perché pensiamo che in questo momento non sia necessario, dato che l’accesso al mercato finanziario ora avviene a condizioni molto favorevoli. Però non lo escludiamo a priori». Nessuna opposizione ideologica? «No. E’ vero che c’è una certa reminiscenza di quello che fu il Mes. Ma oggi il problema non è quello del 2008, né la risposta europea è stata quella del 2008». La Spagna è stata uno dei Paesi più colpiti dalla prima ondata, ora torna a trovarsi in una situazione delicata. Cosa non ha funzionato? «E’ vero che la Spagna ha preceduto altri Paesi per numero di contagi, ma oggi vediamo che il problema è diventato europeo. Quando si aprono spazi per la mobilità dei cittadini e i contatti sociali, aumentano i contagi. Ma dalla prima fase della pandemia abbiamo appreso molto. Sarà un inverno molto complicato, ma ora conosciamo molto meglio il virus. Abbiamo protocolli sanitari migliori».
 
Calenda: ormai sono in campo, col Pd troveremo una quadra
«Io ormai sono in campo. Penso che con il Pd troveremo una quadra». Lo afferma Carlo Calenda, leader di Azione, rispondendo a Francesca Schianchi della Stampa che gli chiede se, nella corsa per diventare sindaco di Roma, andrebbe avanti anche senza il sostegno del Pd. I dem la rimproverano ancora per essersi fatto eleggere europarlamentare nelle loro fila e poi essere uscito dal partito. «Io sono stato eletto nella lista Pd-Siamo europei, votato da 280mila persone a cui ho detto, come diceva allora tutta la dirigenza del Pd, “se il governo cade, si va al voto: mai con i Cinque stelle”. Io sono rimasto coerente con quel pensiero: e infatti sono uscito dal partito, ma non dal gruppo in Europa, dove non c’è il M5S». Perché insiste a dire no alle primarie? «Ma non è un no per principio! Siamo in una fase in cui non possiamo andare a cena in più di sei, e organizziamo i gazebo? O aspettiamo la primavera prossima? E poi si era detto che se a Roma ci fosse stato un candidato di peso, si potevano non fare le primarie». Lei è quel candidato di peso? «Beh, ho fatto il ministro in governi del Pd, penso di essere una figura pubblica riconoscile a Roma». Se il Pd facesse comunque le primarie, si arrenderebbe a farle? «Ne parlerò con Zingaretti, ho intenzione di chiedergli un appuntamento nelle prossime ore». Gira un video del 2018 dove lei dice: sarei un cialtrone se mi candidassi a Roma. «Va contestualizzato. In quella fase io ero ministro dello Sviluppo, la Raggi sembrava potesse dimettersi da un momento all’altro. In quel momento non volevo fare politica, nemmeno mi candidai in Parlamento». La prima cosa che farebbe da sindaco di Roma? «I cantieri più importanti sono quello istituzionale e quello del decoro e dei trasporti. Forse per prima cosa farei una delega ai municipi perché siano più autonomi».
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