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Altro parere

L'emergenza non frena le trame giallorosse

Redazione InPi¨ 20/10/2020

Altro parere Altro parere Adalberto Signore, Il Giornale
Adalberto Signore sul Giornale nota la strategia politica del premier Conte, che si è riavvicinato al M5S. “Nonostante l’emergenza in corso e le prospettive niente affatto rosee dei mesi a venire, la politica continua a muoversi secondo ferree logiche di Palazzo. Così, nella tanto attesa conferenza stampa di domenica, davanti a circa 18 milioni di italiani, Giuseppe Conte dice poco o niente di nuovo sulle misure anti Covid ma spara a zero sul Mes, tema notoriamente divisivo all’interno della maggioranza che lo sostiene. Dopo aver «concesso» al Pd la modifica dei decreti sicurezza – sostiene Signore -, adesso per Conte è il momento di agevolare Di Maio in vista degli Stati generali del M5s in programma a Roma il 7 e 8 novembre. Un appuntamento potenzialmente esplosivo per il Movimento. Così, il premier decide di mettere la tenuta della kermesse grillina al primo punto dell’agenda. Per decidere sul Mes, ha infatti confermato ieri, è «opportuno definire questo passaggio» agli Stati generali grillini. Tutto il resto può attendere, a prescindere che sia o no opportuno utilizzare i 36 miliardi di euro che con il Mes potrebbero essere destinati proprio alle spese sanitarie. Anche in tempi di pandemia, insomma, queste sono le urgenze che contano. Nonostante l’acceso confronto sul Dpcm – sostiene Signore -, la priorità del premier era far sponda al Movimento. E pazienza se la questione ha fatto fibrillare e non poco la maggioranza, nonostante il tentativo di ieri di veicolare un messaggio di unità con la conferenza stampa congiunta tra Conte e Gualtieri. Tensioni che molto probabilmente continueranno se è vero, come sostengono nel Pd, che Conte sta cercando una «copertura» nel M5s perché teme di saltare a giugno. Quando la tornata amministrativa potrebbe sancire una complessiva vittoria dei dem e il semestre bianco sarà ormai alle porte”.
 
Ermes Antonucci, Il Foglio
Sul Foglio Ermes Antonucci commenta con favore la decisione del plenum del Csm che, dopo aver dato il via libera al collocamento a riposo di Piercamillo Davigo (oggi compie 70 anni e va in pensione), ha approvato la delibera della commissione verifica titoli che proponeva la decadenza dell’ex pm dall’incarico di consigliere del Csm. “Hanno votato a favore della decadenza in 13 – ricorda Antonucci -: il vicepresidente del Csm David Ermini, il primo presidente e il procuratore generale della Cassazione Pietro Curzio e Giovanni Salvi, il togato indipendente Nino Di Matteo, i 5 togati di Magistratura Indipendente e Unicost, e quattro consiglieri laici. Contrari, invece, i 3 togati di Autonomia e Indipendenza (la corrente fondata proprio da Davigo), 2 togati del gruppo di sinistra Area e il laico M5s Gigliotti, mentre si sono astenuti 2 consiglieri laici e 3 consiglieri di Area. Insomma, la richiesta di Davigo di restare in carica alla fine non ha convinto quasi nessuno. Per salvarlo il Csm avrebbe dovuto smentire clamorosamente una sentenza del Consiglio di Stato (la numero 3182/2011), che ha stabilito in maniera chiara che un magistrato che va in pensione non può più far parte del Csm. Alle medesime conclusioni era giunta l’Avvocatura dello stato. Una giornata nera per Davigo, al quale oltre al ‘bye bye’ del Csm si è aggiunta anche la beffa: a subentrargli in Consiglio sarà infatti Carmelo Celentano, togato della corrente Unicost (guidata per anni da Luca Palamara, ora al centro dello scandalo sulle nomine pilotate). Uno smacco per un magistrato che per decenni si è elevato a moralizzatore della vita pubblica del paese. Con il pensionamento forzato dell’ex pm di Mani pulite si chiude un’epoca, ma solo formalmente. Il rischio infatti è che, appesa la toga al chiodo, Davigo decida di dedicarsi a tempo pieno alla sua attività di ospite fisso in tv e di simbolo politico del giustizialismo”.
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