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La linea soft di Conte alla prova dei fatti

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 20/10/2020

La linea soft di Conte alla prova dei fatti La linea soft di Conte alla prova dei fatti Francesco Bei, Repubblica
Su Repubblica Francesco Bei commenta la richiesta della Lombardia di imporre un coprifuoco notturno per fermare l'ondata di contagi. “Se la Regione motore d’Italia è la prima a incepparsi, è facile prevedere che altre presto o tardi la seguiranno nella richiesta al governo di imporre il lockdown serale. E’ una decisione che era nell’aria ma che colpisce come un pugno nello stomaco per il suo valore simbolico. E si può star certi che il primo a essere rimasto spiazzato sia stato il presidente del Consiglio. Conte ha infatti impostato la sua strategia sulla riduzione del danno, mettendosi decisamente alla testa di quella parte del governo contraria a drastiche misure. Da qui il Dpcm faticosamente partorito domenica sera, con quella panoplia di micro-interventi tutti molto circoscritti. Forse troppo. Conte – sostiene Bei - è chiamato dunque a verificare in tempi molto rapidi se la sua linea anti-chiusura sia ancora perseguibile alla luce delle notizie che arrivano dal Nord. Aveva scommesso sull’economia e sulla ripresa, si ritrova a dover richiudere. Lo farà? Si può star certi che fino all’ultimo proverà a resistere. E non arriverà a bloccare il cuore produttivo del Paese, le fabbriche della pianura padana. Suonano sinistri gli scricchioli che iniziano ad arrivare da alcuni centri studi sul quarto trimestre, che si preannuncia decisamente meno positivo del terzo. E’ questo lo spettro che ha di fronte Conte. Gli arzigogoli sul patto di legislatura e i balletti eterni sul Mes rischiano presto di essere travolti dalla realtà. Ha ragione il premier quando dice che quei 36 miliardi di prestiti sanitari a tasso zero «non sono la panacea» dei mali italiani. Ma, a differenza di quelli del Next Generation Eu, hanno il pregio di arrivare presto, «entro un mese», ha precisato ieri Gualtieri. E il tempo è diventato ormai la risorsa che scarseggia di più”.
 
Marcello Sorgi, La Stampa
Sulla Stampa Marcello Sorgi ipotizza una spiegazione della mancata introduzione da parte del Governo di misure restrittive forti per frenare i contagi. “Gli italiani si aspettavano un nuovo giro di vite e al contrario si sono ritrovati di fronte a un inatteso ritorno del primato della politica: Franceschini e Speranza contro Conte e Gualtieri, emergenza sanitaria contro emergenza economica, con la vittoria, del tutto imprevista, dei secondi sui primi”. Ma si può alimentare la crescita dell’allarme, presentando i diecimila infettati come soglia di non ritorno – si chiede Sorgi -, e poi dar vita a un decretino come quello che Conte ha spiegato domenica sera? Si erano lasciate circolare voci che andavano dalla chiusura serale dei ristoranti al ‘coprifuoco’, dalla chiusura delle scuole superiori al ritorno al lockdown vero e proprio. Poi si è preferito mettere al primo posto la ripresa economica, almeno quel po’ che c’è, lasciando al secondo l’emergenza salute. La ragione di tutto ciò è che nell’agenda del governo c’era la presentazione della manovra economica, con il lungo elenco di aiuti alle categorie che comporta, e il ministro Gualtieri, dopo tanto lavoro per consegnarla, non accettava di vederla passare in secondo piano. Un problema di programmazione nell’affollato palinsesto di Palazzo Chigi. Di qui è nata l’alleanza tra Conte, da sempre schierato sulla linea della prudenza, e Gualtieri, che insieme l’hanno avuta vinta sul duo allarmista Franceschini-Speranza. Ma è già dato sapere che presto gli sconfitti cercheranno la rivincita. E magari la otterranno. In quel caso, che purtroppo si annuncia probabile e prossimo, di fronte all’evidente mancato adeguamento delle strutture sanitarie, che pure era stato promesso per l’estate, ci permettiamo di inoltrare una supplica: salvateci almeno il Natale”.
 
Danilo Paolini, Avvenire
Danilo Paolini confronta la situazione che stiamo vivendo oggi con quella del 26 aprile scorso, “quando l’Italia cominciava a intravedere una liberazione dalle restrizioni imposte dall’epidemia di Covid-19. Quel giorno – scrive Paolini su Avvenire - si riunì la cabina di regia Governo-Regioni-Enti locali, la stessa alla quale l’Anci ha minacciato di non prendere più parte per protestare contro il Dpcm di domenica sera, che inizialmente attribuiva ai sindaci la facoltà di chiudere vie o piazze delle proprie città se ritenute a rischio di pericolosi assembramenti. Allora, il 26 aprile, i sindaci insistettero con forza con l’esecutivo sui «vari livelli di governo». Adesso vogliono ignorare quella diversificazione giuridica e amministrativa, protestando per l’attribuzione di una responsabilità che non ritengono di loro competenza. Ma quante volte abbiamo ascoltato sindaci di città grandi e piccole rivendicare maggiori poteri e reclamare per l’eccessivo potere di Roma? Quante richieste a Palazzo Chigi affinché ascolti di più i primi cittadini, massimi conoscitori dei problemi delle loro comunità e quindi i più capaci portatori di soluzioni? Tra marzo e aprile dello scorso anno assistemmo a una superproduzione di ordinanze comunali che stabilivano obblighi e divieti che si andavano ad aggiungere al lockdown nazionale. In primavera, dunque, eravamo il Paese dei mille campanili e in autunno non lo siamo più? O forse può costare di più adesso, in termini di consenso, prendere provvedimenti che incidono su attività commerciali ormai riaperte e frequentate da molti cittadini? Qualche giorno fa, a proposito della gran voglia di richiudere le scuole manifestata da presidenti di Regione che erano stati tra i più determinati a chiederne la riapertura, abbiamo notato che viviamo in uno strano Paese. Strano e contraddittorio”.
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