Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Oggi hanno detto

Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 16/10/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Franco Locatelli: nessun dato fa prevedere un nuovo lockdown
Intervistato da Margherita De Bac (Corriere della Sera), Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità, dice che non vi sono attualmente dati che facciano prevedere un nuovo lockdown nel nostro Paese: «Non ritengo vi siano elementi che possano indirizzarci a prevedere un prossimo, nuovo lockdown, né tantomeno un lockdown da realizzarsi in un tempo così definito, ma ancora relativamente lontano, quale le festività natalizie». «Sarà determinante – aggiunge Locatelli – quello che ognuno di noi nei comportamenti individuali sarà in grado di fornire come contributo per evitare che l’incremento di nuovi casi giornalieri assuma un andamento esponenziale sfuggendo al controllo». Siamo ancora in tempo per invertire la marcia? «Sì, siamo certamente in tempo, ma dipende da come i singoli cittadini e, insieme, come Paese, siamo disposti a fare, perché questo possa avvenire. È quindi fondamentale che tutti, nessuno escluso, facciano quanto è nelle proprie possibilità per limitare la diffusione del virus. Non ci possiamo proprio più permettere deviazioni dalle buone regole». Qual è il dato più preoccupante? «La ripresa della curva epidemica coinvolge tutte le regioni con maggior concentrazione in alcune. Guardiamo ad esempio Lombardia, Campania e Piemonte. Sono numerosi i focolai sparsi nel Paese. È prioritario identificarli e interrompere le catene di trasmissione per limitarne appunto la propagazione. È chiaro che quanto più elevato è il numero di focolai e la dimensione numerica dei nuovi casi, tanto più impegnativo o addirittura impossibile diventa il compito dei dipartimenti di prevenzione». I trasporti hanno favorito la crescita dell’epidemia? «I mezzi di trasporto, soprattutto in alcune ore del giorno, certamente rappresentano un potenziale luogo dove possono formarsi assembramenti, da evitarsi nel modo più assoluto».
 
Galli: rivedo le stesse scene di marzo, tra 15 giorni saremo come la Francia
Più pessimista invece Massimo Galli, direttore delle malattie infettive del Sacco di Milano. Ad Alessandra Ziniti, su Repubblica, dice infatti che gli sembra di essere di fronte a «un tragico dejà vu. Lo temevo già da agosto, speravo di sbagliarmi e invece…». Professor Massimo Galli, che sta succedendo? Il pronto soccorso dell’ospedale Sacco a Milano è pieno di pazienti Covid. «La situazione a Milano si sta facendo molto allarmante, al limite della saturazione. E ci sono forti criticità anche altrove. Abbiamo assoluto bisogno di far funzionare le indicazioni del decreto del governo. Diversamente la strada già tracciata è quella degli altri paesi europei». I numeri sono in crescita esponenziale, le terapie intensive sembrano ancora lontane da una reale emergenza, l’Italia sta ancora meglio di altri. «Inutile ragionare con i dati di ieri. Dobbiamo guardare le proiezioni, che purtroppo hanno poche probabilità di fallire. Tra quindici giorni saremo come la Francia, la Spagna, il Regno Unito. In più, abbiamo una distribuzione dei contagi in tutto il territorio. E quando cominci a vedere la realtà nelle aree dove la prima ondata ha colpito meno sai che il rimescolamento delle carte di quest’estate creerà grossi problemi perché si tratta di aree che non hanno vissuto questa esperienza e non hanno strutture attrezzate». E allora questo spettro del lockdown di Natale non è poi così campato in aria? «All’amico Crisanti è scappata questa idea, è preoccupato come lo sono io. Ma forse qualche segnale importante per dire che stiamo andando a sbattere dobbiamo pure darlo. Non so se ci sarà un lockdown di Natale e non me lo auguro, dobbiamo lavorare strenuamente per evitarlo. Il lockdown è la misura più semplice, perché non hai bisogno di lambiccarti il cervello a trovare altre soluzioni, ma anche la più drammatica».
 
Guido Forni: il vaccino è sicuro ma non salverà tutti
«Arriveranno entro primavera, saranno sicuri, forse efficaci, in una seconda fase di più, ma in ogni caso non potranno salvare tutti». Tutta la verità sui vaccini la racconta l’immunologo Guido Forni, 76 anni, intervistato sulla Stampa da Francesco Rigatelli. Come vede la situazione? «L’Italia è messa meglio di altri Paesi, ma non so quanto durerà. Ora sono in Grecia e l’idea di tornare spaventa». Teme un lockdown? «Spero sia ancora evitabile, ma non ne sono certo. Poi sono alla vecchia maniera: preferisco parlare delle mie competenze». Veniamo ai vaccini allora, sono l’unica soluzione? «Si stanno trovando nuove terapie che rendono meno drammatico ammalarsi, ma solo i vaccini cambieranno la prospettiva». Quali sono i più promettenti? «Sono gli undici in fase finale, di cui molti se non tutti verranno registrati entro gennaio. Quattro cinesi e uno russo, facendo forza sulla mancanza di democrazia, sono già stati somministrati a un gran numero di persone». Sono avanti dunque? «Non è detto, anche Trump voleva approvare un vaccino prima delle elezioni, ma l’istituto regolatore Usa si è rifiutato. Conta molto chi ottiene dei risultati. I vaccini americani, russi e europei si basano sull’Rna, novità che riduce tempi e costi, ma sconosciuta. I cinesi si fondando sul metodo del virus ucciso chimicamente, che nella storia ha funzionato. Un altro vaccino americano, più tradizionalmente, si basa su una proteina». Ci sono altri vaccini in fase uno e due? «Ce ne sono una quarantina partiti dopo che potrebbero essere più efficaci e facili da usare, come i nasali. Mentre i primi avrebbero quasi tutti bisogno di due dosi». E potrebbero essere inefficaci? «Funzioneranno, ma non si sa quanto. Un vaccino può impedire di ammalarsi, diminuire l’effetto della malattia e addirittura bloccare il contagio».
Altre sull'argomento
Oggi hanno detto
Oggi hanno detto
Interviste da non perdere
Oggi hanno detto
Oggi hanno detto
Interviste da non perdere
Oggi hanno detto
Oggi hanno detto
Interviste da non perdere
Cardinale MŘller: ôIo sono leale ma il Papa ma non Ŕ al di sopra della parola di Dioö
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.