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Il coraggio da ritrovare

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPiù 16/10/2020

Il coraggio da ritrovare Il coraggio da ritrovare Carlo Verdelli, Corriere della Sera
Sul Corriere della Sera, Carlo Verdelli parla oggi del coraggio da ritrovare per affrontare la nuova ondata di coronavirus che sta investendo l’Italia. Le nuove misure del governo – osserva – sono infatti già vecchie. Il grado di responsabilità di noi cittadini, altissimo nei primi mesi della pandemia, adesso fatica a raggiungere il livello necessario per fronteggiare la caparbietà di un virus che sta mettendo in ginocchio il mondo. Ha torto chiunque si affidi a un’insensata speranza che bastino pochi e blandi correttivi di rotta per scansare l’iceberg che è tornato a profilarsi davanti alla nostra prua. Il nemico non è alle porte. Il nemico è già rientrato nella nostra fortezza di burro e per la seconda volta promette di farci molto male. Mentre stiamo crudelmente rimontando posizioni nella classifica dei Paesi europei più colpiti, aspettare anche soltanto una settimana per imporre una strategia di contenimento adeguata sarebbe un peccato civile imperdonabile. E porterebbe, inevitabilmente, all’ipotesi più estrema e più letale, quella della chiusura totale. Non a Natale, come è stato da qualcuno immaginato: molto prima. Il coronavirus circola più che mai, lo dicono gli scienziati coscienziosi, lo confermano i numeri. E va preso atto di un’evidenza: la nostra prima linea difensiva, cioè l’individuazione dei «positivi», non sta reggendo, anzi è stata travolta. Avere difeso molto meglio di altri la nostra comunità quando il virus venuto dalla Cina scelse proprio l’Italia come primo Paese di sbarco è un titolo di merito e una credenziale importantissima. Sprecarla adesso, con scelte inadatte (e persone non all’altezza) rispetto alla rinnovata voracità del morbo, non cancellerebbe il buono dell’altro ieri ma ipotecherebbe il futuro a breve di una nazione che sta camminando, non del tutto consapevole, su un ponticello sospeso tra due abissi.
 
Carlo Galli, la Repubblica
Fra le conseguenze politiche del Covid – osserva Carlo Galli su Repubblica – accanto al prevalere delle logiche dell’emergenza su quelle della normalità c’è anche la territorializzazione della politica. Tanto per combattere il contagio a livello dei comportamenti individuali, quanto per prendere le misure sociali ed economiche volte a contenerlo, si devono calcolare costi e benefici, e individuare i settori e le attività comprimibili e quelle non comprimibili. Bisogna far coesistere azione e mediazione, particolarità e unità, efficacia e consenso. Questi processi avevano la loro sede in Parlamento, il luogo della rappresentanza delle parti (i partiti) che era anche il luogo dell’unità repubblicana. I partiti avevano una organizzazione territoriale e al tempo stesso una dimensione nazionale. Per quanto contrapposti, erano interni a una logica rappresentativa unitaria implicita nell’istituzione parlamentare. Davanti a un’emergenza era ovvio che si formasse — in modalità implicite o esplicite — un governo di unità nazionale, per dare alla politica la massima legittimità, la massima forza, la massima efficacia. Oggi, nella estrema debolezza dei partiti e del Parlamento, a tenere insieme le esigenze delle particolarità e le ragioni dell’unità è il rapporto privo di mediazioni istituzionali fra il governo e le Regioni; i territori si autonomizzano dalla rappresentanza nazionale, presentano da sé le proprie esigenze, trattano direttamente e duramente col potere centrale, che concorda con loro le linee d’azione. Il cuore della politica passa oggi attraverso questo rapporto, mentre il Parlamento resta sullo sfondo. La centralità dei partiti e del Parlamento è sostituita dalla immediata rilevanza politica dei territori. Questa trasformazione della nostra costituzione materiale, e delle stesse logiche della rappresentanza, non è frutto di un piano premeditato, ma è un trend che il Covid ha accelerato.
 
Paola Severino, La Stampa
Paola Severino sulla Stampa si chiede fin dove può arrivare la compressione dei diritti e delle libertà personali in periodi di emergenza come quello che stiamo vivendo. E qual è il corretto equilibrio tra la limitazione di libertà costituzionalmente garantite e la tutela di diritti di pari rango. La Costituzione – ricorda Severino – traccia argini ben chiari rispetto a simili forme di intervento, pur riconoscendo la possibilità di bilanciare libertà e diritti, soprattutto in fasi di particolare crisi. Possibilità esercitata di volta in volta dai Governi, a fronte di un controllo da parte del Parlamento in primis e, in ultima istanza, della Corte costituzionale. Vista la crescita esponenziale dei contagi, il nostro Governo è dovuto intervenire, nei giorni scorsi, con un provvedimento che mette insieme regole e suggerimenti. Se infatti alcune norme, regolamentando gli aspetti pubblici della vita sociale, possono prescrivere comportamenti e divieti, configurando anche sanzioni, quelle che regolano gli aspetti privati della vita sociale non possono che basarsi sul senso di responsabilità dei cittadini. L’esperienza ci insegna che l’effettività delle regole risiede nel riconoscimento sociale della loro necessità e che tanto più le regole saranno rispettate e applicate quanto maggiore sarà la condivisione da parte dei loro destinatari. Questo vale per le regole assistite da sanzioni, ma a maggior ragione per tutti quei comportamenti che vengono richiesti in determinate circostanze, ma che sono difficilmente sanzionabili. Vale allora la pena di spiegare ai cittadini che la libertà di ciascuno trova un limite invalicabile nella tutela della salute dell’altro e che ognuno deve diventare garante della salute dei propri familiari limitando la propria libertà in funzione di questo scopo fondamentale. Alla politica spetta la responsabilità delle scelte e a noi cittadini la responsabilità dei comportamenti. Serve un concorso spontaneo della collettività, un nuovo modello di controllo sociale, attivato, promosso e condiviso dai singoli perché è soltanto mediante una condivisione collettiva di regole e comportamenti che questi saranno effettivamente rispettati. 
 
 
 
 
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