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Il tempo perduto

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 15/10/2020

Il tempo perduto Il tempo perduto Gian Antonio Stella, Corriere della Sera
“Stavolta no, per favore. Stavolta ci venga risparmiata la sbigottita sorpresa davanti all’impennata dei numeri dei contagi, superiori perfino a quelli del 21 marzo”. Sul Corriere della Sera Gian Antonio Stella s’infuria per il tempo sprecato dalle istituzioni nel prepararsi adeguatamente alla seconda ondata. “Scoprire a febbraio che il virus scoppiato in Cina aveva ammazzato un pensionato reo di aver giocato a carte in un bar di Vo’ Euganeo fu sul serio inaspettato, per quanto gli scienziati avessero avvertito che le cose avrebbero potuto prender quella piega. Ma ora? Erano mesi che, a dispetto del delirio collettivo d’una estate pazza di spiagge traboccanti, di folle euforiche che sbuffavano impazienti davanti a chi ricordava sommessamente l’obbligo della mascherina, si sapeva che l’ondata di ritorno sarebbe arrivata. Eppure, tantissime cose che si sarebbero potute fare dalla fine del lockdown ad oggi non sono state fatte. Rinviate. Lasciate lì, in sospeso. A volte mai avviate. Ma ve lo ricordate il «cruscotto» di Azzolina che avrebbe dovuto consentire alle scuole di riaprire con certezze sugli spazi a disposizione? Erano preziosi, quei mesi appena trascorsi. Erano preziosi per la scuola, magari per completare finalmente l’anagrafe delle scuole a rischio sismico e idrogeologico. Erano preziosi per andare subito a recuperare, magari con una gara nazionale, le dosi necessarie del vaccino anti-influenzale. Erano preziosi per prendere di petto i grandi problemi della sanità pubblica, finora salvata dalla generosità di medici e infermieri ma esposta soprattutto nel Mezzogiorno a gravissimi rischi. Il nostro - conclude con amarezza Stella - è un Paese di dannunziani, capace di grandi gesta di coraggio e abnegazione nei momenti più difficili ma incapace di rispettare sé stesso e gli impegni presi con gli altri nella realtà quotidiana”.
 
Elsa Fornero, La Stampa
Sulla Stampa l’ex ministra Elsa Fornero propone al Governo di “pubblicare un bollettino, a cadenza meno ravvicinata rispetto a quello sanitario, che mostri nero su bianco l’effettiva realizzazione degli interventi economici già approvati a favore di famiglie e imprese” durante la pandemia, come le Cig realmente liquidate, il numero e gli importi dei crediti e delle garanzie concessi alle imprese, la liquidità iniettata nel sistema. “Questa ‘operazione trasparenza’ – sostiene Fornero - è oggi più che mai essenziale per lo stimolo che darebbe alla burocrazia per realizzare in tempi più rapidi i compiti a essa assegnati e all’opinione pubblica per avere un’idea meno impressionistica di dove si sta effettivamente andando. Se il quadro fosse meno fosco di quello che talvolta emerge, tanto di guadagnato. In caso contrario, darebbe al governo l’indicazione di dare piena attuazione ai vecchi decreti prima di sfornarne di nuovi. E qui si arriva al punto più dolente, quello dei licenziamenti possibili da dicembre, quando terminerà il divieto. Se alle imprese non arrivano gli aiuti promessi, è molto difficile chiedere loro di non licenziare e, ovviamente, ancor più di assumere. D’altra parte, chiedere al governo la proroga del divieto è semplicemente impossibile perché questo trasformerebbe le imprese in uffici di erogazione di sussidi pubblici. Lo Stato deve naturalmente sostenere e assistere i lavoratori in difficoltà, ma una sua eventuale esperienza imprenditoriale è ragionevole solo in pochi grandi servizi pubblici. Il sostegno dello Stato a famiglie e imprese deve avere come obiettivo principale la ripartenza della crescita. A beneficio di tutti. Fare del divieto di licenziamento il cardine della politica economica di emergenza potrebbe essere apparentemente facile ma è in realtà la strada più carica di conseguenze negative anche nel breve termine”.
 
Michele Brambilla, Quotidiano Nazionale
Il direttore del Quotidiano Nazionale, Michele Brambilla, smonta le tesi di chi vede nella gestione dell'emergenza solo un collante formidabile per la coalizione M5s-Pd. “Accanto alla tesi negazionista ne circola una diciamo riduzionista, e anche parecchio complottista, secondo la quale l’epidemia c’è, ma è sovrastimata dal nostro governo che ne trae pretesto per prolungare lo stato di emergenza, per tenere tutti noi sotto controllo e quindi per mantenere il potere il più a lungo possibile. Il sospetto di costoro è che senza uno stato di emergenza il governo Conte-bis non si terrebbe insieme perché grillini e Pd finirebbero per litigare praticamente ogni giorno e su tutto. Per restare saldi al governo, quindi, non c’è nulla di meglio che spaventare il popolo. Questa tesi ha probabilmente qualche parte di verità. Tuttavia, in tutto il mondo occidentale i governi stanno gestendo la pandemia a colpi di provvedimenti straordinari, di piccoli e grandi lockdown, di indicazioni ai cittadini su come devono comportarsi. E se questo accade, non è perché in ogni Paese occidentale c’è un Conte-bis dagli equilibri fragili. Accade semplicemente perché la pandemia non è un’invenzione, e nessun governo finora ha trovato il modo per affrontarla con misure che non siano un po’ improvvisate, spesso insufficienti, a volte contradditorie. Insomma, in tutto il mondo siamo in difficoltà per il semplice fatto che il Covid non è un’invenzione, e i numeri in costante crescita di questo inizio autunno ci fanno pensare che non sia neanche così tanto sovrastimato. Le teorie complottiste non vedono oltre il proprio ombelico, riconducendo una storia globale alle piccole beghe della nostra politica. Si può discutere, semmai, se le misure prese ora dal governo italiano siano sufficienti ad arginare questa seconda ondata. Ad occhio, direi di no. Ma questo è un altro discorso”.
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