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Il confine fragile tra potere e liberà

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPiù 13/10/2020

In edicola In edicola Michele Ainis, la Repubblica
“Lo stato d’emergenza è un’alterazione del sistema delle fonti. Detta così, parrebbe una formula chimica; invece esprime la sostanza giuridica dei tempi che stiamo attraversando. E quella politica, anche. E i nuovi equilibri fra Camera, governo, Quirinale. E il rapporto fra Stato e Regioni. E il mutevole confine tra potere e libertà, tra sfera pubblica e privata”. Lo scrive Michele Ainis su Repubblica a proposito del “fragile confine tra potere e libertà”: “ma in primo luogo - osserva - balla la gerarchia tra le fonti del diritto, cioè tra le sorgenti da cui promanano le regole del nostro vivere civile. Queste regole non sono tutte uguali: una legge pesa più di un decreto, e un decreto più di un’ordinanza. Sennonché durante lo stato d’emergenza questa piramide viene rovesciata: l’ordinanza prevale sul decreto, il decreto spazza via la legge. Se l’ordinanza di protezione civile prende il sopravvento sulla legge, significa che il Parlamento non è più il fulcro del sistema, bensì semplicemente un comprimario, se non proprio una comparsa. È il potere esecutivo, viceversa, a incarnare tutta l’autorità dello Stato. E al suo interno il presidente del Consiglio, attraverso i Dpcm, che sfuggono al controllo dello stesso capo dello Stato. Come l’ultimo Dpcm della serie, apparso in Gazzetta ufficiale proprio ieri in seguito alla proroga dello stato d’emergenza, deliberata dal Consiglio dei ministri per la seconda volta in pochi mesi. Lo stato d’emergenza muta pertanto i connotati della nostra forma di governo. Li curva in senso presidenzialista, se così possiamo dire. Ma anche in senso statalista, comprimendo i poteri delle Regioni (che infatti storcono la bocca). E giocoforza in senso autoritario, perché restringe le libertà dei cittadini. Rivendicando due principi, almeno due. Primo: ogni emergenza è per definizione provvisoria. Non a caso il Codice ne stabilisce la durata massima: 12 mesi, prorogabili per non più di altri 12 mesi. Rispetto al Covid, lo scorso 31 gennaio il governo Conte ne aveva fissato la scadenza al 31 luglio, poi al 15 ottobre, ora al 31 gennaio 2021. Ma è lecita questa gestione frazionata della crisi? Pasticci forieri di bisticci. Secondo: il ruolo delle Camere. Finalmente più attive, attraverso il voto su una risoluzione che orienta la condotta del governo. Bene, ma non basta. In ogni caso la democrazia non tollera cavalieri solitari, neanche in tempo di crisi”.
 
Paolo Giordano, Corriere della Sera
“Quello che chiamiamo «negazionismo» non è una condizione univoca, semmai un continuum di atteggiamenti e mezze idee, uno spettro di tonalità nel quale ci collochiamo tutti”. Così Paolo Giordano sul Corriere della Sera parlando delle “mezze verità sul Covid”: “Dopo mesi di vita a singhiozzo – scrive - abbiamo maturato ognuno la propria resistenza personale all’ipotesi del contagio. Per alcuni si traduce nella convinzione che il Covid-19 sia una minaccia solo per una fascia ristretta della popolazione; per altri si tratta di interpretare i numeri con maggiore obiettività e accorgersi che il rischio non è alto quanto vogliono farci credere (è quel che diciamo ogni volta che ci sentiamo di puntualizzare che le terapie intensive sono ancora «mezze vuote»); per altri ancora è semplice stanchezza. Le verità parziali, gonfiate dal desiderio di fare le cose della vita di prima come le facevamo prima, diventano facilmente scetticismo e sottovalutazione: negazionismo, se proprio vogliamo chiamarlo così, ma di un tipo più «debole», strisciante. Forse, il segreto delle seconde ondate è proprio questo: non la stagione fredda e nemmeno una mutazione del virus, ma una mutazione della nostra psicologia. Il tipping point è il momento a partire dal quale le cose precipitano. Adesso il tipping point ci sta di fronte, molto vicino oppure un po’ più distante, nessuno è in grado di dirlo con certezza. Chi guarda al rapporto fra nuovi positivi e tamponi effettuati sente di averne un’idea, ma si tratta di un’indicazione sufficientemente vaga. Chi insiste nel confronto con i numeri di marzo e aprile, come se ci stessimo muovendo all’indietro nel tempo, fa paragoni inappropriati. E chi dice «sì, ci sono i nuovi contagi, ma i ricoverati sono ancora pochi» sbaglia nella direzione opposta. Ciò che conta sapereèche il punto di non ritorno non si trova al 100% di occupazione dei posti in ospedale, né all’80% né, probabilmente, al 50%. Un ospedale che abbia la metà dei suoi letti occupati da malati Covid è un ospedale che sta già operando in sofferenza, è un ospedale a cui manca organico, che si trova costretto a curare peggio, a trascurare altri malati e a rimandare interventi necessari. La nostra sanità non è strutturata per funzionare in sovraccarico, è stata pensata per lavorare in un regime di normalità, molto lontano dalle soglie che ora vogliamo schivare. Il tipping point è più vicino di quanto il nostro istinto ci porta a supporre”.
 
Mario Deaglio, La Stampa
In questo momento storico del Covid, “tra il futuro immediato e quello lontano, c’è però un tempo economico intermedio di cui si parla poco”. Lo scrive Mario Deaglio sulla Stampa: “si tratta di un insieme di 5 'dossier', consistenti in decisioni singole o di settore che potrebbero avere un peso determinante su che cosa succederà all’economia italiana nell’incerto decennio appena iniziato. Il primo di questi “dossier” è vecchissimo e comincia per A, come Alitalia, l’esempio da manuale di una “società zombie”, mantenuta in vita da banche e creditori con costi elevatissimi. Occorre domandarsi, come fanno anche i governi di altri paesi, se abbia ancora un senso il trasporto aereo su percorsi brevi nel tempo dei treni superveloci. Aver cambiato nome e dirigenza ad Alitalia potrebbe essere anche un buon inizio ma è imperativo non concentrare qui risorse economiche che starebbero meglio altrove. Un’altra rete è in crisi, oltre a quella del trasporto aereo. Si tratta, naturalmente, delle autostrade, secondo ‘dossier’ bollente in mano al governo. Il crollo del ponte Morandi ha posto in luce un problema, quello delle carenze nella manutenzione, ma ne ha oscurato un altro, di più ampio respiro: come deve essere una rete autostradale per l’Italia dei prossimi decenni? Di questo dovrebbero occuparsi non solo il governo, ma anche le forze politiche, i corpi intermedi e l’opinione pubblica. Il quarto ‘dossier’ si chiama Ilva. Un’economia che vuole continuare a riservare largo spazio all’industria deve necessariamente fare affidamento su un settore siderurgico modellato sulle sue esigenze. Occorre naturalmente effettuare tutte le operazioni necessarie per operare in efficienza, sicurezza e pulizia ambientale, ma il futuro di Taranto va ben oltre, con uno dei musei di antichità più importanti del mondo. Infine, le banche. Un settore indispensabile per far arrivare (e spesso anticipare) alle imprese e alle famiglie italiane i bonus disposti dal governo - e in definitiva finanziati dall’Unione europea - che già si è assunto ingenti “sofferenze” per le cattive stagioni di molte imprese. Anche di qui – e non soltanto per il numero di invitati ai matrimoni e il “calcetto” dei ragazzini - deve passare il difficile sentiero della nostra ripresa”.
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