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Altro parere

Il vaccino metaforico

Redazione InPi¨ 13/10/2020

Altro parere Altro parere Elena Stancanelli, La Stampa
“I bizantinismi, le insormontabili difficoltà di applicazione, non sono il mezzo ma il fine del nuovo Dpcm”. Lo sostiene provocatoriamente sulla Stampa Elena Stancanelli. “Quelle giornate intere a domandarci a quanta velocità si può camminare prima di potersi sfilare la mascherina, se assiderare gli ospiti facendoli rimanere in terrazzo tutta la sera permetta di aggirare il divieto di festa, come si possa far l’amore con qualcuno di cui non si conosce la cartella clinica tenendolo a un metro di distanza. Con questi quesiti ci tengono occupati per evitare che facciamo danni. Ma c’è qualcos’altro, di più sottile in questo nuovo Dpcm. Questa è un’emergenza che non può essere affrontata con l’unico mezzo efficace a nostra disposizione: un lockdown tanto lungo da lasciare il virus sguarnito di corpi a cui attaccarsi. Ma non si può fare. Quindi nei prossimi mesi il governo, che non può rinchiuderci in casa, farà altri Dpcm simili a questo, sempre più astrusi, sempre più astratti. Sempre meno reali e sempre più simbolici. Ci hanno lasciato divertire, con la scusa del caldo hanno permesso che ci strusciassimo di nuovo, che frequentassimo con ostinazione pochi metri quadri pieni di aria mefitica. Avrebbero potuto impedirlo, ma non l’hanno fatto. E adesso, quando la curva dei contagi sale inesorabile e velocissima, ci bussano sulla spalla e dicono lo vedi quello? Quello sei tu, che prendevi un aereo per andartene in Grecia quando potevi startene a casa, che andavi ai rave e limonavi sulla spiaggia. E’ arrivato il momento di essere una persona migliore. Ovvio che non posso venire a casa tua a contare il numero delle persone nel tuo salotto, ovvio che non è reale. Ma ti offro una nuova immagine di te che ti assolve dai pasticci che hai combinato quest’estate. Fai finta che abbia senso questo stillicidio di regole inapplicabili, fai questo gioco insieme a me”.
 
Maurizio Crippa, Il Foglio
Maurizio Crippa dedica il suo “Contro Mastro Ciliegia” sul Foglio alle intercettazioni ordinate dalla magistratura nell'ambito di un’inchiesta su una società che gestisce i rider per le consegne a domicilio. “Non smetteremo di essere garantisti solo perché una intercettazione dei pm fa più schifo delle altre, più o meno come quella del bocconiano che aveva la start up delle fragole a Milano e la faceva funzionare a furia di schiavi, e si attenderà la fine giudiziaria. Del resto, le intercettazioni, anzi le chat di WhatsApp, ci sono e non sono solo quelle di Palamara a essere interessanti e istruttive. Così ieri a Milano hanno chiuso l’inchiesta sulla società di negrieri-pony express Flash Road City-Frc, a sua volta negrierizzata dalla sezione italiana di Uber, quella famosa degli autisti usati come criceti nella ruota per abbassare i prezzi. Pagavano 3 euro alla consegna, pescando tra gli irregolari. Qualcuno della ditta aveva pure avuto un conato di umanità, e aveva detto che non andava bene. La capa gli aveva risposto: «Davanti a un esterno non dire mai più ‘abbiamo creato un sistema per disperati’. Anche se lo pensi, i panni sporchi vanno lavati in casa». Del resto da Uber Italia (che poi s’è defilata) quello che doveva spiegare il mestiere le diceva: «Se tu il pomeriggio non li paghi, e loro per mangiare devono connettersi la sera, scommetto che si adeguano e si connettono la sera quando serve». Le leggi sul caporalato esistono; ma esistono anche le buone norme di comportamento: io, ad esempio, a ‘sta roba, ho sempre preferito il taxi e la pizza d’asporto”.
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