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Il curioso ritorno delle primarie

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 12/10/2020

Il curioso ritorno delle primarie Il curioso ritorno delle primarie Paolo Mieli, Corriere della Sera
“L’invito di Di Maio a che Pd e M5S non si «fossilizzino» su Giuseppe Sala (a Milano) o Virginia Raggi (a Roma) e procedano a «un’alleanza programmatica nelle grandi città» è un segnale del fatto che le trattative segrete tra i due partiti vanno avanti intensamente”. Ne parla sul Corriere della Sera Paolo Mieli, secondo il quale l’elezione di primavera dei sindaci delle più importanti città d’Italia “sarà una formidabile occasione per selezionare una nuova classe dirigente che dovrà esser pronta per la ricostruzione post pandemica. Selezione che è già iniziata con le regionali laddove leader in parte nuovi, destinati a prendere in mano importanti aree del Paese, si sono misurati con il delicato tema del consenso elettorale”. Ma per Mieli le principali forze politiche del Paese non sembrano ad oggi essere consapevoli “del senso profondo di questa opportunità. Nel centrodestra al momento sembra che i vertici stiano discutendo di un palinsesto televisivo, ma pure il centrosinistra può fare di meglio nel modo di discutere dei futuri sindaci. Prima di tutto facendo chiarezza sul tema delle primarie. Le primarie furono inaugurate quindici anni fa per la designazione plebiscitaria di Prodi alla guida della sinistra riunificata. Poi nel tempo sono diventate qualcosa che i leader scelgono a piacimento, quando non hanno sottomano un candidato che considerino unanimemente all’altezza e – come segnala oggi la confusione per la scelta dei candidati del centrosinistra a Roma – possono addirittura sfociare in un meccanismo di selezione regolato da scelte capricciose e imprevedibili. Qualcuno, da Forza Italia, suggerisce in queste ore che tale metodo venga adottato anche a destra in vista delle elezioni milanesi. Sarebbe curioso se proprio adesso, fuori tempo massimo, si giungesse a una sorta di «unità nazionale delle primarie». Curioso e dagli esiti non scontati”.
 
Ezio Mauro, Repubblica
“Il M5S si trova a un bivio della sua vicenda, quasi un bivio tra l’essere e il dover essere”. Lo scrive Ezio Mauro su Repubblica a proposito dello scontro interno al Movimento. “I grillini - spiega Mauro - governano il Paese dalle ultime elezioni, hanno indicato il presidente del Consiglio, guidano importanti ministeri, hanno trovato un loro ubi consistam in Europa. Tutti elementi che definiscono una forza di sistema, anche se con i 5S la parola va pronunciata sottovoce, come fosse una bestemmia. Perché questo oggi è il loro essere: una forza di sistema involontaria, recalcitrante. La loro identità simbolica è il contrario: una forza di destrutturazione, che non crede nelle competenze e nelle esperienze perché ogni conoscenza contiene un’insidia castale e il sapere è sospetto in quanto riproduce il meccanismo delle élite. Stare a cavallo di queste due concezioni contrapposte è un’impresa molto ardita. E nel momento in cui si arriva davanti al bivio tra le due nature del movimento si scopre che in realtà Rousseau è custode rigido e inflessibile dell’essenza originaria, populista e antipolitica, e intende far valere fino in fondo le regole statutarie che discendono da quella cultura. Come Hal, il computer di Odissea nello spazio, l’algoritmo si ribella, da strumento si fa soggetto, da tecnica vuole diventare direttamente politica, dettando la linea e prendendo il potere: proprio mentre tra i grillini cresce invece un movimento spontaneo di liberazione dall’algoritmo, con i sindaci che fanno saltare la regola dei due mandati, i parlamentari che rifiutano il pagamento del contributo mensile alla piattaforma, i dirigenti che vogliono aprire alle alleanze locali col Pd. La battaglia dell’algoritmo non è solo una partita di potere, perché decidendo il futuro del M5S ci dirà qualcosa anche sul mondo che ci aspetta, nella contesa in corso tra il potere separato del click e la fatica collettiva della democrazia”.
 
Gabriele Canè, Quotidiano Nazionale
Sul Quotidiano Nazionale Gabriele Canè parla di come affrontare la recrudescenza dei contagi da coronavirus. “A questo punto, i casi sono tre. Primo, alziamo bandiera bianca: il virus c’è, cresce senza esplodere, e prima o poi passerà; nel frattempo sfidiamolo tornando alla normalità. Secondo, il virus c’è, ci assedia ogni giorno di più, chiudiamo tutto fino a quando il rischio di contagio sarà vicino a zero. Terzo, il virus c’è, noi pure, bisogna convivere con il minor danno possibile fino a quando non avremo gli strumenti per sconfiggerlo; e questa convivenza deve essere fatta di regole certe, rigorose, e di una loro altrettanto rigorosa applicazione. Scartata la prima ipotesi, che – scrive Canè - sfiora il negazionismo per sconfinare nella demenza; messa da parte la seconda per un motivo molto semplice: per salvare le persone, obiettivo comunque primario, non possiamo uccidere l’economia del Paese; ci resta la terza opzione, che sta più o meno nelle proposte che il Consiglio dei ministri definirà e presto renderà operative. Con un giro di vite ulteriore sia nella vita pubblica, sia in quella privata. Provvedimenti necessari, sapendo che forse sarebbero stati sufficienti quelli già in atto, se li avessimo seguiti in modo puntuale, e se lo Stato ci avesse aiutati a farlo. Se non ci fossimo accalcati nelle movide, e se le aziende di trasporto non ci avessero fatto accalcare su bus e vagoni. Se le distanze nei locali non si fossero accorciate fino a tornare al ‘fiato a fiato’ del pre Covid. Per farla breve: camminiamo su un crinale sempre più sottile, rischiando di cadere da un lato nell’abisso della malattia, e dall’altro nel baratro della crisi. Di virus si muore, di lockdown pure. A noi, ora, più che ai governi, la scelta: cadere, o arrivare con un surplus di prudenza e disciplina alla fine della traversata”.
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