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Sovranisti a caccia di alleati

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 08/10/2020

In edicola In edicola Antonio Polito, Corriere della Sera
“Il centrodestra ha una doppia vita. Nei sondaggi vince sempre, nelle urne non più. Per questo la strategia della spallata, il colpo di maglio che avrebbe dovuto spazzare via il governo e aprire la strada a elezioni anticipate, può dirsi esaurita: la conquista delle Marche non è bastata”. Sul Corriere della Sera, Antonio Polito esamina la situazione presente e futura del centrodestra e della Lega in particolare: “L’alleanza a trazione sovranista non ha forza espansiva. Ha un serbatoio di consensi ampio e ancora maggioritario nel Paese, ma non riesce mai a uscire dai suoi confini. Nel doppio turno paga perciò di più questa specie di lockdown. Allo stesso tempo ha una capacità molto limitata di trovare alleati all’esterno, anche occasionali. La strategia di Salvini va dunque rivista. E per farlo, ha bisogno di cambiare il volto con cui si è presentata negli anni rampanti del salvinismo. Due operazioni sono indispensabili. La prima è in Europa. Non si tratta di diventare un po’ più moderati, o di vantare i «contatti riservati» cui ha accennato ieri Salvini. Si tratta di lasciare Marie Le Pen e l’estrema destra tedesca al loro destino e di andare altrove. Serve un gesto esplicito di rottura per entrare nel novero delle forze politiche accettabili in un assetto europeo che conta e conterà sempre più per avere credibilità di governo in un Paese come l’Italia, il quale di certo non può fare da solo. L’intero atteggiamento eurofobico di una parte della destra italiana non è più adatto all’era post Covid: oggi è chiaro alla grande maggioranza degli elettori che ci conviene star dentro, non fuori. Sull’uso dei fondi del Recovery la destra non potrà dunque limitarsi a fare ammuina in aula, ricorrendo al filibustering o alla verifica del numero legale. È tempo di sporcarsi le mani con i problemi, comportarsi dell’opposizione come se si fosse al governo: dire dei no, ma anche dei sì. La seconda operazione è accettare e addirittura favorire un allargamento dell’alleanza sul lato del centro, per surrogare la declinante Forza Italia nel compito decisivo di contendere i voti moderati. Per farlo Salvini deve rinunciare all’idea che chi non è sovranista non è di destra. E non gli basterà evocare come in una seduta spiritica la buonanima della «rivoluzione liberale». Berlusconi ci vinse le elezioni venticinque anni fa, e se non ce l’ha fatta lui in un quarto di secolo, difficile che ci riescano Borghi e Bagnai”.
 
Giovanni Orsina, La Stampa
Sulla Stampa Giovanni Orsina prende in esame le nuove sfide della destra alla luce dell’attuale e futuro scenario politico e comunicativo: “Giuseppe Conte – scrive - ha saputo conquistare il centro della sfera pubblica sulla questione Covid così come Matteo Salvini lo ha occupato per qualche anno sul tema dei migranti. L’egemonia comunicativa del leader della Lega aveva messo in crisi le altre forze politiche, che non sapevano più come opporglisi: se lo attaccavano venivano accusate di buonismo da Ztl, se lo assecondavano finivano per sembrare una sua brutta copia. Allo stesso modo, oggi l’egemonia comunicativa del premier mette in crisi l’opposizione di destra-centro. Nel breve periodo i giochi sono sostanzialmente chiusi, insomma. Ma prima o poi la pandemia finirà, e per l’opposizione la vera sfida consiste nel farsi trovare pronta quando i giochi si riapriranno. Se osserviamo il quadro da questo punto di vista, ci accorgiamo che le partite in corso sono due, una profonda, l’altra soltanto un po’ meno. Possiamo riassumere la prima in una domanda: la pandemia ha chiuso definitivamente la fase di rivolta populista scaturita dalla Grande Recessione del 2008, oppure l’ha soltanto sospesa in via temporanea? Ho il sospetto – non la certezza – che la seconda opzione sia più probabile della prima. La seconda partita, meno profonda e più immediata ma non per questo meno importante, è la gestione della ricostruzione post-pandemica. Qui la missione impossibile ce l’ha il governo, che dovrà portare a termine con successo una trattativa europea tutt’altro che conclusa, amministrarne i vincoli, trovare un compromesso con regioni governate in prevalenza dalla destra, soddisfare una società sminuzzata, corporativa e irritabile come l’italiana, tenere in piedi una maggioranza parlamentare divisa se non spappolata, e magari pure provare a utilizzare le risorse per investimenti lungimiranti invece che per microfinanziamenti a pioggia. Su questo terreno, inevitabilmente, il governo presterà un fianco enorme all’opposizione. Che dovrà però saperne approfittare. Mettere insieme il portafoglio dei produttori con le emozioni di un popolino ombroso e diffidente: questa è la sfida della destra italiana, oggi come ieri. Ieri però la destra era guidata da un fuoriclasse della seduzione. E oggi le condizioni del Paese sono molto, ma molto più deteriorate”.
 
Francesco Guerrera, la Repubblica
“Il Covid -19 è molto, molto, peggio del Sars, e sembra assurdo, nel pieno di una crisi che uccide persone, ferisce economie e lacera milioni di vite, parlare d’ottimismo, di rinascita, di ritorni alla “normalità”. Ma dietro le quinte di una tragedia in pieno svolgimento, c’è un fervore scientifico, intellettuale ed economico che non va sottovalutato”. Lo scrive Francesco Guerrera su Repubblica parlando di “luce in fondo al tunnel”: “Nelle ultime due settimane ho parlato con banchieri, esperti ed economisti per trovare il silver lining, la fodera d’argento che, secondo il proverbio inglese, riveste ogni nuvola, anche quando c’è un tifone. Il filo conduttore di questi risvolti positivi è l’accelerazione. Dalla medicina, all’ambiente all’economia, questa catastrofe sta provocando un clamoroso balzo in avanti nella ricerca, cooperazione tra vari settori e nell’adozione di nuove tecnologie. Nel campo scientifico il fenomeno si sta manifestando nella collaborazione internazionale tra dottori, aziende e università, con e senza l’aiuto dei governi. L’obbiettivo principale è, ovviamente, il vaccino ma c’è molto di più. Nel campo economico, la 'fodera d’argento' più lampante è stata la transizione rapidissima al lavoro remoto per milioni di persone. Ma è un tema che va ben al di là della forza-lavoro. Costrette a dover rinunciare o limitare il contatto con fisico con utenti, fornitori e regolatori, le aziende hanno trasformato il modo di fare impresa. Nel campo ambientale, il crollo nelle emissioni nocive in questo periodo – diretto risultato dei lockdown – ha offerto prova tangibile che l’inquinamento non è obbligatorio. E alcuni governi stanno già parlando di una ‘ripresa verde’ che ristabilisca la crescita senza distruggere il pianeta. Si tratta di opportunità inaspettate e casuali, i pochi effetti collaterali positivi di una catastrofe enorme. Ma ci sono precedenti. Dalle ceneri della seconda guerra mondiale sorsero il computer, la produzione di massa della penicillina e persino il forno a micro-onde. Più di recente, Sars portò a cambiamenti epocali nei sistemi sanitari nei paesi Asiatici – e non è un caso che quella regione abbia risposto meglio di Europa e America al coronavirus”.
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